×
 
 
17/05/2026 06:00:00

Lilibeo Racconta: Il Parco che custodisce la storia della città 

Capo Boeo, il cuore del Parco Archeologico di Lilibeo: un luogo che racconta non solo la storia della città antica, ma anche quella di chi, per oltre un secolo, si è battuto per proteggerla dall’oblio e dal cemento. E oggi restituisce nuove testimonianze in prossimità dell’area della chiesa di San Giovanni.

Quarta puntata di “Lilibeo Racconta”, la serie realizzata in collaborazione con il Parco Archeologico di Lilibeo-Marsala.

****

 

Il cuore del Parco archeologico pulsa attorno all’Area di Capo Boeo. Qui si conserva una parte significativa della città antica, con le sue case, le mura e gli edifici pubblici che la resero grande.

Quest'area “fuori Porta Nuova”, cioè esterna rispetto al centro storico racchiuso entro le mura di epoca spagnola, sin dalla fine dell'Ottocento, è stata preservata dall’espansione edilizia grazie all’impegno di studiosi come Salvatore Struppa e archeologi come Francesco Saverio Cavallari e Antonino Salinas, ma anche grazie alla lungimiranza dell'amministrazione comunale del tempo che, all’apparire delle prime testimonianze archeologiche, la destinò alla pubblica utilità, bloccando prontamente la costruzione di un quartiere residenziale, impedendo di fatto che le identitarie testimonianze di questo luogo fossero distrutte.

 

La storia del Parco Archeologico di Lilibeo-Marsala è stata scritta dunque dall’impegno e dalla passione di tanti studiosi, archeologi, architetti, ingegneri e amministratori, che sono stai determinanti per la sua nascita con le loro ricerche, le azioni di tutela e la pianificazione.


Il parco infatti è nato prima nella loro mente e nel loro cuore e solo dopo sulla carta: decreti, vincoli ed espropri sono stati la conseguenza concreta, gli strumenti giuridici che hanno reso possibile ciò che per generazioni era stato un progetto, una visione, un sogno.

 

L’importanza archeologica del Capo Boeo venne confermata da una scoperta straordinaria avvenuta nel 1939, quando l’archeologa Jole Bovio Marconi rinviene una grande domus dai raffinati pavimenti musivi, a quel tempo denominata “villa romana”. Questo primo rinvenimento segnò l'inizio di una lunga opera di tutela, che vide come primi atti la dichiarazione di “area di interesse particolarmente importante” da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, giusto Decreto del 16 dicembre 1949 cui fece seguito, nello stesso anno, la destinazione a verde pubblico e area di interesse archeologico nel Piano di Ricostruzione del Comune di Marsala.

Gli scavi condotti negli anni Sessanta e Settanta dalla Soprintendenza per la Sicilia occidentale furono propedeutici alla stesura del primo progetto del Parco, ideato da Vincenzo Tusa - padre del compianto Sebastiano - e redatto tra il 1972 e il 1973 dall’ingegnere Luigi Giustolisi e dall’architetto Renato Bazzoni, curatore della mostra Italia da salvare e promotore del FAI. Il progetto prevedeva inoltre la ristrutturazione del Baglio Anselmi, la cui urgente acquisizione al Demanio regionale era considerata dirimente per consentire la conservazione e l’esposizione del relitto della Nave Punica, recuperato proprio in quegli anni.

 

Negli anni Novanta si concludono i vincoli e gli espropri, finanziati in parte dalla Regione Siciliana, che portarono, infine, alla perimetrazione e all’istituzione del Parco.
Ricerca e tutela, dunque, procedendo insieme, hanno segnato le tappe della sua storia.

 

Nel maggio del 2003 anche due strade comunali (viale Vittorio Veneto, al di sotto del quale, correva una monumentale strada romana, la splendida Plateia Aelia, portata alla luce dagli scavi effettuati dalla Soprintendenza di Trapani, durati oltre dieci anni, dal 1999 al 2011, e viale Nazario Sauro, che da Porta Nuova conduceva alla Chiesa di San Giovanni) passano al demanio regionale, a seguito di un protocollo d’intesa fra l’Assessorato alla Presidenza, la Soprintendenza di Trapani ed il Comune di Marsala, che riceve in cambio i Palazzi Fici e Grignani.

Nel frattempo la Soprintendenza di Trapani progetta e realizza, tra il 2003 e il 2004, con finanziamento della Comunità europea, la recinzione, strumento imprescindibile per la tutela dell’intera area finalmente acquisita al demanio regionale nella sua interezza.

Tra il 2004 e il 2006, con fondi dell’Assessorato alla Presidenza, si concludono poi due importanti progetti complementari per il restauro della Chiesa di San Giovanni e della sottostante cripta, nota come “Grotta della Sibilla”, e l’indagine archeologica dell’area adiacente, che ci ha restituito la statua marmorea della Venere pudica.

Oggi il Parco di Lilibeo e il suo Museo, divenuti autonomi nella gestione nel 2019, con autonomia finanziaria dal 2022, sono luoghi in cui storia e identità locale si fondono per dare vita a un vero e proprio “Parco diffuso”, integrato armoniosamente con il centro urbano di Marsala, in cui insistono altri 24 ettari di aree archeologiche sotto la sua egida, che si sommano ai 28 ettari prospicienti al mare, a Capo Boeo.

 

San Giovanni e la città fuori le mura

Nella veduta a volo d’uccello del 1584, la città di Marsala appare con una forma quadrata, arretrata rispetto al mare, circondata da un fossato e cinta da possenti mura munite, agli angoli, di quattro bastioni e di tre baluardi in corrispondenza delle porte.

Il primo impianto fortificato risale però al periodo normanno quando, come racconta lo storico arabo Edrisi, la città — “distrutta un tempo e abbandonata” — venne restaurata dal conte Ruggero e circondata da mura.

La veduta mostra chiaramente come fuori le mura non vi fossero edifici: anche molte chiese erano state demolite per ragioni di sicurezza. Una delle poche eccezioni era la Chiesa di San Giovanni Battista al Boeo, ricostruita nel 1576 per volontà popolare, poiché il santo venerato in quel luogo era uno dei protettori della città.

Qui si sviluppavano due importanti percorsi processionali, entrambi con fulcro nella chiesetta: uno partiva dalla Porta Nuova — oggi Piazza della Vittoria — e raggiungeva la costa per i riti di San Giovanni Battista legati al mare; l’altro si dirigeva da uno dei bastioni cittadini verso la grande croce-calvario vicina alla chiesa. I due percorsi corrispondevano rispettivamente ai due ingressi, principale e laterale, dell’edificio di culto.

 

Gli scavi e la città che riaffiora

Il programma di ricerche archeologiche avviato proprio in questo settore del Parco, tra la Chiesa di San Giovanni — monumento che conserva una stratificazione storico -archeologica completa, dal periodo punico-romano fino al Seicento — e viale Isonzo, mira a indagare il periodo meno noto della storia della città: quello compreso tra la fase bizantina e il Medioevo, un’epoca di profonde trasformazioni, segnata da distruzioni, cambiamenti nella destinazione degli spazi urbani e perfino dal mutamento del nome della città: da Lilybaeum a Marsa Alì.

Quest’area infatti, dopo un attento studio preliminare dei materiali custoditi nei magazzini, provenienti dai vecchi scavi, si è rivelata come una delle più interessanti: qui è emersa una consistente fase bizantina databile tra la fine del VII e gli inizi dell’VIII secolo d.C., oltre ad alcuni reperti della seconda metà del X e degli inizi dell’XI secolo.

Due sono le attività portate avanti parallelamente in questo momento: quella della missione del CSIC di Granada, diretta da Angelo Castrorao Barba, volta ad indagare la stratigrafia archeologica rimasta intatta dal periodo medievale fino alla tarda antichità, e quella della direzione del Parco, con la collaborazione di ArcheOfficina, in un’area poco distante dalla prima, che intende riportare alla luce una casa tardo-romana, scavata solo in parte nel 1972, con i suoi pregevoli pavimenti musivi. È questa una prestigiosa dimora in cui spicca una raffinata scena di Venatio, la caccia al leone, che richiama i più celebri mosaici della Villa del Casale di Piazza Armerina e della Villa del Tellaro. Questa è particolarmente importante per la storia del Parco perché la sua scoperta è stata dirimente nella individuazione di uno dei confini dell’area da tutelare. Area che continua a dare emozioni, parlandoci di Lilibeo, riportata piano piano alla luce, strato dopo strato, mosaico dopo mosaico, muro dopo muro.