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12/05/2026 17:30:00

Depurazione nel Trapanese, Ciminnisi accusa Regione

Depuratori incompleti, reti fognarie mai ultimate, autorizzazioni lente e commissariamenti che si trascinano da oltre un decennio. 

Dietro l’audizione svolta oggi nella Commissione UE dell’Assemblea Regionale Siciliana sullo stato della depurazione nel Trapanese c’è una vicenda molto più ampia, che riguarda una delle più gravi emergenze infrastrutturali siciliane degli ultimi vent’anni.

 

La seduta, richiesta dalla deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, ha fatto il punto sugli interventi finanziati attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione destinati a superare le procedure di infrazione europee sul trattamento delle acque reflue urbane.

Una partita che pesa non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico: le sanzioni europee inflitte all’Italia per il mancato rispetto delle direttive sulla depurazione continuano infatti a costare decine di milioni di euro ogni anno. 

 

La Sicilia resta una delle aree più critiche d’Italia

La Sicilia è storicamente una delle regioni maggiormente coinvolte nelle procedure di infrazione Ue per la depurazione. 

Per affrontare il problema, dal 2017 opera una struttura commissariale nazionale con poteri straordinari, nata proprio per accelerare cantieri e progettazioni rimasti bloccati per anni. 

Negli ultimi mesi la Regione Siciliana ha deciso di rafforzare ulteriormente questo modello, delegando al Commissario straordinario per la depurazione, il professore Fabio Fatuzzo, l’attuazione di trenta progetti finanziati con fondi FSC 2021-2027 per un valore complessivo di 350 milioni di euro. 

L’obiettivo dichiarato è velocizzare iter e autorizzazioni, superando i continui rallentamenti burocratici che negli anni hanno impedito la chiusura delle infrazioni europee.

Secondo la struttura commissariale, tra il 2024 e il 2025 si è registrata un’accelerazione: tredici interventi sono stati completati e ventidue risultano ancora in corso in Sicilia. 

 

Il Trapanese resta però in ritardo

Nonostante i nuovi finanziamenti e il rafforzamento della governance commissariale, nel Trapanese diversi interventi sono ancora lontani dalla conclusione.

A Valderice, in contrada Annamaria, si lavora all’adeguamento del depuratore e al completamento della rete fognaria. Durante l’audizione è emerso che mancavano circa 329 mila euro per completare la copertura delle vasche dell’impianto, somme che sono state recuperate attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione. 

La conclusione dei lavori è prevista entro il primo semestre del 2026.

 

A Castellammare del Golfo il nuovo depuratore è invece ancora fermo nella fase di verifica rispetto ai nuovi criteri ambientali minimi (CAM). La previsione attuale indica il completamento dell’iter nel secondo semestre del 2027.

Più arretrata la situazione di Scopello, dove l’intervento sul sistema fognario non ha ancora raggiunto la fase del progetto esecutivo. Sono infatti ancora in corso le indagini preliminari necessarie alla progettazione.

 

Mazara, il caso più delicato

Le criticità più pesanti riguardano però Mazara del Vallo e in particolare la zona di Bocca Arena.

Qui si sta procedendo alla firma dei contratti con i nuovi progettisti incaricati del potenziamento del depuratore e della realizzazione del collettore delle acque nere verso l’impianto.

I tempi restano però molto lunghi: il potenziamento del depuratore dovrebbe concludersi nel secondo semestre del 2028, mentre per il collettore fognario si parla addirittura del primo semestre del 2029.

Date che fotografano con chiarezza il ritardo accumulato negli anni e che alimentano le polemiche politiche sul funzionamento del sistema commissariale.

 

“Non può essere solo una questione burocratica”

Durante la seduta, Ciminnisi ha attaccato apertamente la gestione della vicenda depurazione in Sicilia.

“Questo commissariamento dura da quasi quindici anni e dovrebbe farci interrogare seriamente sulle responsabilità politiche e amministrative accumulate nel tempo”, ha dichiarato la parlamentare del Movimento 5 Stelle.

La deputata ha ricordato che il tema non riguarda soltanto il rispetto delle norme europee, ma anche la qualità ambientale del territorio, la salute pubblica e l’economia turistica della costa trapanese.

Negli ultimi mesi proprio per accelerare le opere la Regione e la struttura commissariale hanno firmato un protocollo finalizzato a dimezzare i tempi per autorizzazioni e nulla osta relativi a reti fognarie e depuratori. 

Resta però aperta la questione politica di fondo: dopo anni di emergenza, commissari straordinari e finanziamenti milionari, gran parte della Sicilia continua ancora ad attendere infrastrutture considerate essenziali nel resto d’Europa.