Erice, Lorenzo escluso dal Grest: il sistema che si attiva sempre dopo
Lorenzo è un bambino.
Frequenta la scuola primaria, gioca, corre, si distrae, si entusiasma, fa qualche marachella e pratica sport come tanti suoi coetanei. Lorenzo ha anche la sindrome di Down, una condizione genetica che comporta bisogni e attenzioni particolari, ma che non esaurisce ciò che è.
Per questo la decisione unilaterale della "New Sporting Club Erice" asd di interrompere la sua partecipazione al Grest dopo appena una settimana, ha provocato dolore, rabbia e una discussione che nelle ultime ore ha coinvolto famiglie, associazioni, amministratori pubblici e operatori del settore.
Una vicenda che, partita da un post sui social, è rapidamente diventata qualcosa di più di una semplice controversia tra una famiglia e una struttura sportiva.
A rendere pubblica la vicenda sono stati i genitori di Lorenzo.
Una scelta non abituale per una famiglia da sempre molto riservata. Stavolta, però, hanno deciso di esporsi apertamente, pubblicando anche una fotografia del figlio.
L'obiettivo, spiegano, non era soltanto raccontare ciò che è accaduto a Lorenzo, ma dare voce a tante altre famiglie che vivono situazioni simili senza trovare la forza o il coraggio di parlarne pubblicamente.
Non è un aspetto secondario. Molte famiglie tendono a vivere in silenzio episodi di esclusione, difficoltà relazionali o ostacoli nell'accesso alle attività educative e ricreative. Non perché manchi la volontà di reagire, ma perché spesso denunciare un disagio significa inevitabilmente esporre anche una parte molto intima della propria vita familiare.
Rendere pubblico un episodio come questo comporta infatti, indirettamente, rendere pubblica anche la condizione del proprio figlio.
Una scelta che non tutti si sentono di compiere. Molti genitori temono etichette, giudizi, pietismo o l'idea che la persona venga identificata prima dalla sua disabilità e solo dopo dalla sua individualità.
Per questo il tema della disabilità continua, talvolta, a essere vissuto come un fatto privato, quasi da custodire entro i confini familiari.
Eppure proprio questo silenzio rischia di rendere invisibili problemi che invece riguardano molte persone.
Ed è anche per questo che il racconto della famiglia di Lorenzo ha trovato immediatamente tante reazioni.
Nei commenti, numerosi genitori hanno raccontato esperienze analoghe, riconoscendosi in una sensazione comune: quella di dover affrontare da soli difficoltà che, in realtà, hanno una dimensione collettiva e sociale.
Quando una famiglia decide di raccontare pubblicamente la propria esperienza, quindi, non sta soltanto parlando di sé.
Sta contribuendo a rendere visibile una realtà che spesso rimane nascosta, permettendo ad altre famiglie di sentirsi meno sole e alla comunità di interrogarsi sui propri limiti e sulle proprie responsabilità.
Secondo il racconto dei genitori di Lorenzo, al momento dell'iscrizione al Grest, la condizione del bambino era stata illustrata con chiarezza.
In un primo momento, sarebbero emerse alcune perplessità legate all'organizzazione del servizio e alla mancanza di personale dedicato.
Immediatamente dopo, però, la struttura avrebbe dato la propria disponibilità ad accogliere Lorenzo.
La famiglia procede quindi con l'iscrizione e con il pagamento della quota settimanale.
Nei giorni successivi ai genitori arrivano feedback rassicuranti.
"Gli operatori ci dicevano che Lorenzo stava lavorando, giocando, integrandosi e imparando nuove regole", raccontano i genitori.
Con gli alti ed i bassi, i capricci e le marachelle di un qualsiasi bambino di sei anni.
Poi la comunicazione che cambia tutto.
Dalla settimana successiva Lorenzo non avrebbe più potuto partecipare alle attività.
Secondo la famiglia, i comportamenti segnalati riguardavano episodi riconducibili alla normale vivacità di un bambino: qualche difficoltà di attenzione, il desiderio di utilizzare il gioco di un'altra bambino, il mancato riordino di alcuni materiali o la tendenza a spostarsi verso attività ritenute più interessanti.
Ma il punto che i genitori contestano non riguarda soltanto la decisione finale della società, ma la sensazione che non sia stato costruito un vero percorso di confronto per individuare possibili soluzioni condivise. Perchè Giuseppe e Myriam, la mamma ed il papà di Lorenzo, sarebbero stati disponibili ad affiancare un Asacom a loro spese a Lorenzo, per esempio: nella loro esperienza di educatori ed animatori salesiani, la stella polare è quella di trovare soluzioni che escludano nessuno.
La replica della società sportiva
Dopo la diffusione del post, è arrivata anche la posizione della New Sporting Club - taggata per correttezza dal papà di Lorenzo - anche se solo con un paio di commenti. Nessun confronto con i genitori ha seguito il post.
La società si dice sinceramente dispiaciuta che la decisione sia stata percepita come un rifiuto e respinge qualsiasi lettura discriminatoria della vicenda.
"Quando abbiamo accolto Lorenzo al nostro Grest lo abbiamo fatto con la volontà di offrirgli un'esperienza positiva e inclusiva", spiegano dalla struttura.
La società ricorda che fin dall'inizio era stato chiarito come il servizio fosse organizzato con un rapporto di un istruttore ogni dieci bambini e senza personale dedicato all'assistenza individuale.
Secondo la ricostruzione fornita dalla struttura, durante la settimana sarebbero emerse esigenze che richiedevano un'attenzione continua e costante da parte dell'istruttrice, rendendo sempre più difficile garantire contemporaneamente la sicurezza, il benessere e la corretta supervisione dell'intero gruppo.
"La decisione non nasce da una mancanza di volontà inclusiva né da un giudizio nei confronti di Lorenzo", afferma la società. "Nasce dalla consapevolezza dei limiti organizzativi della struttura e delle risorse attualmente disponibili".
La New Sporting Club sostiene inoltre che la valutazione iniziale era stata effettuata sulla base delle informazioni ricevute e ritenute compatibili con il modello organizzativo del Grest. L'esperienza concreta avrebbe però evidenziato esigenze diverse da quelle inizialmente prospettate.
Una posizione che, pur non convincendo del tutto la famiglia, sposta il dibattito su un terreno più ampio.
Quando finisce la scuola
Per comprendere perché la vicenda abbia suscitato una reazione così forte bisogna forse allargare lo sguardo.
Durante l'anno scolastico l'inclusione è sostenuta da una rete fatta di insegnanti di sostegno, assistenti all'autonomia e alla comunicazione, progetti educativi personalizzati e servizi che accompagnano quotidianamente gli studenti con disabilità. E che spesso viene messa in discussione dalle istituzioni che dovrebbero granatirla, a causa delle risorse limitate degli Enti.
Quando arriva l'estate, però, quella rete si interrompe o si riduce drasticamente.
È in quel momento che molte famiglie si trovano a cercare centri estivi, attività sportive e luoghi di socializzazione capaci di garantire continuità ai percorsi di inclusione.
Ed è proprio qui che emergono spesso le difficoltà.
La vicenda riporta 'attenzione su un tema che molte famiglie sollevano da anni: la carenza di centri diurni e servizi educativi continuativi capaci di accogliere bambini e ragazzi con disabilità durante tutto l'anno e, soprattutto, nei mesi estivi.
Strutture che operino con personale qualificato, metodi adeguati e percorsi costruiti sulle specificità di ciascuno. Non si tratta soltanto di offrire un luogo dove trascorrere il tempo libero, ma di garantire continuità ai percorsi educativi, relazionali e di autonomia costruiti durante l'anno scolastico. Allo stesso tempo, questi servizi rappresentano un sostegno fondamentale per le famiglie, che spesso si trovano a sostenere un carico assistenziale, organizzativo ed emotivo molto impegnativo senza poter contare su una rete adeguata di supporto.
Il risultato è che l'inclusione, pur riconosciuta come valore condiviso, finisce spesso per scontrarsi con limiti organizzativi ed economici molto concreti.
"Il sistema si attiva quando c'è il problema"
Nelle ore successive alla pubblicazione del post, il padre di Lorenzo è tornato sull'argomento con una riflessione che prova ad andare oltre il singolo episodio.
"Il sistema si attiva nel momento del bisogno e non prima", osserva.
Secondo lui, il vero nodo riguarda il collegamento tra i diversi soggetti che si occupano di inclusione: "Nonostante il lavoro svolto, il sistema sembrerebbe essere scollegato".
Da qui la richiesta di una programmazione più efficace tra amministrazioni pubbliche, enti locali e operatori del settore.
"Sarebbe auspicabile una programmazione tra amministrazioni e operatori del settore, soprattutto a ridosso del periodo estivo, quando in assenza delle attività scolastiche, dove l'inclusione è già realtà, le famiglie si trovano a dover interagire soltanto con uffici comunali spesso sottodimensionati e oberati di pratiche".
Una riflessione che trova riscontro anche nelle tante testimonianze emerse sotto il post.
Decine di famiglie hanno raccontato esperienze simili, segnalando difficoltà nell'accesso alle attività extrascolastiche o la necessità di ricorrere a soluzioni private per garantire ai propri figli opportunità di socializzazione e partecipazione.
La solidarietà e una nuova partenza
La vicenda ha generato una forte mobilitazione.
Numerosi cittadini, associazioni e rappresentanti delle istituzioni hanno espresso vicinanza alla famiglia. Alcune realtà del territorio si sono rese disponibili a individuare percorsi alternativi e a mettere a disposizione figure specializzate per accompagnare Lorenzo nelle attività estive.
Una rete di solidarietà che ha prodotto un risultato immediato.
"Oggi Lorenzo ha iniziato la sua nuova avventura all'oratorio salesiano", racconta il padre.
Una buona notizia che chiude almeno temporaneamente questa storia.
Ma resta aperta la domanda che il caso Lorenzo ha posto alla città.
Perché la questione non riguarda soltanto un bambino, una famiglia o un Grest.
Riguarda la capacità di una comunità di trasformare l'inclusione da principio condiviso a pratica quotidiana.
E riguarda soprattutto ciò che accade quando la scuola chiude e le famiglie si ritrovano da sole a cercare risposte.
Perché è proprio in quei momenti che si misura la forza di una rete. E, forse, il grado di inclusione reale di un territorio.
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