Più che un semplice invito al dialogo, un segnale di riposizionamento strategico dentro il centrosinistra ericinoche si prepara ad affrontare, nei prossimi mesi, la fase più delicata degli ultimi vent’anni: la costruzione del dopo Giacomo Tranchida e del dopo Daniela Toscano.
La decisione del Partito Democratico di Erice di aprire ufficialmente un confronto con il Partito Socialista Ericino nasce infatti dentro una consapevolezza politica ormai evidente: il tradizionale collante personale, che ha tenuto insieme larga parte del campo progressista nel territorio, non potrà più bastare alle prossime amministrative del 2027.
Tranchida, oggi al secondo mandato da sindaco del capoluogo dopo essere stato per dieci anni sindaco di Erice, resta la figura centrale del centrosinistra provinciale ma non potrà essere nuovamente candidato; allo stesso modo Daniela Toscano, sua erede politica e amministrativa ad Erice, si avvia anch’essa alla conclusione del secondo mandato. Si chiude così una stagione che, tra Erice e Trapani, ha segnato quasi un ventennio di continuità amministrativa dell’area tranchidiana.
Ed è proprio l’avvicinarsi di questo passaggio a spingere i democratici ericini ad accelerare sulla ricomposizione.
Perché senza candidature naturali capaci di fungere da calamita elettorale, il centrosinistra è costretto a fare ciò che per anni ha rinviato: tornare a costruire una coalizione politica vera.
Da qui la mano tesa ai socialisti.
Una mano tesa che prova a chiudere una frattura antica, mai davvero sanata, che ha avuto il suo epicentro nello scontro personale e politico tra Nino Oddo e Tranchida.
Tra i due, nel corso degli anni, il confronto è degenerato ben oltre il dissenso tra partiti alleati: accuse pubbliche, esposti, contenziosi e una conflittualità permanente che già dalla stagione amministrativa ericina, aveva trasformato il rapporto tra area socialista e area tranchidiana in una competizione per leadership territoriale.
Il risultato è stato un centrosinistra formalmente omogeneo nei valori, ma sostanzialmente frantumato nelle scelte amministrative.
In più di una occasione, infatti, il Partito Socialista — pur restando nell’alveo riformista — ha preferito percorsi autonomi, interlocuzioni civiche e talvolta anche convergenze tattiche con mondi moderati o di centrodestra, pur di non rientrare in uno schema politico percepito come eccessivamente personalizzato attorno alla leadership di Tranchida.
Non una fuga ideologica, ma una reazione ai personalismi.
Ed è questa la ragione per cui il documento diffuso dal PD di Erice, con il richiamo esplicito al superamento delle incomprensioni del passato, assume oggi un valore che va oltre la cortesia tra partiti.
Significa soprattutto prendere atto che il 2027 non sarà una normale tornata amministrativa. E mettere il punto che, se il centrosinistra dovesse nuovamente frammentarsi, non sarà per colpa dei Dem.
Senza Tranchida in campo a Trapani e senza Toscano candidata a Erice, il centrosinistra non avrà più il vantaggio della continuità automatica garantita dai leader uscenti ,e dovrà scegliere se arrivare all’appuntamento diviso in correnti, sigle e rancori oppure presentarsi con un nuovo asse politico capace di reggere la transizione.
In questa ottica il dialogo con il PSI diventa il primo tassello di una operazione più ampia: rimettere insieme il riformismo disperso, ricostruire rapporti logorati da anni di contrapposizioni personali e preparare una successione che non si trasformi in una guerra di eredità dentro la stessa area progressista.
Per il PD ericino, in sostanza, non si tratta solo di riallacciare i rapporti con i socialisti.
Si tratta di capire se il centrosinistra trapanese sia in grado di sopravvivere politicamente ai suoi leader storici.