«Vogliamo costruire una Sicilia in cui nessun ragazzo sia costretto a scegliere tra legalità e sopravvivenza». Con queste parole il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani è intervenuto a Catania all’evento “Liberi di scegliere. Tutti uniti per i minori: la legge che cambia i destini”, ospitato al Palazzo della Cultura.
Accolto dal sindaco Enrico Trantino, dal presidente del Tribunale per i minorenni Roberto Di Bella e dal presidente dell’associazione Cammino etnea Riccardo Liotta, Schifani ha ribadito l’impegno della Regione nel contrasto alla criminalità organizzata attraverso interventi sociali, educativi e di rigenerazione urbana.
Al centro dell’intervento la legge regionale n. 24 del 5 giugno 2025, “Liberi di scegliere”, nata dall’intuizione del magistrato Di Bella e trasformata, ha spiegato il governatore, in «una politica pubblica strutturata». La norma punta a sostenere i minori provenienti da contesti mafiosi attraverso protezione sociale, supporto psicologico, percorsi educativi, formazione e inserimento lavorativo.
«La lotta alla criminalità organizzata non si vince solo nei tribunali o con l’azione repressiva – ha detto Schifani – ma intervenendo alla radice, offrendo prospettive e alternative concrete ai giovani».
Il presidente ha ricordato anche l’istituzione della cabina di regia regionale che coinvolge Regione, scuole, magistratura, servizi sociali, Asp, prefetture, università e Comuni per coordinare l’attuazione della legge. Per l’avvio del progetto sono già stati stanziati circa 3 milioni di euro, ai quali si aggiungeranno ulteriori risorse attraverso le prossime variazioni di bilancio e il Fondo sociale europeo.
Nel corso dell’intervento Schifani ha richiamato anche le altre misure adottate dal governo regionale contro il disagio sociale e la marginalità, come la legge regionale “anti-crack” e il piano di riqualificazione dello Zen di Palermo, dove la Regione ha destinato oltre 18 milioni di euro per interventi di rigenerazione urbana e sociale.
«Anche questo significa combattere la mafia – ha concluso –: togliere terreno alla marginalità, restituire spazi alla legalità e rafforzare il senso di appartenenza».