Lo scontro politico a Erice entra in una fase sempre più aspra.
Dopo l'attacco del consigliere comunale Vincenzo Maltese, che aveva parlato di "fallimenti amministrativi" e di occasioni mancate sul fronte dei finanziamenti regionali per il Centro comunale di raccolta e per la rete idrica, arriva la dura replica della sindaca Daniela Toscano.
E lo fa con toni tutt'altro che concilianti.
"Quando la propaganda prende il posto della verità", scrive Toscano in una lunga nota, accusando l'opposizione di aver costruito una narrazione "strumentale" e "fuorviante" per colpire l'amministrazione guidata dalla sindaca Daniela Toscano.
Il caso del CCR: "Non un fallimento, ma una procedura mancata"
Uno dei punti contestati dall'opposizione riguarda il mancato accesso a un finanziamento regionale destinato al Centro Comunale di Raccolta.
Secondo Maltese si tratterebbe dell'ennesima occasione persa da parte del Comune. Una lettura che Toscano respinge con decisione.
La sindaca sostiene infatti che il contributo avrebbe avuto un peso economico limitato rispetto alla struttura già esistente e che la mancata partecipazione sarebbe stata determinata dall'impossibilità, da parte degli uffici, di completare entro i termini tutta la documentazione richiesta dal bando.
"Può accadere in qualsiasi amministrazione", afferma la prima cittadina, che invita a non trasformare una vicenda tecnico-amministrativa in una sua responsabilità politica diretta.
La polemica sui fondi per la rete idrica
Ancora più dura la replica sul tema dell'emergenza acqua.
Nei giorni scorsi Maltese aveva sostenuto che il mancato finanziamento dei progetti relativi alla rete idrica rappresentasse una grave responsabilità politica dell'amministrazione ericina, arrivando a parlare di una città lasciata senza prospettive per affrontare la crisi idrica.
Una ricostruzione che Toscano definisce "falsa e profondamente fuorviante".
La sindaca ricorda infatti che i progetti inseriti nella graduatoria regionale non erano stati presentati dal Comune di Erice, ma dall'ATI Idrico di Trapani, soggetto competente per la pianificazione degli interventi sul servizio idrico integrato.
E soprattutto evidenzia un dato che sta alimentando il dibattito in tutta la provincia: quasi tutti i progetti presentati dal territorio trapanese sono rimasti esclusi dal finanziamento regionale.
Infatti, sarebbero rimasti fuori interventi riguardanti Alcamo, Castelvetrano, Custonaci, Erice, Gibellina, Marsala, Mazara del Vallo, Misiliscemi, Paceco, Partanna, Petrosino, Salaparuta, Santa Ninfa e Trapani. L'unico progetto ammesso al finanziamento sarebbe stato quello del Comune di Poggioreale.
Una circostanza che nelle ultime settimane ha acceso numerose polemiche sulla capacità progettuale dell'ATI e sui criteri adottati dalla Regione nella selezione delle domande.
Un confronto che guarda già alle elezioni
La replica di Daniela Toscano non si limita però al merito delle questioni.
Nel documento emerge chiaramente una lettura politica dello scontro. Per la sindaca, infatti, l'opposizione starebbe cercando di costruire una campagna elettorale permanente in vista delle amministrative del 2027, enfatizzando ogni criticità e ignorando invece i risultati ottenuti dalla sua amministrazione.
Toscano rivendica infatti i numerosi finanziamenti ottenuti negli ultimi anni per opere pubbliche, scuole, impianti sportivi, asili nido, interventi di rigenerazione urbana, il campus universitario e i lavori di recupero del patrimonio storico cittadino.
"Quattro anni di opposizione hanno prodotto poco o nulla", afferma, accusando gli avversari di essersi improvvisamente riscoperti combattivi a ridosso della campagna elettorale.
Al di là dello scontro politico, resta però una questione che continua a pesare sul territorio.
Perché la provincia di Trapani, una delle aree siciliane maggiormente colpite dall'emergenza idrica degli ultimi anni, è riuscita a ottenere un solo finanziamento tra quelli richiesti?
È una domanda che va oltre le schermaglie tra maggioranza e opposizione e che chiama in causa l'intero sistema: i Comuni, l'ATI Idrico, la qualità dei progetti presentati e, infine, la stessa Regione Siciliana.
Su questo terreno, più che le accuse reciproche, saranno probabilmente le risposte concrete a fare la differenza.