Bancarotta fraudolenta e “impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita” sono i reati contestati dalla Procura della repubblica di Marsala a tre persone, due salemitani e un nordafricano, per i quali adesso è stata invocata la condanna. Nel dettaglio, quattro anni di reclusione sono stati invocati dal pm Giuseppe Lisella per Aldo Domingo, tre anni e mezzo per Rosario Gisone e tre anni per Kacem Saad. Il processo è stato avviato a seguito del fallimento, dichiarato nel 2021, della società “Nicol Chef”, operante nel settore della distribuzione alimentare.
Nel corso del processo, gli imputati si sono difesi dichiarando di non avere mai avuto la sostanziale gestione della società. A difenderli sono gli avvocati Calogera Falco, Francesco Salvo e Vito Cimiotta. Un anno fa, in aula, Rosario Gisone e Kacem Saad hanno respinto ogni responsabilità, affermando la loro innocenza e spiegando di non avere mai avuto la reale gestione della società. I due erano stati amministratori della società in tempi diversi, ma la difesa ha sostenuto che in realtà “non avevano mai avuto la gestione societaria di fatto”.
Gisone era il genero del precedente amministratore, Nicolò Ardagna, mentre il nordafricano da anni svolge a Salemi attività di commercio ambulante. Dalle loro dichiarazioni è emerso che la società era materialmente gestita dall'Ardagna, che aveva prima chiesto all'ex genero e successivamente al Saad Kacem di inserirsi nella compagine societaria. Entrambi hanno disconosciuto ogni forma di gestione, dichiarando di non essere mai stati a conoscenza di ciò che avveniva nella società, né dei debiti contratti dalla “Nicol Chef” con l’Erario. All’epoca dei fatti, infine, Aldo Domingo, nipote dell’Ardagna, era da poco maggiorenne. Il Tribunale (presidente del collegio Vito Marcello Saladino, giudici a latere Francesco Paolo Pizzo e Giuseppina Montericcio) dovrebbe emettere la sentenza in luglio.