A Marsala l'esperienza di Alleanza Verdi e Sinistra lascia una fotografia dai contorni chiari: tanta presenza politica, ma il risultato finale è amaro. Per una manciata di voti il partito non riesce a conquistare un seggio in Consiglio comunale, nonostante una campagna elettorale intensa e una visibilità che pochi altri soggetti politici hanno avuto.
AVS ha scelto di stare accanto alla sindaca eletta Andreana Patti sin dall'inizio del percorso. Ha partecipato agli incontri pubblici, organizzato eventi, promosso iniziative sui temi ambientali e sociali e, soprattutto, è riuscita a ottenere una rappresentanza nell'esecutivo comunale con la nomina di un assessore, Daniele Nuccio. Elementi che, sulla carta, avrebbero dovuto tradursi in una presenza istituzionale anche dentro l'aula consiliare. E invece qualcosa non ha funzionato.
Non sul piano dell'impegno, né su quello della partecipazione. Il problema sembra essere stato un altro: l'identità politica. In una competizione elettorale caratterizzata da liste fortemente personalistiche e da candidati capaci di attrarre voti trasversali, AVS non è riuscita a rendere riconoscibile il proprio progetto. Ha parlato molto, ma non sempre è riuscita a far comprendere perché un elettore avrebbe dovuto scegliere proprio quel simbolo.
Rinuncia ai temi centrali
La difficoltà di AVS non è stata soltanto elettorale. È stata soprattutto politica. Perché nel corso della campagna il partito ha progressivamente rinunciato a caratterizzarsi sui temi che avrebbero dovuto rappresentarne il tratto distintivo.
Il caso più evidente riguarda lo Stagnone, uno dei principali dossier ambientali e di sviluppo del territorio marsalese. Su una questione che avrebbe richiesto una posizione chiara, dentro l'area che faceva riferimento ad AVS sono emerse sensibilità differenti. Da una parte chi sosteneva la necessità di uno sviluppo dell'area, dall'altra chi assisteva in silenzio a scelte e impostazioni che andavano in direzione opposta. Una contraddizione che non è mai stata affrontata pubblicamente e che ha finito per indebolire la credibilità del messaggio politico.
Se un partito che mette ambiente e sostenibilità al centro della propria proposta rinuncia a guidare il dibattito proprio sul tema più rilevante del territorio, inevitabilmente perde la propria riconoscibilità. E quando la riconoscibilità viene meno, diventa difficile chiedere agli elettori un voto di appartenenza.
Ma c'è un altro elemento che ha pesato. AVS ha accettato di partecipare a una competizione elettorale fondata sulla "mescolanza" politica, rinunciando a tracciare confini netti. Nella stessa coalizione hanno convissuto esponenti provenienti dal centrosinistra e figure riconducibili al centrodestra, spesso presentate sotto l'etichetta rassicurante del civismo.
Una scelta legittima dal punto di vista elettorale, ma che ha inevitabilmente generato confusione. Perché una cosa è il campo largo costruito attorno a una visione politica condivisa, altra cosa è un contenitore nel quale finiscono culture politiche molto diverse e spesso incompatibili. A Marsala non si è assistito a un centrosinistra che allarga i propri confini, ma a una coalizione nella quale centrodestra, civismo e centrosinistra hanno finito per convivere senza una vera sintesi politica.
AVS ha accettato questo, ha scelto di essere parte del progetto vincente, ma al prezzo di diluire il proprio profilo.
AVS esce da queste elezioni con un assessore e senza consiglieri. Un risultato che racconta contemporaneamente una vittoria e una sconfitta. La vittoria di aver partecipato alla costruzione di un progetto vincente. La sconfitta di non essere riuscita a far percepire agli elettori una identità abbastanza forte da meritare un posto in Consiglio comunale. E pone una domanda: fino a quando durerà un assessorato che non ha coperture politiche?