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30/06/2026 09:02:00

Gibellina, Orestiadi: tre giorni per celebrare il centenario della nascita di Dario Fo

La 45esima edizione del Festival delle Orestiadi entra nel vivo al Baglio Di Stefano con tre giorni dedicati a Dario Fo.

Dal 3 al 5 luglio, Gibellina celebra il centenario della nascita del premio Nobel con un progetto speciale fatto di teatro, nuova produzione, laboratorio narrativo e festa.

L’edizione 2026 del festival, diretta da Alfio Scuderi, ha per titolo “Atti di resistenza contemporanea” ed è pensata come un’edizione speciale tra arte e teatro, nell’anno di Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea.

Fo e il Belice

L’omaggio non nasce solo da una ricorrenza.

Dario Fo ebbe un legame diretto con Gibellina e con il Belice dopo il terremoto del 1968. Fu tra i primi artisti a portare il teatro tra gli sfollati, recitando “Mistero Buffo” nelle baracche.

Le Orestiadi ripartono da questa memoria: non una celebrazione da archivio, ma un progetto che rimette in scena la lingua teatrale di Fo, fatta di satira, racconto popolare, corpo, politica e invenzione.

Il 3 luglio Ugo Dighero con “Francesco lu Santu Jullare”

Il primo appuntamento al Baglio Di Stefano è venerdì 3 luglio, alle 21, con “Francesco lu Santu Jullare”, testo di Dario Fo interpretato da Ugo Dighero.

La regia è di Giorgio Gallione. Lo spettacolo è una coproduzione Teatro Nazionale di Genova e CMC/Nidodiragno, con la collaborazione del Teatro della Juta.

Fo costruisce un racconto non agiografico di San Francesco, lavorando su leggende popolari, testi del Trecento e documenti storici.

Il suo Francesco non è una figura immobile, ma un uomo che sceglie di stare dalla parte degli ultimi, rifiuta privilegi e ipocrisie, parla agli uomini, ai lupi e agli uccelli, e trasforma la parola in gesto di fraternità.

Lo spettacolo seguirà anche una seconda linea: il viaggio storico di Francesco nel mondo cristiano e, insieme, la rivoluzione riformatrice avviata da Papa Francesco nella Chiesa contemporanea.

Il 4 luglio la prima nazionale di “Libere”

Sabato 4 luglio, alle 21, andrà in scena “Libere”, prima nazionale nata per Gibellina.

Lo spettacolo è tratto da tre monologhi scritti da Dario Fo con e per Franca Rame: “Una donna sola”, “La mamma fricchettona” e “La Medea”.

La cura è di Silvia Ajelli, in scena con Eletta Del Castillo e Gaia Insenga. Le musiche originali saranno eseguite dal vivo da Giulia Mei.

Il progetto, realizzato in collaborazione con la Fondazione Fo Rame ETS, mette al centro la condizione femminile. I testi arrivano dagli anni Settanta e dalle battaglie del movimento femminista, ma parlano ancora al presente.

Silvia Ajelli spiega il senso dell’operazione: alcune istanze sono state superate, altre restano attuali. Per questo le storie di ieri vengono affiancate alle canzoni di Giulia Mei, che aprono lo sguardo sulle questioni femminili di oggi.

La festa per Gibellina Capitale

Sempre il 4 luglio, alle 22.30, dopo lo spettacolo, la serata continuerà sulla Terrazza del Baglio Di Stefano con “Una festa per la Capitale”.

Sul palco ci sarà la band palermitana “A Noi ci piace Vintage”, guidata da Vincenzo Ferrera e Dario Sulis.

Con loro Tommaso Chirco, Salvo Correri, Antonio Furceri e Tiziana Venturella.

La band festeggia vent’anni di attività musicale e accompagnerà l’avvio del festival al Baglio in un anno speciale per Gibellina.

Il 5 luglio “Lazzaro Affabulato”

Domenica 5 luglio, alle 19.30, il progetto dedicato a Fo si chiuderà con “Lazzaro Affabulato”.

Si tratta della restituzione scenica del laboratorio curato da Marco Baliani attorno all’affabulazione di Dario Fo.

Il punto di partenza sarà uno dei frammenti più noti di “Mistero Buffo”: la resurrezione di Lazzaro.

Baliani lavora sull’oralità narrante, sulla capacità della parola di far nascere immagini e renderle vive davanti agli ascoltatori. Lazzaro diventa così una metafora del racconto: ogni volta che una storia viene detta, qualcosa torna a vivere.

Un omaggio nel segno della scena

Il progetto su Dario Fo tiene insieme tre dimensioni.

C’è il teatro del premio Nobel, con il suo linguaggio irregolare e popolare. C’è il rapporto con Gibellina, nato nel momento più duro della storia del Belice. E c’è il presente, con una domanda che resta aperta: che cosa può fare ancora oggi il teatro davanti alle fratture del mondo.

Le Orestiadi rispondono con tre giorni di scena, parola e comunità.

I biglietti sono acquistabili online sul sito www.fondazioneorestiadi.it.