Se il faccia a faccia tra i candidati sindaco è servito ad approfondire programmi, idee, proposte e visioni della città, oggi Tp24 propone invece un esperimento diverso: uno sguardo più intimo sui protagonisti di questa campagna elettorale.
Per questo, a cura della nostra Katia Regina, abbiamo deciso di realizzare una edizione speciale di “Ma tu chi sei?”, un format che, grazie a lei, anni fa Tp24 e Rmc 101 utilizzavano per raccontare personaggi pubblici attraverso domande fuori dagli schemi, capaci di andare oltre il ruolo istituzionale o politico.
Abbiamo rivolto ai quattro candidati sindaco di Marsala una serie di domande insolite, personali, a tratti spiazzanti. Non domande sui marciapiedi, sul bilancio comunale o sulle alleanze, ma interrogativi pensati per raccontare il carattere, le fragilità, i ricordi, le ferite e perfino le contraddizioni delle persone che oggi chiedono ai marsalesi di guidare la città.
La nostra redazione ha contattato tutti e quattro i candidati: Massimo Grillo, Andreana Patti, Giulia Adamo e Leonardo Curatolo.
A rispondere, però, sono stati soltanto in due: Andreana Patti e Leonardo Curatolo.
Gli altri due candidati, nonostante i solleciti della redazione, non hanno inviato le proprie risposte entro i tempi utili per la pubblicazione.
Ne emergono due racconti molto diversi tra loro.
Andreana Patti parla del dolore ancora vivo per la recente scomparsa del padre, del rapporto con i figli, della sua esperienza nella pubblica amministrazione e del fastidio per chi continua a definirla “trapanese”, nonostante sia nata e cresciuta a Marsala. Racconta anche il suo approccio alla politica, vissuta inizialmente con diffidenza e poi considerata come uno strumento concreto di cambiamento.
Leonardo Curatolo, invece, consegna un’intervista molto dura e intensa, segnata dai ricordi dell’infanzia difficile, dell’abbandono familiare, dei collegi e delle esperienze vissute durante la vita militare. Un racconto che tocca temi dolorosi e profondi, ma che prova anche a spiegare la sua visione della vita e il rapporto con la città.
È un modo diverso di raccontare la politica. Non alternativo al confronto sui programmi, ma complementare.
Perché i cittadini voteranno certamente idee, progetti e coalizioni. Ma, inevitabilmente, voteranno anche persone. E forse, ogni tanto, capire chi c’è dietro un manifesto elettorale aiuta a comprendere meglio anche il resto.
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