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19/05/2026 06:00:00

Ma tu chi sei, Andreana Patti? 

Nome, cognome, titolo di studio, nomignolo e attività lavorativa.

Andreana Maria Patti. Sono nata a Marsala, in Contrada Berbarello, il 10 maggio del 1972. Sono laureata in Giurisprudenza e abilitata alla professione di avvocato. Attualmente lavoro come manager per la società Archidata, occupandomi di assistenza tecnica alle politiche comunitarie di coesione per la Pubblica Amministrazione. Sono inoltre esperta PNRR per conto del Dipartimento Regionale Tecnico presso il Genio Civile di Trapani. Sono invece in aspettativa dal mio ruolo di funzionario per il Comune di Marsala. Il nomignolo che mi hanno dato i colleghi quando lavoravo a Milano era la tedesca. In famiglia, invece, il soprannome che più ho amato è quello che mi dava mio padre: nica mia.

 

C'è una porta che le è stata chiusa in faccia anni fa e per la quale oggi, col senno di poi, sente quasi il bisogno di ringraziare chi gliel'ha sbarrata?

In realtà sì, c’è un caso specifico. Dopo tanti anni di lavoro presso il Nucleo di Valutazione per gli investimenti pubblici in Sicilia, quando venne rinnovato il bando per la funzione di esperto giuridico, una persona mi superò in graduatoria per un solo punto. Continuai la mia collaborazione tecnica, ma quell'esclusione mi diede la possibilità di accettare la proposta come assessore tecnico della Giunta Tranchida al Comune di Trapani, ruolo che sarebbe stato incompatibile se avessi vinto quel concorso. Quello che doveva essere un incarico di un anno e mezzo si protrasse per cinque anni: il passaggio da funzionario ad amministratore fu una sfida bellissima.

 

Qual è quella canzone che canta a squarciagola quando è da sola in macchina, ma che non ammetterebbe mai di ascoltare in pubblico?

Amo molto Fiorella Mannoia; faccio fatica a scegliere un brano preciso, sicuramente i più famosi. Ultimamente, per ovvi motivi, mi sorprendo a cantare La sera dei miracoli di Lucio Dalla, nella versione reinterpretata dalla Mannoia. Mi emoziona quella strofa che dice: "...si muove la città...".

 

Qual è il pregiudizio che i marsalesi hanno su di lei che la ferisce di più o che la fa più sorridere?

Più che un pregiudizio dei cittadini, credo sia un espediente usato dai miei avversari politici per screditarmi: quello di additarmi come trapanese. È un’affermazione totalmente falsa: sono nata, cresciuta e mi sono formata a Marsala, vivendo qui le mie esperienze adolescenziali, dal volontariato allo scoutismo. Vivo nel centro storico. Questo tentativo di sminuirmi senza considerare il valore aggiunto di aver amministrato un capoluogo di provincia è talmente misero e infondato da risultare quasi ridicolo. Direi quindi che le due cose coincidono: il pregiudizio mi ferisce per la sua malafede, ma mi fa sorridere per la sua inconsistenza.

 

C'è una bugia che da bambina raccontava spesso e che oggi la fa sorridere?

Da bambina non ero incline a raccontare bugie, tuttavia ricordo che per un certo periodo ho millantato di fare parte di una squadra di pallavolo, una cosa che mi sarebbe piaciuta tantissimo poter fare, ma abitando in periferia non c'era la possibilità che qualcuno della famiglia mi potesse accompagnare in palestra. Ecco, questa bugia bonaria oggi mi fa sorridere.

 

L’ultima volta che ha pianto e l’ultima volta che le è capitato di ridere di gusto?

La recente scomparsa di mio padre... (silenzio). È un pianto che ho dovuto rimandare per affrontare la frenesia di questa campagna elettorale. Ecco, posso dunque dire che l’ultima volta che ho pianto è proprio in questo momento, e ancora per lo stesso motivo. Per quanto riguarda una risata di gusto, paradossalmente è più difficile da ricordare, nonostante io sia votata al buonumore. Mi piace vivere con levità, evitando pesanti angosce. I momenti più belli sono quelli in cui, in famiglia, riusciamo a ridere di noi stessi e dei nostri limiti.

 

C’è mai stato un momento, in una situazione formale o importante, in cui ha pensato: "Ma io che ci faccio qui?"

Se intendiamo qui come situazione più che come luogo fisico, sì. Mi capita ultimamente di imbattermi in qualche manifesto elettorale con il mio volto e pensare: "Ma com’è che siamo arrivati fin qui?". In quei momenti mi chiedo piuttosto: "Ma io che ci faccio ?", riferendomi a quell'immagine pubblica così esposta.

 

Qual è la persona a cui deve ancora delle scuse, o quella che non è ancora riuscita del tutto a perdonare?

Generalmente sono portata al perdono, ma lo considero un atto quasi egoistico: ho bisogno di perdonare per poter andare avanti io stessa. Non mi piace restare intrappolata nel rancore; preferisco chiarire e definire i rapporti, che sia per proseguirli o per chiuderli. Le persone a cui devo delle scuse sono certamente i miei figli. Nella mia vita professionale ho sempre alzato l’asticella, privando la famiglia della mia presenza costante. Tuttavia, credo che questa scelta abbia contribuito a forgiare il loro carattere in termini di autonomia e responsabilità.

 

C’è un momento della sua vita in cui ha cambiato completamente idea su qualcosa che credeva certo?

Ho cambiato idea, col tempo, proprio sulla politica. Prima di impegnarmi come amministratrice avevo un forte pregiudizio; ora invece sono certa che il vero cambiamento possa avvenire solo attraverso la politica sana, guidata da una buona amministrazione.

 

Mi racconti di quella volta in cui l’amore l’ha resa completamente impotente, ridicolizzando ogni sua logica o ambizione.

È successo, ma parlo di un amore diverso: quello per i figli. La mia esperienza genitoriale è nata con la formula dell’affido familiare che poi è diventata adozione speciale. È un percorso che prevede un lungo periodo di affido familiare, una fase di estrema vulnerabilità che ti espone alla grande paura della perdita. Lì, ogni logica cade.

 

Qual è stata l’ultima volta che ha ammesso a se stessa: "Su questo argomento sono un ignorante" e si è messa a studiare da zero?

Ci sono tante materie che non conosco. Una su tutte? La cucina. Non sono una cuoca provetta e, quel che è peggio, non ho mai provato a rimediare. Accetto la mia ignoranza ai fornelli, in compenso sono una buona forchetta. Al contrario, ci sono temi che vorrei approfondire seriamente, dalla filosofia alle questioni tecniche legate al cambiamento climatico.

 

La domanda "dello specchio"

"Immagini di trovarsi davanti alla persona che in questo momento la detesta di più. Qual è l'unica cosa di lei, come essere umano, che vorrebbe che quella persona capisse davvero?"

Se questa persona provasse odio, rinuncerei in partenza: davanti all'odio non cerco il confronto e non mi interessa convincere a tutti i costi. Mi rammarica però essere definita altezzosa. Al contrario, credo di essere una persona molto disponibile all'ascolto e profondamente responsabile. È proprio il senso di responsabilità, non l’ambizione fine a se stessa, che mi ha spinta a questo passo. Chi scambia la mia candidatura per pura ambizione non ha colto il senso autentico del mio impegno: è un "eccomi", non un "io sono". Se poi per ambizione si intende ambire al meglio, allora quella mi appartiene da sempre. Mio padre diceva che la vita semplice non mi è mai piaciuta; io preferisco dire che la vita mi piace attraversarla senza risparmiarmi.


Articolo in collaborazione con:
 



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