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10/07/2026 18:40:00

Andrea Bonafede, l'amico del boss: definitiva la condanna per favoreggiamento, cade l'accusa di mafia

La Cassazione chiude uno dei primi processi nati dopo la cattura di Matteo Messina Denaro. Diventa definitiva la condanna a sei anni di reclusione per Andrea Bonafede, l'operaio comunale di Campobello di Mazara che, secondo i giudici, aiutò il boss durante la latitanza. Cade però definitivamente l'accusa più grave: non era un appartenente a Cosa nostra, ma un favoreggiatore.

La Suprema Corte ha infatti respinto il ricorso della Procura generale, che chiedeva di riconoscere nei confronti dell'imputato il reato di associazione mafiosa. Per i magistrati restano provati gli aiuti forniti al capomafia, ma non l'inserimento stabile dell'operaio nell'organizzazione mafiosa.

 

L'uomo di fiducia nei giorni della malattia

 

Andrea Bonafede, omonimo e cugino del geometra che prestò la propria identità a Matteo Messina Denaro per le cure mediche, apparteneva alla ristretta cerchia di persone di cui il boss si fidava maggiormente.

Il suo ruolo emerge soprattutto nei giorni in cui il capomafia scoprì di essere malato di tumore.

Il 3 novembre 2020 Matteo Messina Denaro ricevette la diagnosi. Il giorno successivo Bonafede attivò una nuova scheda telefonica utilizzando un vecchio cellulare. Attraverso l'analisi delle celle telefoniche, i carabinieri del Ros ricostruirono i movimenti dei due apparecchi.

Il 5 novembre entrambi risultavano nell'area dell'ospedale "Abele Ajello" di Mazara del Vallo. Il giorno seguente il telefono di Bonafede seguì gli spostamenti del boss durante la visita specialistica effettuata sotto il falso nome del geometra Andrea Bonafede.

Pochi giorni dopo, il 13 novembre, Messina Denaro venne sottoposto al primo intervento chirurgico. Il 18 novembre le utenze telefoniche risultavano nuovamente agganciare la stessa cella di Campobello di Mazara: il boss era rientrato nel suo rifugio.

 

Dal "favore" alle prove

 

In un primo momento all'operaio era stato contestato soltanto il ritiro delle ricette mediche prescritte dal medico Alfonso Tumbarello.

Durante l'interrogatorio di garanzia sostenne di avere fatto semplicemente un favore, senza sapere che quei farmaci fossero destinati al latitante.

Con il procedere delle indagini, però, il quadro accusatorio si ampliò.

Tra gli elementi valorizzati dalla Procura c'era anche un video registrato il 13 gennaio 2023, appena tre giorni prima dell'arresto del boss. Le immagini mostravano Matteo Messina Denaro per le strade di Campobello di Mazara mentre Andrea Bonafede arrivava a bordo di un'autovettura del Comune. I due si fermavano a parlare prima che l'operaio riprendesse il suo percorso.

 

Perché non è mafia

 

Quel materiale investigativo, tuttavia, non è bastato a dimostrare l'appartenenza dell'operaio a Cosa nostra.

La difesa, rappresentata dall'avvocato Tommaso De Lisi, è riuscita a smontare uno dei punti centrali dell'accusa: non è stato possibile provare oltre ogni ragionevole dubbio che fosse sempre Andrea Bonafede ad accompagnare Messina Denaro in altri spostamenti attribuiti al boss, come il viaggio a Palermo nel 2012 per realizzare un tatuaggio sotto falso nome o quello del 2015 in una salumeria del capoluogo.

Nelle motivazioni della sentenza d'appello, poi confermate dalla Cassazione, i giudici hanno sottolineato come i contatti tra i due si inserissero "nel solco di un rapporto personale", senza dimostrare una stabile partecipazione dell'imputato all'organizzazione mafiosa.

La distinzione è giuridicamente decisiva: Bonafede ha certamente aiutato il latitante, ma questo non basta, secondo i giudici, a qualificare la sua condotta come partecipazione a Cosa nostra.

 

"Ho perso tutto"

 

Nel corso dell'inchiesta Andrea Bonafede aveva ammesso il peso delle conseguenze della vicenda.

"La mia vita ormai è finita, ho perso tutto", disse al pubblico ministero Gianluca De Leo durante un interrogatorio in carcere.

Con la decisione della Cassazione la sua posizione giudiziaria diventa definitiva. La pena di sei anni dovrà essere interamente eseguita, ma viene definitivamente esclusa l'accusa di associazione mafiosa, uno dei punti più controversi dei processi nati dopo la cattura di Matteo Messina Denaro.