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30/06/2026 14:15:00

Dipendenti pubblici timbravano il badge e andavano a pescare: 14 misure cautelari

Quattordici misure cautelari per presunti casi di assenteismo tra dipendenti del Comune di Palermo e della Reset, società partecipata dell’ente. L’ordinanza è stata eseguita dai finanzieri del Comando provinciale di Palermo, su disposizione del Gip del Tribunale.

 

I provvedimenti riguardano 5 dipendenti comunali con mansioni di messo notificatore e 9 addetti della Reset impiegati come giardinieri. Le misure prevedono la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio fino a un massimo di tre mesi e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

I reati ipotizzati sono truffa aggravata ai danni di un ente pubblico e falsa attestazione della presenza in servizio.

 

Le indagini della Guardia di Finanza

Le indagini sono state condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, sotto il coordinamento della Procura.

Gli accertamenti sono stati svolti attraverso pedinamenti, appostamenti, videosorveglianza, analisi documentali e verifiche sui tabulati delle timbrature dei badge.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni messi notificatori, dopo aver timbrato regolarmente l’inizio del turno e l’uscita dagli uffici per “servizio esterno”, si sarebbero recati a casa o in altri luoghi, tra outlet, centri commerciali, bar, negozi, centri scommesse e mercatini rionali.

In più occasioni avrebbero attestato tentativi di notifica di atti che, secondo l’accusa, non sarebbero stati realmente eseguiti, con possibile danno per i cittadini destinatari.

 

Pesca, campi coltivati e badge timbrati dai colleghi

Tra i casi documentati dalla Guardia di Finanza ci sono dipendenti che, pur risultando formalmente in servizio, si sarebbero dedicati alla pesca o alla coltivazione di terreni. Il tempo sottratto al lavoro, in alcuni casi, avrebbe raggiunto anche le cinque ore nell’arco della giornata.

Per gli addetti della Reset, gli investigatori hanno rilevato un sistema di timbrature dei badge personali effettuate, in entrata o in uscita, da colleghi compiacenti.

Un meccanismo di scambio reciproco di favori che avrebbe consentito ad alcuni indagati di arrivare più tardi sul luogo di lavoro o di allontanarsi in anticipo.

Nel complesso sono oltre 550 gli episodi di falsa attestazione della presenza ricostruiti nel corso delle indagini.

 

L’obiettivo dell’operazione

La Guardia di Finanza sottolinea che l’operazione rientra nelle attività di contrasto agli illeciti ai danni della Pubblica amministrazione, agli sprechi di denaro pubblico e alle condotte che incidono sulla qualità dei servizi forniti ai cittadini.

Per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.