Sabato scorso è calato a Marsala il sipario sulla XI edizione della History & Politics (H&P) Summer School. Il tema era: “Politics After Tomorrow. Teorie e istituzioni per il XXI secolo”. Le lezioni hanno analizzato la complessità del presente con un focus su libertà, diritti, istituzioni e democrazia.
Una lezione tenuta da Giovanni Borgognone, professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino, ha riguardato la Silicon Valley e l’ordine politico.
La vasta area situata a sud di San Francisco, in California, è ritenuta il principale centro mondiale dell’innovazione tecnologica, fornendo infrastrutture e strumenti algoritmici – come intelligenza artificiale, Big Data e sistemi di sorveglianza – che abilitano nuove forme di tecnocrazia.
Attraverso il “solutionism tecnologico”, l’ideologia secondo cui qualsiasi problema sociale, politico o umano, per quanto complesso, possa avere una soluzione semplice fondata su app, algoritmi o dispositivi, si tende a ignorare le cause profonde, riducendo questioni sistemiche a “rebus tecnici” da risolvere.
L’alleanza tra le Big Tech – Google, Apple, Meta, Amazon e Microsoft (GAFAM) – a cui alcuni analisti aggiungono Tesla e NVIDIA, e la destra americana si è negli anni rafforzata, creando un asse tra i giganti della tecnologia e l’amministrazione Trump. Questo legame si fonda su convergenze di interessi economici – deregolamentazione e tagli fiscali – e su visioni geopolitiche comuni.
Le multinazionali sostengono l’agenda della deregulation per ridurre i vincoli antitrust e le tutele sulla privacy, con l’obiettivo di competere in modo più aggressivo a livello globale, in particolare nei confronti della Cina.
Inoltre, si è recentemente consolidata una comunità di intenti sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale come asset strategico. Emerge così la volontà, anche attraverso l’occupazione delle istituzioni, di costruire un’egemonia culturale di matrice gramsciana.
In questo senso, lo slogan “All politics is downstream of culture”, mutuato dal pensiero del filosofo sardo, diventa uno dei riferimenti ideologici con cui una parte della destra americana, in particolare l’area MAGA, punta a ridefinire i rapporti tra politica, cultura e potere, con il rischio di uno slittamento dalla democrazia verso forme di tecnocrazia.
Vittorio Alfieri