Altro che unità: nel PD Trapani scoppia il caso Licari
Altro che partito unito. Nel Partito Democratico trapanese la tregua sembra definitivamente archiviata e le prime conseguenze politiche sono già arrivate. A certificare che qualcosa si è rotto è la decisione di Giovannella Licari di dimettersi dalla segreteria provinciale guidata da Valeria Battaglia.
Non un comunicato interno, non una nota riservata agli iscritti. Licari sceglie i social, il luogo dove oggi la politica rende pubbliche le proprie fratture. Lo fa senza alzare i toni, ma il messaggio è di quelli che pesano. Le parole sono misurate, il significato molto meno: “Un anno fa ho scelto la strada del congresso unitario della segretaria del PD di Trapani, con una visione ben precisa. Oggi, non riscontrando più nel lavoro della segreteria provinciale quelle motivazioni di partenza, ho rassegnato le mie dimissioni”.
Poche righe che valgono molto più di un documento politico. Perché Licari non lascia per ragioni personali, né parla di impegni incompatibili. Il punto è esclusivamente politico: quella “visione” che aveva sostenuto il congresso unitario, a suo giudizio, non esiste più.
E poi la frase che suona come la definitiva presa di distanza: “Arriva un momento in cui bisogna lasciare la mano”. Una formula elegante, persino affettuosa nei toni, ma che fotografa una perdita di fiducia nella guida del partito.
Il resto del messaggio è un modo per ribadire che non è il PD a essere messo in discussione, bensì chi oggi lo dirige: “Rimango una donna democratica e da lì comincio le mie nuove sfide. Ad maiora semper”. Un passaggio che sembra voler sgomberare il campo da qualsiasi equivoco: non è un addio al Partito Democratico, è un addio a questo modo di guidarlo.
Le dimissioni arrivano in un momento tutt’altro che casuale. Da settimane nel PD provinciale cresce il malcontento verso una segreteria percepita da molti come poco incisiva, incapace di esercitare una vera funzione di sintesi tra le diverse anime del partito. La scelta del congresso unitario, che avrebbe dovuto archiviare le divisioni interne, sembra oggi mostrare tutte le sue fragilità.
Quello che doveva essere il congresso della pacificazione rischia di trasformarsi nel congresso delle occasioni perdute. L’unità costruita un anno fa appare sempre più come una tregua temporanea più che un progetto politico condiviso. Le correnti, rimaste silenziose per mesi, hanno ripreso a muoversi, mentre il gruppo dirigente fatica a imporre una linea riconoscibile.
La decisione di Licari potrebbe non restare un caso isolato. In politica, soprattutto nei partiti, le dimissioni raramente sono un fatto individuale. Più spesso rappresentano il sintomo di un disagio più profondo.
Per la segretaria provinciale Valeria Battaglia è probabilmente il momento più delicato dall’inizio del mandato. La domanda che ora attraversa il Partito Democratico trapanese è semplice: quella di Giovannella Licari è una scelta personale oppure è il primo segnale di una resa dei conti ormai inevitabile?
Valeria Battaglia, la segretaria invisibile
Non c’è una linea politica che faccia riferimento a lei, non incide nei percorsi, non indica una strada piuttosto che un’altra. Valeria Battaglia, segretaria provinciale del PD, appare anonima in una fase in cui la politica avrebbe bisogno di una guida riconoscibile e non estemporanea.
La sua elezione era stata fortemente voluta da Dario Safina. Una candidatura nata con un obiettivo preciso: congelare gli equilibri interni, evitare lo scontro aperto tra le correnti e mantenere il partito in un’apparente tranquillità.
Ma la politica non si governa con il silenzio, né con gli equilibrismi. Quella del “siamo tutti uniti” si è rivelata ben presto una narrazione costruita più per l’esterno che per la realtà dei fatti. Sotto la superficie, le correnti hanno continuato a combattersi, i malumori sono cresciuti e le ambizioni personali hanno ripreso il sopravvento.
Era solo questione di tempo prima che la rappresentazione di un partito compatto lasciasse spazio alla realtà: un equilibrio precario destinato a rompersi alla prima vera prova politica.
In un momento storico in cui i partiti avrebbero bisogno di leadership solide, autorevoli e capaci di tenere insieme sensibilità diverse, il PD trapanese si ritrova con una guida che non lascia traccia del proprio passaggio. Più che dirigere, osserva. Più che costruire, rincorre gli eventi.
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