La Corte d’Appello di Palermo ha condannato a tre anni di carcere Martina Gentile, figlia della maestra Laura Bonafede, storica amante del boss mafioso Matteo Messina Denaro. I giudici hanno parzialmente riformato la sentenza di primo grado che aveva inflitto alla donna una pena di quattro anni.
L’accusa di favoreggiamento mafioso
Martina Gentile era imputata per favoreggiamento aggravato alla mafia. Secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe avuto un ruolo nel sistema di protezione che ha consentito al capomafia di restare latitante fino al suo arresto, avvenuto nel gennaio 2023.
Il presunto aiuto durante la latitanza
Per gli investigatori, la donna avrebbe trascorso lunghi periodi insieme alla madre e al boss di Castelvetrano, contribuendo alla gestione della corrispondenza riservata del padrino. In particolare, si sarebbe occupata di smistare messaggi e comunicazioni utili a mantenere i contatti della rete che proteggeva Messina Denaro durante la sua lunga fuga.
Il ruolo di Laura Bonafede
La figura di Laura Bonafede, insegnante di Campobello di Mazara, era già emersa nel corso delle indagini come uno dei legami più stretti del boss. Gli inquirenti avevano ricostruito una relazione durata anni, caratterizzata da incontri riservati e dallo scambio di “pizzini”, i tradizionali biglietti utilizzati per le comunicazioni mafiose.
La sentenza della Corte d’Appello
La decisione dei giudici conferma dunque l’impianto accusatorio, pur con una riduzione della pena rispetto al primo grado. Al centro dell’inchiesta resta il presunto sostegno fornito dalla rete familiare e affettiva vicina a Matteo Messina Denaro, che avrebbe contribuito a garantirne la latitanza protratta per oltre trent’anni.