A Marsala la campagna elettorale sta raggiungendo livelli sempre più discutibili. Alcuni candidati al Consiglio comunale, evidentemente a corto di temi e di consenso reale, hanno ormai trasformato persino l’ospedale in terreno di caccia elettorale, nel tentativo di intercettare consenso tra medici, infermieri e personale sanitario.
Una scelta che pone prima di tutto un problema morale, ancora prima che politico. Perché utilizzare luoghi di cura, reparti e strutture sanitarie come scenografia elettorale rappresenta un metodo profondamente discutibile.
È l’ennesima fotografia di una classe dirigente che continua a confondere le istituzioni con il consenso personale e che, proprio per questo, molti cittadini ritengono ormai distante dai reali bisogni del territorio. Una politica che, ancora una volta, sembra incapace di distinguere il rispetto dovuto agli ospedali dalla ricerca spasmodica di visibilità.
Gli ospedali non possono diventare strumenti elettorali. Non sono sezioni di partito, né luoghi da attraversare in campagna elettorale per racimolare strette di mano o costruire narrazioni utili al voto. La sanità merita rispetto.
Si riscoprono vicini all’ospedale
C’è un momento preciso in cui certa politica riscopre improvvisamente gli ospedali: quello delle elezioni. Arrivano non per affrontare davvero i problemi della sanità, ma troppo spesso per cercare consenso sulla pelle dei cittadini e, peggio ancora, sul lavoro quotidiano di medici e infermieri.
Accade ciclicamente. Per anni silenzi, assenze, immobilismo. Poi la sanità diventa terreno di propaganda, un contenitore emotivo potentissimo da utilizzare per raccogliere voti facendo leva sulla paura, sulla rabbia e sulla fragilità delle persone.
Il rischio, però, è enorme. Perché trasformare gli ospedali in palcoscenici politici significa compromettere il rispetto che dovrebbe esistere attorno a luoghi delicatissimi, dove ogni giorno si affrontano emergenze reali, si combatte il dolore e si cerca di garantire cure in condizioni spesso complicate.
Affrontare seriamente questi temi richiede studio, quello da cui spesso rifuggono alcuni candidati al Consiglio comunale.
Nel tritacarne non possono finire i professionisti che lavorano negli ospedali, cioè coloro che materialmente tengono in piedi i reparti nonostante carenze e criticità. Un ospedale non è un comizio. Un pronto soccorso non è una piazza politica. E i pazienti non possono trasformarsi in strumenti narrativi utili a qualche candidatura.
I candidati al Consiglio comunale, se davvero hanno capacità e credibilità, costruiscano il proprio consenso con il lavoro serio, con le idee e con una presenza concreta sul territorio. Non trasformando la sanità, il disagio dei pazienti o le difficoltà degli ospedali in occasioni di sciacallaggio elettorale buone soltanto per qualche voto in più.
È fin troppo facile, soprattutto in campagna elettorale, invocare consigli comunali aperti sulla sanità, spesso senza avere reali competenze in materia e sapendo perfettamente che i margini di intervento dei Comuni sul sistema sanitario sono limitati. Il consenso, però, si conquista in fretta tanto quanto si perde.