Resta in carcere Giacomo Tamburello, il narcotrafficante campobellese considerato dagli investigatori uno dei principali custodi del patrimonio accumulato attorno alla rete criminale di Matteo Messina Denaro.
Il Tribunale del Riesame di Palermo ha infatti respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai difensori dell'uomo arrestato lo scorso maggio nell'ambito della maxi operazione internazionale della Guardia di Finanza coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Un'inchiesta che aveva portato al sequestro di beni per oltre 200 milioni di euro tra Italia, Spagna, Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano e Principato di Monaco.
Al momento dell'arresto Tamburello si trovava agli arresti domiciliari nell'abitazione della madre a Campobello di Mazara, lo stesso paese che negli ultimi anni della sua latitanza aveva ospitato Matteo Messina Denaro.
Il tesoro accumulato con il narcotraffico
Secondo la ricostruzione della Procura di Palermo, Tamburello avrebbe costruito nel corso di oltre quarant'anni un enorme patrimonio economico grazie al traffico internazionale di stupefacenti.
Ex commerciante di abbigliamento, sarebbe riuscito a trasformarsi in uno dei più importanti narcotrafficanti legati agli ambienti mafiosi della provincia di Trapani. Nonostante arresti, processi e periodi trascorsi nelle carceri italiane e spagnole, non avrebbe mai interrotto i propri affari nel settore della droga.
L'indagine che ha portato alla scoperta del patrimonio nascosto è partita da una segnalazione proveniente da una banca di Andorra, insospettita dagli ingenti capitali presenti sui conti riconducibili all'ex moglie di Tamburello. Da quel primo accertamento, gli investigatori hanno ricostruito una rete di società, investimenti immobiliari, conti correnti e partecipazioni finanziarie sparse in diversi Paesi.
In carcere anche il figlio e l'ex moglie
Nella stessa operazione sono finiti in carcere anche il figlio Luca Tamburello e l'ex moglie Maria Antonia Bruno, residenti in Spagna. Per entrambi sono tuttora in corso le procedure di estradizione verso l'Italia.
Secondo gli inquirenti, il patrimonio sarebbe stato gestito nel tempo proprio dai familiari più stretti del narcotrafficante, attraverso una complessa rete di società e strumenti finanziari internazionali.
I rapporti con Cosa Nostra e il mandamento di Castelvetrano
Particolarmente pesante è il quadro tracciato dagli investigatori sui rapporti tra Tamburello e la mafia trapanese.
Nel provvedimento del gip si legge infatti che le sue attività criminali sarebbero state caratterizzate da un "consapevole rapporto di contiguità funzionale con Cosa Nostra", con particolare riferimento alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara e al mandamento di Castelvetrano.
Le indagini individuano collegamenti con alcuni dei nomi storici della mafia trapanese, da Nunzio Spezia all'avvocato Antonio Messina, fino a Leonardo Bonafede, esponente di una delle famiglie più vicine ai Messina Denaro e alleato del boss Francesco Messina Denaro, padre di Matteo.
È proprio su questi rapporti che si concentra una parte importante dell'inchiesta, che punta a ricostruire non solo il percorso dei soldi accumulati con il narcotraffico, ma anche il sistema economico che per decenni avrebbe sostenuto gli interessi del mandamento mafioso di Castelvetrano.
Con la decisione del Riesame, Tamburello resta dunque in carcere. Ma l'inchiesta sul patrimonio internazionale riconducibile alla rete economica di Matteo Messina Denaro è tutt'altro che conclusa.