La rete che ha protetto Matteo Messina Denaro durante la latitanza perde un altro pezzo, almeno sul piano giudiziario. La Corte d’appello di Palermo ha confermato le condanne per due presunti favoreggiatori del boss di Castelvetrano, morto il 25 settembre 2023 dopo la cattura del 16 gennaio dello stesso anno.
I giudici hanno ridotto la pena per Massimo Gentile, architetto e dipendente del Comune di Limbiate, da 10 anni a 8 anni e 6 mesi. Confermata invece la condanna a 8 anni per Cosimo Leone, tecnico di radiologia in servizio all’ospedale “Abele Ajello” di Mazara del Vallo. Confermata anche l’assoluzione di Leonardo Gullotta.
Il ruolo di Gentile
Gentile era imputato per associazione mafiosa. La riduzione della pena è legata all’eliminazione dell’aggravante del reimpiego di denaro di provenienza illecita. Secondo l’accusa, avrebbe messo a disposizione del boss la propria identità, consentendogli anche di utilizzare una Fiat 500 a lui intestata. In primo grado era stato condannato a 10 anni.
Il tecnico radiologo e le cure del boss
Per Leone, invece, la Corte ha confermato gli 8 anni. L’accusa è quella di avere agevolato Messina Denaro durante la malattia, tra il 2020 e il 2023, quando il boss era ancora latitante. Leone avrebbe anche fornito al capomafia un telefono “sicuro”.
Uno degli episodi centrali riguarda l’esame istologico che rivelò la gravità della malattia: secondo l’accusa, mentre altri pazienti attendevano mesi, Messina Denaro avrebbe ottenuto l’esito in appena 48 ore.
L’assoluzione di Gullotta
Resta assolto Leonardo Gullotta, bracciante agricolo, per il quale i giudici hanno confermato quanto già deciso in primo grado.
La sentenza d’appello conferma dunque l’impianto principale dell’accusa: attorno a Messina Denaro non c’era soltanto il silenzio del territorio, ma una rete concreta di aiuti, identità, telefoni, auto e favori. La latitanza più lunga e clamorosa di Cosa nostra non fu un miracolo. Fu organizzazione.