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31/05/2026 06:00:00

Francesco Marino, il ‘fiumarolo’ di Salemi che divenne Cavaliere della Repubblica
 

Questa e’ la storia di un ragazzo, nato e cresciuto a Fiumelungo, per tutti “il fiumarolo”, che divenne Cavaliere al Merito della Repubblica.

 

Un fiumiciattolo campestre che della lunghezza ha solo il nome, se ne sono esagera le dimensioni forse perché ignota e umile restava la sorgente. 

E tuttavia, pur non possedendo la virulenza  di un grande fiume, nel periodo invernale la natura torrentista del corso d'acqua lo rendeva soggetto a piene improvvise con aumenti di portata imprevedibili e violenti, spesso tracimando gli argini riarsi dalla siccità. 

 

Viveva  in questo luogo senza tempo il giovanissimo protagonista di questa storia, e, con il passare degli anni, del fiume, dove era solito condurre la capra ad abbeverare, cominciò a conoscere tutti gli aspetti e gli umori. 

 

Imparò ad affrontarne le piene invernali, capì che bisognava assecondarlo e non prenderlo di petto. Saltellava abilmente sugli insidiosi ciottoli, alcuni appena affioranti tratti. Bisognava poggiare i piedi sulla pietra giusta. Senza saperlo, andava forgiando il proprio carattere per affrontare  ostacoli le avversità che si presentano nel corso di una vita.  

Una dura scuola di formazione, lontana dai clamori, appresa in solitudine giorno dopo giorno,  da cui ha ricavato il convincimento che a nessuno e’ consentito, ancorché abbia raggiunto alte vette, di dimenticare le proprie origini.

 

I suoi compagni di “città” che lo chiamavano “il fiumarolo” , e non con il suo vero nome, quasi a rimarcarne la diversità, mai avrebbero immaginato che uno giorno sarebbe stato solennemente insignito dell’onorificenza  di “Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana”.

Nessuno avrebbe immaginato che quegli stessi passi mi avrebbero portato, anni dopo, a camminare sui tappeti rossi della Repubblica- ricorda oggi  il Cavaliere Francesco Marino- Il nastro dell’onorificenza era di un verde brillante, lo stesso colore che prendono i muschi sulle pietre della fiumara dopo una piena di novembre. Mentre il Prefetto pronunciava il mio nome con solennità sentii il peso di quella croce dorata sul bavero della giacca scura. Ma sotto le scarpe lucide, per un istante, non sentì il marmo del salone delle cerimonie. Sentì lo scricchiolio dei ciottoli.”.

 

Il Cavaliere Francesco Marino nasce alla fine degli anni ’50, in questa striscia di terra, ai margini della statale tra Salemi e Vita, che a quei tempi era un tunnel vegetale creato non dall’uomo, ma naturalmente dall’intreccio dei rami di maestosi alberi che fiancheggiavano la strada. Fu invece la mano umana a distruggerlo.

I genitori, Giuseppe e Maria, caso molto comune in quel periodo, si erano conosciuti durante la seconda guerra mondiale, quando il padre nel 1943 venne arruolato ed inviato a “difendere”  i confini orientali della Sicilia. 

Di stanza nelle campagne di Augusta in provincia di Siracusa, il destino suona alle porte. E’la vigilia dello sbarco Anglo-americano a Gela. Mette in salvo un’intera famiglia, mentre s’intensificano i bombardamenti alleati, le truppe tedesche organizzano la caotica ritirata, 

 

E’ in queste avventurose circostanze che conosce Maria. I due simpatizzano subito. Si innamorano. Alla fine della guerra, si sposeranno andando a vivere proprio a Fiumelungo. 

La piccola frazione, da tutti chiamata la “Ciumara”, e’ una striscia di terra attraversata da un serpente di ciottoli bianchi e fango rinsecchito durante l’estate, e da un imprevedibile corso d’acqua nel periodo invernale. 

Tutta la zona circostante così  viene descritta dallo scrittore siciliano Vincenzo Consolo nel suo “Reablo” : 

“E tutto intorno, fitti canneti e ogni tipo di vegetazione spontanea, una lussureggiante verde oasi invasa da rametti di melissa e di mentastro con alberi di melograno e varia frutta, da cui in lontananza si scorge, come da dietro lastre di cristallo, sfocato e svaporante,  sopra un alto colle dominato in alto da un Castello, il grosso paese di Salemi, luogo di delizie oppur del sale, secondo il senso arabo o grecanico”.

 

E’ in questa geografia dell’anima, congeniale a chi non ha paura di restare solo con i propri pensieri, in cui il perdersi e il sognare si sovrappongono, in questa “lussureggiante verde oasi” dove  le stagioni si inseguono apparentemente sempre uguali, e’ qui, che Francesco vive i primi decenni della sua esistenza. Nella solitudine di un Eden. 

Un isolamento che il terremoto del 1968 renderà ancora più evidente. La separazione tra gli abitanti della frazione e la madre Salemi e il resto del mondo si farà ancora piu’ netta.  

Persino per i finanziamenti i statali per la ricostruzione. Se altrove ritardavano, a Fiumelungo erano totalmente assenti. 

Siamo figli della fiumara, Francesco," gli ripeteva il padre Giuseppe, con sulle spalle millenni di scetticismo, mentre puntellavano i fabbricati lesionati, "e la fiumara non chiede aiuto a nessuno. Si scava la strada da sola."

Dopo quella del fiume, fu l’isolamento tra le macerie e l’erba selvatica, la seconda lezione imparata dal giovane Francesco.

Il suo motto esistenziale diventera’:  “se la Repubblica non arrivava fino a noi, lui sarebbe andato a cercarla. Imparò che per non affogare nel fango di un destino già segnato, doveva essere lui a costruire il ponte che lo avrebbe portato via.”

Intanto, dopo le scuole medie, il suo grande desiderio e’ di continuare gli studi. 

Ma la famiglia non può permetterselo. E per di piu’ (come si sa, piove sempre sul bagnato) il padre deve abbandonare il lavoro per una malattia invalidante. 

Nonostante abbia ancora 14 anni, Francesco non si perde d’animo e nell’estate del 1973, convince il genitore ad affidarlo ad un noto possidente salemitano per un lavoro tuttofare. 

 

Riesce a guadagnare meno di cento mila lire.  Ma gli bastano per iscriversi all’istituto agrario di Marsala, anche se lui avrebbe voluto frequentare il liceo scientifico. 

E tuttavia, si tratta gia’ di un primo traguardo importante. Da questo momento in poi si autofinanzierà per tutto il periodo scolastico, fino al diploma. 

Grazie alla tenacia e alla ferrea forza di volontà, non solo ottiene brillanti risultati che gli garantiranno una borsa di studio annuale, ma nel periodo estivo, mentre i suoi compagni sono al mare, lui lavorerà come operaio nei cantieri edili, salendo e scendendo dai ponteggi sempre di buon umore. 

Non deve meravigliare tanta determinazione. Spesso con la solitudine si acquisisce un’autodisciplina e una capacità di compiere scelte consapevoli che richiedono fatica, si autoalimenta una risorsa psicologica che si rivela fondamentale per il raggiungimento di obiettivi prefissati. 

Ottenuto il diploma, non perde tempo. Decide di partecipare ad un concorso per 35 ufficiali della Guardia di Finanza. 

Nell’austera sede dell’università pontificia San Tommaso d'Aquino in via Salita del Grillo a Roma, dove si svolge il concorso, supera la prova del tema d’Italiano che, ironia del destino, riguarda le differenze economiche e culturali tra il sud e il nord d’Italia. Differenze sociali, pero’, esistenti anche all’interno di ogni singola regione. 

Ne ha conferma mentre saliva l’ampia scalinata. Nota che molti dei partecipanti al concorso sono accompagnati dai loro padri in divisa con una sfilza di stellette sulle spalle. 

 

Mentre lui e’ solo con se stesso, come sempre.

Intuisce subito che sarà arduo centrare l’obiettivo prefissato. Sarà molto piu’ difficile di quando doveva trovare  i ciottoli giusti per attraversare  la piena del fiume. 

Occorre cambiare strategia. Per aggirare gli ostacoli, riparte dal basso. Senza  chiedere aiuto a nessuno e men che mai ai soliti noti, come la gran parte dei suoi compaesani. 

La “scuola” della Fiumara e le parole del padre lo avevano ben temprato nelle sue solide convinzioni. Doveva farcela con le proprie capacità.

E mentre presenta al Comando Provinciale di Trapani istanza per partecipare ad un concorso per Finanziere, gli arriva la cartolina della chiamata al servizio di leva e assegnato alla scuola truppe corazzate di Caserta. Da qui uscirà con la specializzazione di Capo Carro Leopard e con il grado di caporale. Viene inviato alla scuola di cavalleria di Lecce dove farà l’istruttore, insegnando alle reclude a guidare i Carri armati. Terminerà la leva col grado di Sergente. 

Al suo ritorno a casa conosce Rosanna, che sarà la compagna della sua vita e che  clo accompagnerà nel suo lungo peregrinare lungo lo Stivale. 

Intanto vince il concorso da finanziere ed è destinato al Battaglione allievi di Mondovì.  Si classificherà ottavo su 450 partecipanti e come premio viene assegnato ai prestigiosi reparti della capitale dove farà anche la scorta al Comandante Generale della Guardia di Finanza. 

Dopo Roma, saranno diverse le sedi dei trasferimenti tra cui nel Friuli Venezia Giulia, fino a quando quello alla Tributaria di Palermo dove pensa finalmente di essere tornato vicino alla sua Salemi. 

 

Ma proprio nella sua terra natia si scontrerà presto con “la superiore gerarchia” a cui coraggiosamente contesta le indagini che definisce “poco incisive”, specialmente quelle relative a taluni noti soggetti; non condivide la conduzione di iniziative di servizio che considera diverse, almeno nella sostanza, da quelli di cui era abituato al nord; comprende l’irritazione dell’opinione pubblica dopo i noti attentati dell’epoca percepisce una marcata sensazione d’impotenza. Diventa sgradito a “forze oscure” a cui non intende piegarsi.  

 

Il  Fiumarolo , abituato da sempre a lavorare onestamente, non vuole solo portare a casa solo uno stipendio, ma vuole guadagnarselo. Chiede il trasferimento al nord, lo assegnano a Latisana , in Friuli. Diventa Ispettore, con le prime mansioni di Comando guidando anche i reparti di Marano Lagunare e Lignano Sabbiadoro. 

E’ ai primi anni del 2000 , con il grado di maresciallo e con una grande esperienza alle spalle che il suo nome comincia ad emergere.  

Viene scelto dalla Procura della Repubblica di Udine, di concerto con i suoi diretti superiori,  per condurre una delicata indagine che riguardava un traffico illecito di diritti di reimpianto.

I famigerati  “catastini”di cui tanto si parlò anche e soprattutto in Sicilia .  

La vicenda e’ abbastanza nota. Questi “catastini” venivano rastrellati nel sud Italia e in Sicilia per essere poi “piazzati” a ignari e noti imprenditori agricoli del nord. 

I motivi della scelta di affidare al nostro “fiumarolo” tale servizio sono da attribuire oltre che alla sua capacità investigativa, agli studi di agraria fatti a Marsala e alla sua conoscenza del territorio trapanese, la provincia vitivinicola per antonomasia.

Si deve alla squadra da lui comandata  operante sull’intero territorio nazionale la scoperta dell’esistenza di una filiera criminale ramificata in tutta Italia. 

Il traffico dei catastini si rilevò essere di proporzioni giganteschi.  I procacciatori  giravano nelle campagne del sud e della Sicilia alla caccia di questi certificati che davano il “diritto al reimpianto” offrendo ai titolari pochi spiccioli. 

 

Una truffa colossale realizzata attraverso strumenti informatici e la complicità di funzionari pubblici corrotti  che falsavano la quantità d uva prodotta procurando  indebitamente somme da capogiro erogate dalla Comunità Europea.

Il risultato fu l’incriminazione di ben 137 criminali, il recupero di migliaia di milioni di euro il sequestro centinaia di certificati falsi o falsati di diritti di reimpianto. 

Al maresciallo Francesco Marino venne attribuito un Encomio Solenne, un riconoscimento di altissimo livello concesso ad un finanziere. 

Ma “il fiumarolo” , sa che non deve fermarsi a metà del guado. Sa che deve riprendere gli studi universitari. Lo aveva promesso a se stesso. 

Si laurea prima in Scienze politiche e relazioni internazionali. E poi, ancora  la laurea magistrale in giurisprudenza. E poi decide di frequentare  anche un master in alta psicologia forense durante il quale fa la conoscenza con la nota criminologa Roberta Bruzzone, con la quale avrà  una cooperazione successiva. 

In seguito, dopo l’ammissione all’Accademia Internazionale di scienze forense di Roma,  ottiene, con  una valutazione finale 110 su 110, il diploma di esperto  in psicologia investigativa.   

 

Gli anni passano inesorabili, e per il “fiumarolo” arriva il momento di attaccare la divisa al chiodo. 

Giusto il tempo per un ulteriore riconoscimento. 

 

Dai superiori viene proposta al Ministro dell’economia e Finanze una promozione straordinaria con la quale e’ autorizzato ad indossare la sciarpa blu sulla divisa e a giurare fedeltà all’Italia da Ufficiale della Guardia di Finanza.

Con il pensionamento, non si ritira dentro quattro mura, inizia un nuovo percorso pubblico avviandosi lungo la strada nell’associazionismo. 

Diventa presto dirigente regionale dell’associazione di Cavalleria per il Friuli Venezia Giulia. 

Ma dopo 12 anni trascorsi con i cavalieri, gli viene affidata la conduzione della locale sezione dell’associazione nazionale finanzieri d’Italia di Latisana. 

Si fa promotore di un progetto finalizzato al contrasto dell’abusivismo commerciale nelle spiagge, che viene segnalato al Comandante provinciale della Guardia di Finanza che lo gira al Prefetto di Udine. 

 

L’iniziativa trova il favore delle autorità amministrative e  di conseguenza viene convocato in prefettura. il prefetto diventerà il primo promotore dell’iniziativa. 

L’attività ha enorme successo. I giornali danno grande risalto all’iniziativa, altre sezioni d’Italia copiano il progetto. 

Il prefetto di Udine chiede al Comandante provinciale dei Carabinieri un’informativa sul salemitano al fine di valutare se il siciliano possiede i requisiti per proporlo come cavaliere della Repubblica. 

L’alto ufficiale dell’Arma alla luce dei risultati di servizio e associativi considera Francesco Marino meritevole dell’altra onorificenza. 

Dopo l’iter burocratico necessario, il 2 giugno del 2015  il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, autorizza il cancelliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, a registrare il salemitano Francesco Marino al n. 1932 – serie VI dell’albo dei cavalieri. 

Nel frattempo, la  sua esperienza operativa e i titoli accademici acquisiti vengono notati dalle università della terza età di Latisana e Lignano Sabbiadoro  e qui ancora oggi insegna Diritto e Criminologia  ai numerosi corsisti.

 

Il cavaliere Francesco Marino, ha tenuto a sottolineare che la sua e’ la testimonianza concreta che “il destino non è scritto nel fango in cui si affondano i piedi da bambini, ma nella forza dei passi che si decide di compiere”

Il suo non è stato un viaggio di sola fortuna, aggiunge, ma una scalata fatta di studio e rigore: due lauree e due master non sono stati semplici pezzi di carta, ma i gradini di una scala faticosa, salita con la stessa tenacia con cui si risale il greto di un fiume in piena. Ogni incarico di servizio, ogni città attraversata lungo lo Stivale, ha aggiunto un tassello a un mosaico di eccellenza che ha radici profonde nella terra siciliana.

Non un racconto da libro Cuore, quindi ma una storia autentica di vita vissuta.

Dalle sponde di una fiumara dimenticata e segnata dalle cicatrici del terremoto e avvolta dal silenzio dell'isolamento, Francesco,  e’ riuscito a costruire un ponte  verso gli altri e le istituzioni.

 

Francesco, il "fiumarolo" diventato Cavaliere, è la prova vivente che anche dal letto di un torrente secco può nascere una sorgente di immenso valore.

Nel giorno della cerimonia, nel palazzo della Prefettura , per tutti lui era un esempio di dedizione e successo. E mentre gli veniva appesa sul petto il simbolo di Cavaliere della Repubblica, il “fiumarolo” Francesco  sicuramente avrà pensato che era il  riconoscimento ad un uomo  che ha permesso alla povertà delle proprie origini di limitare la ricchezza dei suoi sogni. 

E poco conta se per la sua gente, giù nella valle dominata dal Castello, era rimasto sempre e solo "il fiumarolo". Quello che da bambino portava la capra al fiume e che aveva imparato a leggere la forza della corrente prima ancora di saper leggere i libri.

 

 

Franco Ciro Lo Re