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29/06/2026 22:00:00

Selinunte, ricorso al Tar contro il deposito dei mastelli in un bene confiscato 

È destinata ad approdare davanti al Tribunale amministrativo la vicenda del bene confiscato alla mafia trasformato in deposito per i contenitori della raccolta differenziata delle attività commerciali di Selinunte. Una scelta dell'amministrazione comunale di Castelvetrano che ha suscitato la protesta di alcuni residenti del borgo marinaro, convinti che quella destinazione d'uso sia incompatibile con la natura dell'immobile e con il contesto turistico in cui si trova.

Al centro della controversia c'è un edificio incompiuto, confiscato in passato a Giuseppe Grigoli, ritenuto prestanome del boss Matteo Messina Denaro, situato in via Marco Polo, una delle arterie principali del paese, frequentata ogni giorno da residenti e turisti e cuore della movida estiva.

Una residente, dopo aver chiesto senza successo al Comune la revoca in autotutela del provvedimento, ha deciso di impugnare l'atto davanti al Tar, sostenendo che l'utilizzo dell'immobile come deposito dei mastelli destinati ai commercianti non rispetterebbe la normativa sui beni confiscati.

 

Le contestazioni dei residenti

Secondo chi ha promosso il ricorso, la presenza di un deposito per i contenitori dei rifiuti in pieno centro turistico rischierebbe di creare disagi, soprattutto durante la stagione estiva, quando migliaia di persone percorrono quotidianamente la via che costeggia il mare.

Nel ricorso viene inoltre evidenziato come il Codice Antimafia stabilisca che gli immobili confiscati e trasferiti ai Comuni debbano essere destinati a finalità istituzionali o sociali. Per il legale della ricorrente, l'utilizzo scelto dall'amministrazione avrebbe invece una funzione esclusivamente logistica a beneficio di alcune attività economiche private, senza rientrare tra gli impieghi previsti dalla legge.

 

Dubbi anche sulla procedura di assegnazione

Oltre alla destinazione dell'immobile, vengono contestate anche le modalità con cui sarebbe stata concessa la disponibilità della struttura.

Secondo il ricorso, l'assegnazione sarebbe avvenuta direttamente, senza una procedura pubblica che garantisse trasparenza, pubblicità e parità di trattamento, principi che - secondo la tesi della ricorrente - dovrebbero essere rispettati quando un ente locale concede in uso un bene confiscato.

Viene inoltre evidenziata l'assenza di una procedura comparativa tra eventuali soggetti interessati e di una convenzione che disciplini durata, modalità di utilizzo e controlli.

 

La vicenda passa ora al Tar

Dopo il rigetto dell'istanza di revoca da parte del Comune di Castelvetrano, la questione approderà ora davanti ai giudici amministrativi, chiamati a stabilire se la destinazione del bene confiscato e le modalità della sua assegnazione siano conformi alla normativa vigente.

La decisione del Tar potrebbe chiarire i limiti entro cui i Comuni possono utilizzare gli immobili sottratti alla criminalità organizzata, soprattutto quando tali beni si trovano in aree di particolare valore turistico e urbanistico.



Cronaca | 2026-06-29 15:58:00
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