Il medico di medicina generale è il primo presidio sanitario che ogni cittadino conosce. Quello che firma ricette, segue le malattie croniche, intercetta i primi sintomi, evita ricoveri inutili e, spesso, rappresenta l'unico punto di riferimento per gli anziani. Eppure il medico di famiglia è oggi una figura sempre più rara.
In Sicilia, e nella provincia di Trapani in particolare, la medicina generale attraversa una crisi strutturale: pensionamenti, pochi giovani disposti a raccogliere il testimone, studi sovraccarichi e una riforma nazionale rimasta incompiuta. Nel frattempo il PNRR ha costruito le Case della Comunità, destinate a diventare il cuore dell'assistenza territoriale. La domanda è inevitabile: chi ci lavorerà?
I numeri e il paradosso
I medici di medicina generale in attività in Sicilia sono 3.654, i cittadini assistiti 4.088.658. La media, secondo l'analisi più recente della Fondazione Gimbe, aggiornata al 1° gennaio 2025, è di 1.177 assistiti per medico.
In provincia di Trapani i medici di medicina generale sono circa 337, con 350.349 cittadini assistiti. La media provinciale è quindi di circa 1.040 assistiti per medico.
La media è però fuorviante. Molti medici, soprattutto nei grandi Comuni come Marsala, Trapani, Alcamo e Mazara del Vallo, hanno già raggiunto il massimale di 1.500 assistiti, mentre altri operano nelle aree interne con un numero inferiore di pazienti. È questo il motivo per cui, pur avendo formalmente 337 medici, molti cittadini faticano ancora a trovare un medico disponibile.
Da marzo ad aprile 2026 sono stati assegnati medici di base a Trapani, Favignana, due a Marsala centro, due ad Alcamo, Paceco, Erice, Santa Ninfa, Partanna, Poggioreale e Salaparuta.
La vera criticità emerge dagli ambiti carenti: risultano ripetutamente in difficoltà soprattutto Pantelleria, Favignana, San Vito Lo Capo, Castellammare del Golfo, Custonaci, Valderice e Petrosino.
La Regione Siciliana non ha ancora pubblicato il decreto con gli ambiti territoriali carenti della medicina generale per il 2026. Si tratta del provvedimento che fotografa le sedi rimaste senza medico di famiglia e che costituisce la base per le nuove assegnazioni. Sul portale regionale risultano invece pubblicate le graduatorie dei medici e gli atti relativi agli incarichi vacanti del 2025.
La Regione, quindi, continua a bandire incarichi vacanti mentre contemporaneamente chiede ai medici di entrare nel nuovo modello delle Case della Comunità. Il paradosso è proprio questo: mancano medici di famiglia, cresce il numero dei pensionamenti, aumenta il carico di assistiti e, nel frattempo, si costruiscono nuove strutture territoriali che avranno bisogno proprio di quei medici.
Il nodo Case della Comunità
Nel febbraio 2026 l'ASP Trapani è stata tra le prime aziende sanitarie siciliane a firmare un accordo con FIMMG, SNAMI e SMI per inserire i medici di famiglia nelle Case della Comunità. La sperimentazione è partita da Partanna.
Successivamente l'ASP ha costituito le 15 Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), cioè i gruppi di medici destinati a lavorare in rete nelle nuove strutture territoriali.
La situazione in provincia di Trapani
Sono in totale 13 le Case della Comunità e tutte risultano attive. Un ingegnere indipendente le ha visionate e ha redatto apposita relazione. Non sono però ancora del tutto ultimate: al loro interno sono presenti lavori in corso. È invece arrivata tutta la strumentazione di ultima generazione.
Ogni Casa della Comunità ha un medico referente che coordina le attività attraverso le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT). L'ASP Trapani ha individuato nel 2026 tre referenti per il territorio di Marsala: Silvia Ferracane (Marsala Centro), Giovanni Chirco (Marsala Nord) e Vincenzo Sammartano (Marsala Sud).
Per quanto riguarda la Casa della Comunità di Marsala (piazza Francesco Pizzo), l'organigramma aziendale individua: Cesare Ferrari, direttore del Distretto sanitario; Carmela Li Vigni, responsabile dell'Ufficio infermieristico; Andrea Giacona, coordinatore infermieristico.
Non è ancora reso noto l’elenco dei medici che hanno deciso di prestarvi servizio.
La contraddizione
Da una parte lo Stato aveva ipotizzato una riforma che avrebbe portato i medici di famiglia a lavorare stabilmente nelle Case della Comunità. Quella riforma è stata poi ridimensionata dopo il confronto con le Regioni e i sindacati.
Dall'altra, l'ASP Trapani ha già avviato il modello organizzativo previsto dal DM 77, chiedendo comunque ai medici di partecipare alle nuove strutture territoriali. In pratica: la riforma nazionale si è fermata, ma l'organizzazione sul territorio sta andando avanti.
Per mesi il Governo nazionale aveva lavorato a una riforma destinata a cambiare profondamente il ruolo del medico di famiglia: dipendenza dal Servizio sanitario nazionale, presenza obbligatoria nelle Case della Comunità, nuovo sistema di organizzazione del lavoro.
Lo scontro con i sindacati e le divisioni nella maggioranza hanno fermato la riforma. Al momento è rimasta soltanto una soluzione molto più limitata: l'inserimento di un impegno fino a sei ore settimanali nelle Case della Comunità attraverso il rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale.
La questione, infatti, è tutta qui: il Governo ha dovuto fare marcia indietro proprio mentre il PNRR imponeva di rendere operative le nuove strutture.