C'è una vita che è durata appena nove anni e che, a distanza di sedici dalla sua morte, continua a parlare al cuore di migliaia di persone.
Oggi, venerdì 26 giugno, la Chiesa di Trapani compie il primo passo ufficiale verso il riconoscimento di quella testimonianza di fede: alle 18, nella Cattedrale di San Lorenzo, si apre la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Manuel Foderà, il bambino di Calatafimi Segesta, scomparso il 20 luglio 2010 dopo una lunga e dolorosa malattia.
Sarà il vescovo di Trapani, monsignor Pietro Maria Fragnelli, ad aprire ufficialmente l'inchiesta canonica con la prima sessione pubblica del Tribunale diocesano. Un momento solenne che segna l'avvio della fase istruttoria della causa e che coincide anche con il 49° anniversario di ordinazione sacerdotale dello stesso presule. Al termine, alle 19, Fragnelli presiederà una concelebrazione eucaristica.
La cerimonia inaugurale, della durata di circa trenta minuti, sarà dedicata al giuramento del vescovo, dei componenti del Tribunale e del postulatore della causa e verrà trasmessa in diretta sul canale YouTube della Diocesi di Trapani.
Il primo passo verso gli altari
L'apertura della fase diocesana rappresenta uno dei passaggi fondamentali previsti dalla Chiesa per il riconoscimento della santità.
Da oggi inizierà un lavoro destinato a durare mesi, durante il quale saranno raccolte testimonianze, documenti, scritti e ogni elemento utile a ricostruire la vita, la fede e la reputazione di santità di Manuel.
Il Tribunale sarà guidato da don Emanuel Mancuso, delegato vescovile, con don Luca Milazzo nel ruolo di promotore di giustizia e don Giovan Battista Lipari come notaio.
Il postulatore è il professor Francesco Catozzella, docente di Diritto matrimoniale canonico alla Pontificia Università Lateranense e avvocato rotale, che seguirà la causa fino alle successive fasi romane.
Accanto al Tribunale continuerà a operare anche la Commissione Storica diocesana, presieduta da don Liborio Palmeri e composta da Stefania La Via e don Giuseppe Grignano, incaricata di raccogliere documenti, fotografie, lettere e gli scritti inediti del piccolo Manuel.
Conclusa l'inchiesta diocesana, tutta la documentazione sarà trasmessa al Dicastero delle Cause dei Santi, in Vaticano, che valuterà la validità dell'istruttoria e l'eventuale riconoscimento dell'eroicità delle virtù. Solo successivamente potranno essere esaminati eventuali miracoli attribuiti alla sua intercessione, passaggio necessario per la beatificazione.
Chi era Manuel Foderà
Originario di Calatafimi Segesta, Manuel Foderà morì il 20 luglio 2010 a soli nove anni, dopo avere combattuto per lungo tempo contro una grave malattia.
La sua storia è rimasta impressa nella memoria della comunità non solo per la sofferenza vissuta, quanto per il modo con cui seppe affrontarla.
Chi lo ha conosciuto racconta di un bambino capace di trasmettere serenità, speranza e fiducia anche nei momenti più difficili.
Una fede semplice ma profonda, vissuta con una maturità che colpì familiari, sacerdoti, medici e volontari che gli furono accanto durante il percorso della malattia.
Negli anni successivi alla sua morte, attorno alla sua figura è nata una spontanea devozione popolare.
Pellegrinaggi, incontri di preghiera, testimonianze e celebrazioni hanno continuato a mantenere viva la memoria di Manuel oltre i confini della diocesi di Trapani, tanto che la sua vicenda è diventata un punto di riferimento per molte famiglie che affrontano il dolore della malattia e della perdita di un figlio.
Una figura che parla anche ai giovani
L'apertura della causa di beatificazione si inserisce in un percorso che negli ultimi anni ha visto la Chiesa cattolica valorizzare figure di santità vissute nell'infanzia e nell'adolescenza.
Da santa Maria Goretti ai più recenti Carlo Acutis e Antonietta Meo, sono numerosi gli esempi proposti come modelli di fede per le nuove generazioni.
In questo contesto, si colloca anche la figura di Manuel Foderà, che la diocesi descrive come un piccolo "guerriero della luce": un bambino che ha trasformato la prova della malattia in una testimonianza di speranza e affidamento a Dio.
Per la Chiesa trapanese quella di oggi non rappresenta soltanto l'apertura di un procedimento canonico.
È il riconoscimento di una storia che, nel tempo, ha continuato a generare fede e consolazione, diventando patrimonio spirituale di un'intera comunità.