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11/05/2026 06:00:00

Altro che sicurezza, a Marsala serve un assessore ... alla gentilezza

Due episodi hanno animato il dibattito social in questi ultimi giorni a Marsala, si tratta di notizie di Tp24 che hanno avuto una vasta eco tra i nostri lettori.

Il primo caso si riferisce all’aggressione di una maestra della scuola Asta-Sturzo da parte della mamma di un alunno, che è arrivata a colpirla e a tirarle i capelli. 

Il secondo episodio, invece, riguarda lo schiaffo e gli insulti da parte di un autista del servizio pubblico dei trasporti a Marsala, ad un ragazzino, reo di comportamenti non proprio educati.

 Due storie diverse, due mondi lontani – la scuola e un autobus – ma un unico filo rosso: il cortocircuito delle relazioni. Il momento esatto in cui salta qualcosa. 

 

In casi come questi le curve si scatenano. Il pubblico si divide, come allo stadio: da una parte i garantisti a intermittenza, dall’altra i giustizieri da tastiera. Si susseguono i “dove andremo a finire”, che ormai sono la colonna sonora della nostra epoca. Un evergreen.

E intanto la politica? Silenzio. O quasi. I candidati alle elezioni amministrative stanno ben lontani da queste questioni, che pure sono di grande attualità per la nostra città. Troppo scivolose, troppo quotidiane, troppo vere. Meglio parlare d’altro. Meglio, ad esempio, la sicurezza.

 

Già, la sicurezza. Da mesi, se non da anni, è il grande tema. Il mantra. La parola magica buona per tutte le stagioni. Ogni candidato ce l’ha in agenda, qualcuno anche sottolineata in rosso, come ogni emergenza che si rispetti.  Peccato che sia un tema, diciamolo, un po’ fuori fuoco.

Perché, dati alla mano, i reati legati alla criminalità predatoria sono in diminuzione. Meno furti, meno scippi, meno rapine. E allora? Allora succede qualcosa di curioso: aumenta la sicurezza reale, diminuisce quella percepita. È un paradosso che non riguarda solo Marsala, ma qui attecchisce benissimo. Forse perché ci piace avere paura. O forse perché la paura rende tutto più semplice da spiegare.

 

E poi c’è lo sfondo, quello meno dichiarato ma più presente: la paura dell’altro. Le città sono “piene” di immigrati, si dice. E quindi siamo più insicuri. È una scorciatoia mentale, prima ancora che politica. Funziona sempre.

Di fronte a tutto questo, la politica reagisce con il poco che può offrire. Il sindaco uscente, Massimo Grillo, ha pensato bene di contrastare il fenomeno con un’ordinanza anti bivacco. Tradotto: a Marsala è vietato sedersi in piazza. Non è una metafora, è proprio così. Se ti siedi, sei sospetto. Se stai in piedi, sei cittadino modello.

 

E così abbiamo assistito a scene surreali: il primo cittadino trasformato in pedagogo urbano, intento a spiegare agli immigrati che dovevano stare in piedi. Perché seduti erano pericolosi. Una specie di educazione civica ambulante.

Il paradosso è che lo stesso sindaco ha come riferimento una leader come Giorgia Meloni, che tagliando i fondi per l’accoglienza ha contribuito, nei fatti, a rendere le città più fragili. E nella sua coalizione siedono anche i protagonisti del sistema dell’accoglienza, quelli che con i migranti lavorano. E guadagnano. Una filiera completa, insomma: dalla paura al profitto.

Dall’altra parte, nel campo larghissimo di Andreana Patti, il tema della sicurezza è già bello che risolto. Come? Con la proposta di un generale in pensione come assessore. Una soluzione che evoca scenari interessanti: Marsala come zona militare, pattuglie, strategie, forse anche qualche briefing all’alba.

 

Non c’è che dire: alla domanda di sicurezza si risponde con l’uniforme. Come se dovessimo respingere un’invasione o organizzare ronde notturne. E tutto questo sostenuto anche da forze politiche che, fino a ieri, parlavano di inclusione, diritti, mediazione sociale. Evidentemente la sicurezza è contagiosa: quando arriva, cambia il linguaggio di tutti.

Eppure, il problema vero, a Marsala come altrove, non è la sicurezza nel senso in cui ce la raccontano. È il decoro. È la qualità della vita. Le città sono sicure quando sono belle, quando sono pulite, quando funzionano. Quando i servizi ci sono e funzionano per tutti, non a intermittenza, o, peggio ancora, come stiamo vedendo in questi giorni, solo in campagna elettorale. 

 

Ma soprattutto, il problema è un altro. Più profondo, più difficile da affrontare, perché non si risolve con un’ordinanza o con una nomina. È il rapporto tra noi. È il senso di comunità che si è sfilacciato. È la scuola che diventa trincea, l’autobus che diventa ring, la piazza che diventa sospetta.

Non è di più sicurezza che abbiamo bisogno. È di più civiltà. Di più rispetto. Di più gentilezza.

Forse dovremmo avere il coraggio di dirlo: a Marsala servirebbe un assessorato alla gentilezza. Qualcuno che si occupi di ricucire, non di dividere. Di abbassare i toni, non di alzarli. Di insegnare – sì, insegnare – che si può dissentire senza aggredire, che si può educare senza umiliare, che si può convivere senza avere paura dell’altro.

 

Utopia? Può darsi. Ma anche l’idea di vietare di sedersi in piazza, a pensarci bene, sembrava una battuta. E invece è realtà.

Purtroppo, continuiamo a scegliere i cannoni quando servirebbero i fiori. È uno schema noto: chi la spara più grossa vince un like in più, il vittimismo diventa strategia, i “poteri forti” sono sempre pronti a spiegare ciò che non comprendiamo.

E intanto, tra uno schiaffo e un insulto, tra una madre che perde il controllo e un autista che dimentica il suo ruolo, Marsala ci racconta qualcosa di semplice e insieme difficilissimo:  abbiamo smesso di avere cura gli uni degli altri.

 

Giacomo Di Girolamo



Native | 25/04/2026
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