Diga Trinità. I Guardiani del Territorio: "Turbine, PVC e la favola dell'acqua che non c'è"
La nuova rete irrigua della diga Trinità, nel territorio tra Castelvetrano e Mazara del Vallo, è stata presentata dalla Regione come un investimento strategico per l'agricoltura del Trapanese. Ma c'è chi invita a guardare oltre inaugurazioni e cantieri. L'associazione I Guardiani del Territorio contesta infatti l'impostazione del progetto, sostenendo che il vero nodo resta la scarsa disponibilità d'acqua nell'invaso.
Secondo l'associazione, mentre si annunciano interventi tecnologici come turbine per la produzione di energia idroelettrica, sistemi di telecontrollo, automazione e circa venti chilometri di nuove condotte in PVC, manca ancora una risposta sul futuro della diga Trinità, che – si legge nella nota – sarebbe ancora priva del collaudo definitivo e utilizzabile solo in parte della sua capacità.
Nel mirino dei Guardiani del Territorio c'è anche l'inaugurazione del cantiere, alla quale hanno partecipato rappresentanti dell'Assessorato regionale all'Agricoltura e del Consorzio di Bonifica. L'associazione sottolinea invece l'assenza dell'Assessorato regionale dell'Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità e del Dipartimento Acqua e Rifiuti, che hanno competenza sulla gestione delle dighe siciliane.
"La vera questione - sostengono - è capire a cosa serva una rete di distribuzione moderna se il serbatoio da cui dovrebbe partire l'acqua resta ben al di sotto della sua piena capacità". Per i Guardiani del Territorio il rischio è quello di investire sulle infrastrutture di distribuzione senza risolvere il problema principale, cioè la disponibilità della risorsa idrica.
L'associazione chiede quindi alla Regione di affiancare agli interventi già finanziati anche il collaudo definitivo delle dighe Trinità e Rubino, un piano straordinario di manutenzione degli invasi e un cronoprogramma pubblico sugli interventi necessari per riportare le strutture alla piena efficienza.
Infine, i Guardiani del Territorio sollecitano il governo regionale a chiarire agli agricoltori della provincia di Trapani quali siano i tempi previsti per risolvere quella che definiscono la vera criticità del sistema irriguo: la limitata capacità degli invasi di accumulare acqua.
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