Treno della Memoria 2026: "con coraggio, continuiamo ad essere trafficanti di sogni"
"E' il viaggio, non la meta, ciò che conta", scriveva Eliot.
Quelli che io amo chiamare "i ragazzi del Treno" hanno concluso venerdì scorso il “Treno della Memoria 2026”.
E come si fa quando si torna da un viaggio, é tempo di bilanci.
Nel 2019, iniziò tutto da un'intuizione: il progetto del “Treno della Memoria”, nato 21 anni fa in Piemonte, che da allora ogni anno porta circa 6000 ragazzi di tutta Italia in quei luoghi che rappresentano le feritre che il ‘900 ha inferto all’Europa.
Berlino, Cracovia, Ravensbruck, il ghetto, Auschwitz e Birkenau. Un viaggio di otto giorni, tutto in pullman e zaino in spalla: non una gita, ma un pellegrinaggio laico.
Decidemmo che Trapani doveva fare parte di questo progetto, in modo strutturato e definitivo, grazie all’accoglienza dell’associazione “Terra del Fuoco Trentino”.
E doveva essere un progetto che creasse comunità, azzerasse le differenze sociali e culturali tra gli studenti delle scuole superiori partecipanti.
Nel 2019 circa 11 amministrazioni locali decisero di investirvi risorse e funzionò.
Purtroppo, come tutte le primavere, gli entusiasmi politici sono venuti meno quando ci si è accorti che il "Treno della Memoria" non sarebbe mai diventato strumento di qualcuno. Perché il grande obiettivo è quello di insegnare ai ragazzi il valore della Libertà, della coscienza critica, di saper scegliere e distinguere il bene dal male, di essere sempre al servizio del bene comune e non del potere. Soprattutto in una terra dove il clientelismo e la cultura mafiosa si nutrono del bisogno e dell'ignoranza, e dove tutto ha un prezzo.
Non ci siamo arresi e, nonostante di queste 11 amministrazioni siano rimaste sul “Treno” solo Erice, Paceco e Misiliscemi, siamo cresciuti: perché i ragazzi partono a prescindere dalle borse di studio e tanti privati – come l’associazione “Simona Genco” - hanno creduto in noi.
E siamo cresciuti così tanto da aver costituito anche un gruppo di educatori, punto di riferimento per scuole di tutta Italia.
Così tanto che, da questo 2026, è partito un secondo progetto, “Memorie per il futuro”, che coinvolge i ragazzi delle seconde e terze classi degli istituti della primaria di secondo grado.
Un progetto coraggioso, per la giovane età dei partecipanti, cui hanno dato fiducia la “Bassi Catalano” di Trapani e la “Giovanni XXIII” di Paceco, ma che sta infiammando già tante altre scuole.
Perchè il fuoco divampa quando si ascoltano i ragazzi raccontare la loro esperienza. E sin dal 2029, abbiamo deciso che i ragazzi dovessero restituire il loro viaggio alla città tutta, dal palco dell’Ariston.
Per loro, descrivere i luoghi in cui il Male ha albergato non è mai facile. Perchè lì, ad Auschwitz, tutto è cattivo. C’è un cancello cattivo, le baracche dove ancora si sente la puzza di bruciato, le camere a gas con impresse le unghiate. La “porta infernale”, da cui noi possiamo uscire quando vogliamo. Persino il meraviglioso bosco di betulle innevate che circondano il campo sono cattive.
E raccontare la cattiveria è complicato. Perchè laggiù tutto è “troppo”: troppi i morti, troppe le guardie, troppi i bambini, i ragazzi, le donne, troppo il freddo, troppi i capelli e le scarpe. Troppo il silenzio e troppo il vuoto. E allora quel silenzio hanno provato a riempirlo a modo loro. Con la migliore cover mai cantata di “Bam Bam”, colonna sonora delle meraviglie di Berlino e Cracovia; con le serate di karaoke, e col rumore che fanno centinaia di piatti pyrogi. Con tutti gli abbracci necessari. Con le testimonianze dei sopravvissuti nella testa, le cui voci si stanno via via spegnendo. Con le prove nella sede del “Centro sociale Peppino Impastato”: finché di silenzio non ne è rimasto più. E la Memoria scorre fluida, facendo il rumore più bello del mondo.
Durante le loro restituzioni, questi ragazzi ne hanno fatto tanto di rumore davanti a 500 spettatori attenti. Ed alcuni di loro hanno preso l’impegno di ripartire, stavolta come educatori.
Perché é inutile, dal Treno non si scende più: troppo forti le emozioni vissute, i legami che si sono creati, la voglia matta di continuare, anche per un solo giorno, nonostante le difficoltà.
Pochi contributi, le distanze, il rincaro dei voli. L’idea che i viaggi della memoria siano divisivi e che ci siano dei limiti che le scuole debbano porsi.
Noi invece pensiamo che la Memoria debba diventare materia viva, non possa restare un esercizio di stile da sfoggiare ogni 27 gennaio per la “Giornata della Memoria. Pensiamo che debba superare i benaltrismi di “e allora le foibe”. Soprattutto, siamo convinti che l’orrore possa stornare, anzi, stia già tornando. Sotto altre forme, in nuove vesti ed altri governi.
Noi pensiamo che il nuovo cammino di cittadinanza attiva debba iniziare proprio da qui, in questa Città assetata di tutto e non solo di acqua. Tutti noi dovremmo salirci, una volta o l'altra, su quel Treno. Perché la storia, il male che troppo spesso l'ha scritta e continua a scriverla, non vada letto solo sui libri di scuola. La memoria serve proprio a riconoscere i meccanismi della disumanizzazione anche nel presente.
Auschwitz è lì, nei lager libici.
Le deportazioni si riflettono nello speccio del Mediterraneo centrale, coi viaggi della disperazione.
Gaza è il nuovo ghetto della libertà, dove si recintano diritti e umanità.
Il male va guardato in faccia, ingoiato e sputato. Per poi scegliere da che parte stare.
Sempre, con coraggio, continuiamo ad essere trafficanti di sogni.
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