Il Tribunale di Marsala ha accolto la richiesta dell’avvocato difensore Ferdinando Di Franco di processare con rito abbreviato, condizionato ad una testimonianza, l’insegnante Floriana Calcagno, una delle amanti del defunto boss mafioso Matteo Messina Denaro, rinviata a giudizio lo scorso 12 febbraio dal gup di Palermo per favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza di pena.
Il Tribunale, però, non ha accolto le eccezioni difensive di incompetenza territoriale e di “inutilizzabilità” delle intercettazioni effettuate a seguito di decreto di proroga delle stesse. Floriana Calcagno si era spontaneamente presentata ai magistrati della procura di Palermo il 21 gennaio 2023, cinque giorni dopo l’arresto del capomafia. Ai pm raccontò di aver scoperto solo allora chi fosse l’uomo che per mesi aveva frequentato e con cui aveva avuto una relazione, sostenendo che a lei si era presentato col nome di Francesco Salsi e che le aveva detto di essere un medico anestesista in pensione. I due, sempre nel racconto di Calcagno, si sarebbero conosciuti nel 2022 in un supermercato a Campobello di Mazara. Ma le indagini del Ros hanno accertato che il ruolo dell’insegnante negli ultimi due anni di latitanza del boss sarebbe stato ben altro: lei e il ricercato si sarebbero frequentati a lungo e la insegnante avrebbe ospitato l'amante nella sua casa al mare. Diverse le immagini visionate dopo la cattura del padrino in cui i due sono insieme in auto, in cui lei lo “scorta” precedendolo con la sua macchina per accertarsi che non ci siano posti di blocco o gli porta pacchi nel covo di Campobello di Mazara. Per l’avvocato Di Franco si sarebbe trattato, però, di “una brevissima storia sentimentale nella quale mai è stata rivelata la vera identità dell’uomo e di cui non si è potuto dubitare per l’episodicità degli incontri”. Ma alla donna i magistrati della Dda (pm Bruno Brucoli) contestano di aver assicurato al boss latitante “sostegno logistico, aiuto e supporto morale e materiale, nel territorio di Campobello di Mazara, Mazara, Tre Fontane e in altre località della provincia e di avergli assicurato, attraverso un sistema di staffetta con la propria vettura, la possibilità di spostarsi da un comune all’altro”. Per ricostruire il suo ruolo, gli inquirenti hanno utilizzato non solo gli appunti del padrino trovati nel covo, ma anche le lettere scritte da un’altra amante del boss, la maestra Laura Bonafede. La donna aveva scoperto la relazione ed era gelosissima della Calcagno.