Quasi mille firme per chiedere lo stop alla privatizzazione della Funtanazza e l’apertura di un tavolo di co-progettazione. La petizione promossa dalla Rete Funtanazza Bene Comune è stata consegnata al presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, nel corso di un incontro con una delegazione di cittadini, associazioni e comitati.
La richiesta della Rete è chiara: sospendere il procedimento e avviare un percorso partecipato per destinare la Funtanazza a un progetto di tutela, prevenzione e educazione ambientale legato al Monte Bonifato.
Dall’incontro, però, è emerso che l’iter amministrativo andrà avanti. Secondo quanto riferito dalla Rete, Quinci avrebbe riconosciuto che l’incontro è arrivato tardivamente e che l’articolo 14 gli consentirebbe di interrompere la procedura, ma ha espresso la volontà di non farlo. È già stata emessa un’ordinanza di assegnazione, mentre contratto e condizioni di salvaguardia ambientale devono ancora essere definiti.
Il presidente Quinci, da parte sua, conferma la linea dell’ente: “L’obiettivo è comune così come gli ideali che lo sostengono ed incoraggiano. La Riserva di Monte Bonifato non va soltanto tutelata. Puntiamo, con spirito unitario, alla sua valorizzazione e siamo pronti ad investire”.
Sulla Funtanazza, però, la posizione resta netta: “Il percorso amministrativo che si sta concludendo, con l’aggiudicazione definitiva all’unico operatore economico che ha risposto positivamente alla manifestazione d’interesse del 2024, sarà portato a termine con la prossima firma del contratto. L’immobile della Funtanazza verrà dunque utilizzato per attività turistico ricettive e di ristorazione”.
La Rete, pur prendendo atto dell’incontro, esprime preoccupazione: “Siamo lieti che l’incontro sia finalmente arrivato, ma gravemente preoccupati per lo scenario di mercificazione dei beni comuni. Continuiamo ad affermare che la società civile e la comunità che da anni si prende cura della montagna è stata volutamente esclusa dalla procedura”.
I promotori annunciano che continueranno la mobilitazione per il riconoscimento del Monte Bonifato come bene comune e per la tutela della montagna, anche attraverso attività di guardiania antincendio e formazione di nuovi volontari.
Allo stesso tempo, la Rete si dice pronta a proporre condizioni da inserire nell’eventuale contratto, se la privatizzazione dovesse andare avanti: tra queste, evitare forme di sfruttamento economico delle persone vulnerabili durante le ondate di calore e garantire l’uso gratuito del bene per ospitare i volontari impegnati nella guardiania antincendio.
Quinci apre comunque a forme di collaborazione: “La disponibilità ad accogliere idee e progettualità da parte delle associazioni ambientaliste e del territorio è piena e consapevole”. Il presidente annuncia anche un sopralluogo nella Riserva per un ulteriore confronto con le associazioni.
Resta dunque aperto il nodo politico e amministrativo: la Funtanazza va verso l’assegnazione privata, mentre la Rete chiede garanzie, trasparenza e un ruolo concreto della comunità nella gestione e nella tutela del Monte Bonifato.