Custonaci inaugura il MAC, museo d’arte in marmo sul golfo di Cornino
Custonaci inaugura il suo museo d’arte contemporanea all’aperto. Mercoledì 15 luglio, alle 19, sarà aperto il MAC, spazio espositivo senza pareti affacciato sul golfo di Cornino, con oltre dieci opere in marmo.
Il progetto nasce nel percorso di Gibellina Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2026 e si inserisce nel calendario territoriale del dossier “Portami il futuro”.
L’obiettivo è mettere in rete luoghi diversi della Sicilia occidentale, unendo arte pubblica, paesaggio e identità locali.
Il marmo diventa linguaggio artistico
A Custonaci la materia scelta non poteva che essere il marmo. È il materiale che racconta la storia economica, produttiva e sociale del territorio, da sempre legato alle cave e alla lavorazione della pietra.
«Un materiale che racconta la storia del lavoro, dell’arte e dell’economia locale», spiega il sindaco Fabrizio Fonte.
Il museo prende lo stesso nome del MAC di Gibellina e si propone come un laboratorio aperto, dove la creazione artistica diventa esperienza collettiva e il paesaggio stesso parte dell’opera.
Non è un museo tradizionale, chiuso in sale e percorsi interni, ma un luogo espositivo con viali affacciati sul mare e opere pensate per dialogare con il contesto.
Le prime opere del museo
Il primo nucleo del MAC di Custonaci è nato nel 2025 con opere realizzate da artisti italiani.
Tra queste ci sono “Albero sicano” di Stefano Volpe, “La porta dell’infinito” di Giacomo Sparasci e “Memoria e futuro” di Bruno Melappioni.
In quest’ultima opera, un blocco di marmo locale dialoga con una lamiera traforata che raffigura la sagoma stilizzata di una donna gravida, simbolo di vita, fertilità e continuità generazionale.
Negli ultimi mesi il museo si è ampliato con nuove installazioni e ha avviato collaborazioni con istituzioni artistiche e accademiche.
Il percorso ha coinvolto anche scuole e associazioni culturali in progetti di educazione all’arte, con l’obiettivo di promuovere Custonaci come destinazione culturale sostenibile.
Le nuove installazioni
Tra le opere installate lo scorso anno ci sono “Inno alla poesia” di Giuseppe Cortese, dedicata al centenario della nascita di Dino Grammatico, conosciuto nel mondo poetico come Dino D’Erice, e “Mangiatutto” di Nicola Martini.
Fa parte del percorso anche “La donna che sostiene il mondo” di Gerry Bianco.
L’installazione, collocata pochi giorni fa, pesa dieci tonnellate e mette al centro la figura materna della terra, come atto d’amore verso il genere femminile.
Il MAC nasce così dall’incontro tra arte contemporanea e materia locale. Il marmo esce dalla sola dimensione produttiva e diventa strumento di racconto del territorio.
Il legame con Gibellina
È nel rapporto con Gibellina che il progetto assume una dimensione più ampia.
Gibellina ha costruito una parte decisiva della propria identità sulla relazione tra arte, spazio pubblico e rigenerazione. Custonaci entra in questa rete con una specificità propria: il marmo, le cave, Cornino e il rapporto tra costa e montagna.
«Un elemento centrale del progetto è la connessione con Gibellina Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2026», afferma Fonte.
«Custonaci si propone così come nucleo territoriale tematico di questa rete, focalizzato sul dialogo tra arte e materia».
Per il sindaco, il MAC diventa parte di «un sistema diffuso di arte pubblica» che unisce i luoghi simbolici dell’arte contemporanea nella Sicilia occidentale.
Una rete che punta a rafforzare l’idea di una provincia capace di trovare nella creatività un motore di sviluppo e identità.
Una rete di luoghi e comunità
La stessa visione è richiamata da Andrea Cusumano, direttore artistico di Gibellina Capitale.
«Gibellina 2026 nasce con questa ambizione: superare i confini dei singoli luoghi per diventare una rete di relazioni, di paesaggi e di comunità».
Custonaci, aggiunge Cusumano, rappresenta «un tassello strategico» del percorso. Il dialogo tra arte e materia amplia il racconto di Gibellina e mostra come identità diverse possano contribuire a una visione comune.
Anche il sindaco di Gibellina, Salvatore Sutera, insiste sul valore della rete.
«Fare rete significa costruire un ecosistema culturale in cui ogni realtà rafforza l’altra, generando nuove opportunità di crescita, partecipazione e attrattività».
Il paesaggio entra nel museo
L’inaugurazione del MAC arriva mentre il territorio trapanese prova a costruire nuove connessioni culturali.
Gibellina 2026 non viene presentata come un programma circoscritto a una sola città, ma come un processo più ampio, capace di coinvolgere comunità, paesaggi e specificità locali.
Per Custonaci, il museo d’arte in marmo può diventare un nuovo segno identitario.
Da una parte valorizza una materia profondamente legata alla storia produttiva del paese. Dall’altra la trasforma in linguaggio artistico e racconto pubblico.
Il golfo di Cornino diventa parte dell’esperienza. Le opere non sono isolate dal contesto: lo attraversano, lo interpretano e ne propongono una lettura diversa.
La sfida dopo l’inaugurazione
Il 15 luglio si apre un percorso che mette insieme arte contemporanea, memoria del lavoro, paesaggio e partecipazione.
La sfida sarà far vivere il MAC oltre la giornata inaugurale, con visite, attività educative, nuove installazioni, collaborazioni e un rapporto stabile con la comunità.
Custonaci entra così nella rete di Gibellina 2026 con una proposta precisa: raccontare l’arte contemporanea attraverso il marmo e il mare, trasformando un patrimonio materiale in occasione di cultura e identità.
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