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16/06/2026 10:04:00

Dalle polemiche alle borse di studio: l'Associazione Antiracket di Marsala prova a ripartire

Per anni è stata al centro di polemiche, inchieste, esposti e perfino di storie giornalistiche che che hanno superato i confini della provincia di Trapani. Oggi l'Associazione Antimafie e Antiracket "La Verità Vive" di Marsala tenta di voltare pagina e rilancia la propria attività pubblica.

 

L'associazione, che negli ultimi anni è stata travolta da una lunga stagione di controversie, tra cui un'indagine per presunta truffa ai danni dello Stato nei confronti dei vertici - conclusasi poi con l'archiviazione - e con l'esclusione dall'elenco prefettizio delle associazioni antiracket riconosciute, ha annunciato l'assegnazione di sette borse di studio a studenti delle scuole secondarie di primo grado della città.

 

I risarcimenti dei processi trasformati in premi agli studenti

 

Secondo quanto comunicato dall'associazione, le borse di studio (l'importo non è stato reso noto) sono state finanziate con le somme ottenute come risarcimento nei procedimenti giudiziari nei quali l'organizzazione si è costituita parte civile contro esponenti della criminalità organizzata.

«Si tratta di denaro proveniente dalle tasche di appartenenti alla criminalità mafiosa», afferma il presidente Giacomo Costigliola, sottolineando il valore simbolico dell'iniziativa.

Le borse sono state assegnate nell'ambito del concorso "Il valore della legalità", alla sua prima edizione, che ha coinvolto diversi istituti scolastici marsalesi.

 

Gli elaborati sui simboli dell'antimafia

 

Gli studenti premiati hanno realizzato lavori dedicati a figure che hanno segnato la storia dell'antimafia e dell'impegno civile: i magistrati Rosario Livatino, Giangiacomo Ciaccio Montalto e Rocco Chinnici, don Pino Puglisi, il giornalista Mauro Rostagno, l'agente della polizia penitenziaria Giuseppe Montalto e il sindacalista Vito Pipitone.

Al progetto hanno partecipato l'Istituto Comprensivo "Stefano Pellegrino", l'IC "Luigi Sturzo-Asta", la scuola "Cavour-Mazzini" e l'IC "De Gasperi-De Vita".

L'avvocato Giuseppe Gandolfo, il "dominus" dell'associazione,  ha definito l'iniziativa un modo per «restituire alla collettività ciò che la criminalità organizzata ha tentato di sottrarre». Potevano pensarci prima, verrebbe da aggiungere, dopo anni di inchieste di Tp24 che cercavano di fare luce proprio sul modo in cui l'associazione, specializzata appunto nella costituzione di parte civile nei processi, utilizza quei soldi. 

 

Un tentativo di rilancio

 

L'iniziativa arriva in una fase delicata per l'associazione marsalese. Negli ultimi anni "La Verità Vive" è stata protagonista di un acceso dibattito pubblico che ne ha messo in discussione ruolo e operato. L'associazione, che si chiamava inizialmente Paolo Borsellino, ha dovuto cambiare nome dopo una diffida del figlio di Borsellino, Manfredi.