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14/06/2026 06:00:00

Quel mondo che inizia e finisce a Triscina

«Il mondo inizia e finisce a Triscina». È in questi termini che Niccolò Ammaniti, nel suo ultimo romanzo “Il custode”, descrive lo stato d’animo che soltanto chi vive a Triscina – che sia per un Agosto o per tutta la vita – conosce veramente bene. Perché metterci piede vuol dire già abbandonare quello che si capisce del mondo, forse pure del vivere civile.

 

A Triscina non ha senso niente: a partire dal fatto che la strada principale, la via del Mediterraneo (o via Uno) non si avvicina al mare mai, lo guarda da lontano; o perché non esiste nemmeno un centro, il che implica che non ci sia nemmeno una periferia.

 

Lo spazio abitato si allarga per chilometri, e non c’è un nucleo – ma tanti piccoli nuclei, ognuno dei quali ha cercato il suo accesso al mare, in nell’indifferenza totale verso il resto del paese: per cui non c’è una (vera) piazza, e il tentativo di realizzarne una (decisione, si può dire, calata dall’alto) è fallito miseramente, perché manca il desiderio di averla. A Triscina non c’è una reale volontà di aggregarsi; c’è la volontà di disperdersi, e di guardare soltanto al mare davanti a sé.

 

Questo isolamento, voluto e profondo, è al centro delle vite dei personaggi di “Il custode”. Una famiglia, i Vasciaveo, che nasconde nel bagno di casa un segreto millenario, un mostro mitologico che li separa dal resto del mondo. Per i Vasciaveo non c’è contatto esterno possibile, e anzi: quando entrano nelle loro vite le due turiste francesi – Arianna e Saskia – che danno il via alla trama del romanzo, l’equilibrio familiare si spezza irreparabilmente.

 

Nilo, il tredicenne protagonista, per tutte le 175 pagine del libro lotta tra la volontà di aprirsi al mondo (quello delle due francesi) e la necessità di chiudersi tra le mura di casa, e di assolvere al suo destino: mantenere tutto per com’è; proteggere l’eredità della sua famiglia, e il segreto che custodisce.

 

 

 

Certo la storia si muove anche in una Triscina immaginaria, dentro un spazio che è – allo stesso tempo – dilatato e fatto di brevi distanze. E fa strano leggere di personaggi che frequentano abitualmente il «centro commerciale di Agrigento», come se Agrigento fosse dietro casa. O di una gita all’Etna che provoca al protagonista un curioso «mal di mare», per via di una distorsione dello spazio mai in effetti chiarita.

 

Nel libro viene anche menzionata una comunità indiana, e un matrimonio in stile Bollywood per le strade di Campobello di Mazara. («[...] da una via laterale è arrivato un suono assordante di trombe e tamburi, piú che musica sembrava un’esplosione, ed è sbucato un indiano secco secco a cavallo con il turbante e un vestito d’oro e turchese e dietro una banda di indiani colorati che danzavano ancheggiando e muovendo le braccia»).

 

Ciò nonostante, il senso del libro si intreccia con quello della borgata. E persino la scelta del segreto, quello da custodire dentro il bagno, dice molto di Triscina – e di chi ci abita. Perché quello che la famiglia nasconde (e questo è uno spoiler, che lo stesso autore ha rivelato, ma che non tutti vorranno leggere per non rovinare l’effetto sorpresa) è la Gorgone. È Medusa. La stessa ritratta nel frontone del Tempio C, di cui oggi restano pochi frammenti.

 

E Medusa, lì sopra l’acropoli da dove osservava una parte (Marinella) e l’altra (Triscina) di questo pezzo di costa, forse ha fatto più che “proteggere” Selinunte. Perché il suo sguardo, come vuole la leggenda, pietrifica e Triscina sembra essere rimasta vittima di quella maledizione. Tanto che, a distanza di decenni dalla sua nascita, è ancora immobile. E immobile resterà, chissà per quanto tempo, sempre uguale a sé stessa: con le «casette costruite una sull’altra, senza strade e piani regolatori, senza fogne e permessi, senza progetti o disegni».

 

Come dice Nilo, il protagonista, verso la fine del romanzo, «a Triscina sarei rimasto per sempre, a custodire l’unico essere al mondo piú sfortunato di me». Medusa, sì, ma anche lo spirito di questo posto. E lo stesso fa chi ci vive, lo stesso facciamo noi ancora oggi.

 

Daria Costanzo



Cultura | 2026-06-14 06:00:00
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Quel mondo che inizia e finisce a Triscina

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