Le carceri italiane arrivano all’estate in condizioni sempre più critiche. Non è solo una questione di caldo, ma di numeri: al 30 aprile 2026 i detenuti sono 64.412, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti, che scendono a circa 46.331 se si considerano quelli realmente disponibili.
Il tasso di affollamento effettivo è quindi del 138%. In molti istituti non viene garantito lo spazio minimo vitale di tre metri quadrati per detenuto. Il dato più drammatico resta quello dei suicidi: nel 2025 sono stati 80, uno ogni quattro giorni e mezzo.
In questo quadro, la Sicilia è uno dei punti più delicati. Nelle 23 carceri dell’isola ci sono oltre 7.000 detenuti su una capienza di 6.439 posti, con situazioni particolarmente difficili a Palermo-Pagliarelli, Siracusa, Catania e Gela.
Il segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo, ha parlato di un rischio concreto: lo Stato starebbe perdendo il controllo degli istituti a vantaggio della criminalità organizzata.
Il sovraffollamento alimenta tensioni, aggressioni e traffici illeciti. In Sicilia le aggressioni agli agenti sono state 625. I sequestri di droga sono aumentati del 400%, quelli di smartphone del 600%. Proprio i cellulari sono diventati uno degli strumenti più pericolosi: permettono ai detenuti legati ai clan di comunicare con l’esterno, impartire ordini e mantenere rapporti criminali anche dal carcere.
Intanto la Polizia Penitenziaria lavora in condizioni sempre più difficili, tra turni pesanti, organici insufficienti e concorsi che spesso non riescono a coprire i posti disponibili.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio punta a un alleggerimento immediato: circa 5.000 detenuti dovrebbero uscire dagli istituti ed essere indirizzati verso detenzione domiciliare, comunità terapeutiche, parrocchie e altre strutture residenziali. Il piano si basa sugli strumenti del “Decreto carceri”, con procedure più rapide per la liberazione anticipata e agevolazioni per i detenuti tossicodipendenti.
Sul fronte edilizio, il governo annuncia 10.000 nuovi posti letto entro il 2027, con un commissario straordinario e 255 milioni di euro. Nuovi padiglioni sono previsti anche in Sicilia, a Gela e Trapani.
Ma le critiche non mancano. La Diaconia Valdese ha bocciato il piano, definendolo una riproposizione di promesse già viste. Anche Antigone segnala la contraddizione tra gli annunci e la realtà: nel 2025, nonostante i piani di ampliamento, i posti disponibili sarebbero diminuiti di 700 unità.
Resta poi il nodo delle “carceri fantasma”: strutture completate, arredate e mai aperte, oppure lasciate al degrado, che continuano a costare milioni allo Stato.
La vera questione, però, non è solo svuotare temporaneamente le celle. Senza educatori, servizi sociali, percorsi di cura e lavoro, il carcere continuerà a essere un luogo di emergenza permanente. Oggi gli educatori sono pochi e solo una minima parte dei detenuti lavora per datori esterni. Così il sistema resta schiacciato tra sovraffollamento, sicurezza e assenza di reale reinserimento.