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22/06/2026 08:22:00

Messina Denaro, convalidato l'arresto per Burrafato: in casa reperti archeologici e una pistola

Non solo una pistola nascosta nel giardino di casa, ma anche monete antiche, reperti archeologici e oggetti di valore storico. Sono gli elementi emersi dalla perquisizione eseguita nella villa di Francesco Burrafato, 84 anni, ex primario ospedaliero ed ex direttore sanitario dell'ospedale di Castelvetrano, arrestato nei giorni scorsi nell'ambito dell'inchiesta che ruota attorno alla rete di sostegno della latitanza di Matteo Messina Denaro.

Il Gip del Tribunale di Trapani, Cristina Carrara, ha convalidato l'arresto in flagranza e confermato la misura degli arresti domiciliari, concessa anche in considerazione dell'età dell'indagato.

 

L'arma nascosta nel giardino

La perquisizione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo ed eseguita dai carabinieri del Ros nella proprietà di via Sant'Anna, a Erice, ha portato alla scoperta di una pistola Taurus calibro 38 con matricola abrasa, perfettamente funzionante e corredata da munizioni.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l'arma era stata occultata all'interno di un contenitore nascosto nel terreno, vicino all'abitazione. Assieme alla pistola sarebbero stati rinvenuti proiettili, prodotti per la manutenzione delle armi e altro materiale collegato alla custodia dell'arma.

Proprio il possesso dell'arma clandestina ha fatto scattare l'arresto in flagranza per violazione della normativa sulle armi.

 

Le monete antiche e il contenitore "Mentos"

Durante le operazioni di ricerca, gli investigatori hanno trovato anche un secondo nascondiglio sotterraneo. All'interno di un contenitore metallico con la scritta "Mentos" sono state recuperate decine di monete antiche appartenenti a diverse epoche storiche, oltre ad alcuni oggetti preziosi. Gli accertamenti affidati agli esperti dovranno stabilire l'effettivo valore storico e archeologico dei reperti rinvenuti. Tra il materiale sequestrato figurano anche numerosi manufatti ritenuti di interesse archeologico, alcuni dei quali riconducibili a periodi molto antichi. Gli investigatori sospettano che la scelta di custodirli sottoterra possa indicare la consapevolezza della loro provenienza illecita.

 

Il presunto ruolo nella rete del boss

Burrafato è indagato a piede libero per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena, aggravati dall'agevolazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, avrebbe fatto parte della cerchia di persone che negli anni avrebbero sostenuto Matteo Messina Denaro durante la sua lunga latitanza.

L'ex medico viene ritenuto dagli investigatori il presunto "Parmigiano", nome in codice che compare in alcuni pizzini attribuiti al capomafia castelvetranese e indirizzati alla sorella Rosalia.

Per la magistratura si tratterebbe di una persona considerata particolarmente affidabile dal boss, inserita in una rete di soggetti che avrebbero contribuito a fornire supporto logistico ed economico durante oltre trent'anni di latitanza.

 

Le indagini proseguono

Oltre alla contestazione relativa all'arma clandestina, Burrafato è ora sotto inchiesta anche per la detenzione e la presunta ricettazione dei reperti archeologici sequestrati nella sua proprietà.

Nei prossimi giorni saranno eseguite ulteriori verifiche balistiche sulla pistola per accertare se sia mai stata utilizzata in episodi criminosi, mentre gli specialisti del settore archeologico analizzeranno il materiale recuperato per determinarne provenienza, valore e rilevanza storica.

L'inchiesta della Dda di Palermo prosegue dunque su più fronti, nel tentativo di ricostruire i rapporti e i canali di sostegno che hanno consentito a Matteo Messina Denaro di restare irreperibile per decenni.