Omicidio di Teresa Stabile, la Procura chiede l'ergastolo per l'alcamese Vincenzo Gerardi
La Procura di Busto Arsizio ha chiesto la condanna all'ergastolo per Vincenzo Gerardi, imputato per l'omicidio della moglie Teresa Stabile, uccisa il 16 aprile 2025 a coltellate nel cortile del condominio dove viveva, a Samarate, nel Varesotto. Durante la requisitoria davanti alla Corte d'Assise, il pubblico ministero Ciro Caramore ha sostenuto che il delitto fu pianificato e ha chiesto il riconoscimento dell'aggravante della premeditazione.
Secondo l'accusa, un elemento decisivo sarebbe rappresentato da alcune lettere lasciate dall'uomo ai figli prima dell'omicidio. Per la Procura, quei messaggi dimostrerebbero che Gerardi aveva già deciso di uccidere la moglie e poi togliersi la vita, confermando così che il delitto non fu il frutto di un impulso improvviso.
Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero ha inoltre respinto la linea difensiva secondo cui l'imputato sarebbe stato spinto da una presunta gelosia patologica. Una ricostruzione che, secondo l'accusa, non trova riscontro nella perizia psichiatrica, che ha ritenuto Gerardi pienamente capace di intendere e di volere. Anzi, per la Procura, la gelosia rappresenterebbe un movente riconducibile ai futili motivi e quindi un'aggravante, non una circostanza attenuante.
Per gli inquirenti, alla base del femminicidio ci sarebbe l'incapacità dell'uomo di accettare la decisione della moglie di porre fine al matrimonio. Teresa Stabile sarebbe stata vittima di una relazione definita "tossica", culminata nell'aggressione mortale quando aveva scelto di separarsi.
Nella parte finale della sua requisitoria, il pm ha ricordato anche i tentativi della donna di denunciare il marito. Secondo quanto riferito in aula, Teresa si sarebbe rivolta ai carabinieri di Samarate, ma sarebbe stata invitata a riflettere prima di formalizzare la denuncia. Pur precisando che il fascicolo aperto su questo aspetto è stato archiviato, il magistrato ha parlato di una "responsabilità morale" da parte dei militari.
Il procedimento entrerà ora nella fase conclusiva: il 20 luglio sono previste le arringhe delle parti civili e della difesa, mentre la sentenza di primo grado è attesa per il 24 luglio
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