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12/07/2026 06:00:00

Ospedale di Marsala. "Mio marito ricoverato in terapia intensiva, ma i farmaci dobbiamo procurarli noi"

E siamo alle solite, verrebbe da scrivere. Tutte le volte in cui ci sono delle segnalazioni che riguardano la sanità trapanese accadono due cose: il cittadino segnala un problema, vissuto sulla pelle; la sanità dice che non è vero.

 

La denuncia questa volta riguarda un paziente di 62 anni ricoverato in terapia intensiva cardiologica all'ospedale di Marsala, affetto da una grave patologia cardiaca e sottoposto a dialisi a giorni alterni. Una famiglia che vive ore di angoscia. E una denuncia che, se confermata, aprirebbe interrogativi pesantissimi sulla gestione dell'assistenza ospedaliera.

A lanciare l'allarme è la moglie, che racconta quanto starebbe vivendo. Secondo il suo racconto, l'uomo, già più volte ricoverato in passato per problemi cardiaci, avrebbe bisogno di una terapia farmacologica indispensabile per la sua sopravvivenza. Ma, sempre secondo la denuncia della donna, quei medicinali non sarebbero disponibili in reparto: “Ci hanno detto di procurarli noi”, ha detto la signora, spiegando di essersi rivolta anche al medico di medicina generale, il quale le avrebbe riferito di non poter prescrivere farmaci destinati a un paziente già ricoverato, trattandosi di una competenza dell’ospedale.

Una vicenda che, se corrispondente al vero, sarebbe di una gravità assoluta. Quando un paziente viene ricoverato in una struttura ospedaliera, è infatti la struttura stessa a dover garantire la continuità terapeutica e la somministrazione dei farmaci necessari durante la degenza, salvo casi particolari che dovrebbero comunque essere adeguatamente motivati e comunicati ai familiari.

 

Denuncia durissima.

La moglie del paziente afferma: “Questi farmaci lo tengono in vita ventiquattr'ore su ventiquattro. Com'è possibile che debbano essere i familiari a recuperarli? Se dovesse succedere qualcosa, di chi sarebbe la responsabilità?”.

Domande che meritano una risposta immediata. Perché se davvero un reparto ospedaliero non fosse in grado di garantire medicinali salvavita a un paziente ricoverato, ci troveremmo davanti a un fatto che va ben oltre il semplice disservizio: sarebbe il sintomo di una sanità incapace di assicurare uno dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, quello alla tutela della salute.

La sanità pubblica non può chiedere ai familiari di sostituirsi all'ospedale nella ricerca dei farmaci necessari alla cura di un ricoverato. Chi entra in ospedale deve poter contare su un'assistenza completa, continua e sicura.

 

Naturalmente spetterà all'ASP Trapani e alla direzione sanitaria dell'ospedale Paolo Borsellino chiarire con urgenza quanto denunciato, spiegando se vi sia stata un'effettiva indisponibilità dei medicinali indicati dalla famiglia, se si sia trattato di un equivoco organizzativo oppure di una situazione diversa. La vicenda, però, non può essere liquidata nel silenzio.

 

Quando una famiglia arriva a denunciare pubblicamente il timore che un proprio caro possa non ricevere cure essenziali, la sanità ha il dovere morale e istituzionale di fornire risposte immediate, trasparenti e documentate.

Perché dietro ogni cartella clinica c'è una persona. E dietro ogni persona c'è una famiglia che pretende una sola cosa: la certezza che chi entra in ospedale riceva tutto ciò che serve per essere curato.