Le fattorie eoliche e solari che sotterrano la campagna mazarese
La pace, il silenzio, regnanti nella campagna mazarese di S. Nicola di Mazara, nel pomeriggio di giovedì 9 scorso, sono stati interrotti dal rombo cupo di due Canadair che hanno fatto la spola tra la campagna e il mare per spegnere possibili incendi divampati non distanti dal corridoio di transito.
La curiosità ha spinto a mettere mani al binocolo per individuare la provenienza delle eventuali colonne di fumo che, però, non sono state avvistate. Intorno alle 17 gli aerei non si sono più visti, ma da Castelvetrano è pervenuta comunicazione secondo cui due elicotteri e due Canadair facevano la spola tra la diga Trinità e le campagne circostanti.
La ventosità in attenuazione aveva permesso ai due aerei di continuare a rifornirsi dalla diga per cui non si udiva più il rombo nella piana di S. Nicola. Intorno alle 18:30 si è appreso che i Canadair, con gli elicotteri erano stati impegnati a spegnere incendi proprio tra le campagne di Mazara del Vallo, di Salemi e di Castelvetrano. Campagne invase ormai da fattorie eoliche e da fattorie solari che hanno rischiato di essere raggiunte dalle fiamme. Le contrade di Galasi, Crimesi, Marroccia, Spatulidda, Lippone, Madonna Buona ed altre nel territorio dei tre Comuni, sono state sempre, nel periodo estivo, percorse dagli incendi, ma non si erano visti i Canadair che ora, per tutelare torri eoliche e pannelli fotovoltaici, avranno lavoro assicurato. Le imprese delle energie rinnovabili, con i rilievi e i terreni vallivi in cui scorrono il fiume Delia e il fiume Mazaro, sovraccarichi ormai di torri eoliche e di pannelli fotovoltaici, hanno iniziato a cercare terreni anche nelle Sciare protette del mazarese.
Qui gli incendi ci sono sempre stati per poi fare largo ai vigneti e agli oliveti, ma da qualche anno a questa parte, dopo il primo incendio, nello stesso spezzone di terreno, seguono gli altri fino a ridurre il soprassuolo ad una distesa di cenere o di pietre. Terreni incolti, con rocce affioranti, che venivano ceduti a basso costo, hanno subito un’impennata inimmaginabile, mentre sembra che i proprietari siano in attesa dell’impresa delle rinnovabili, disposta ad acquistare. Sembrerebbe il caso del territorio sottostante la bretella stradale che congiunge la S.S. 115 alla Stazione e alle Sciare di Mazara in cui, dopo gli incendi degli anni pregressi, sfuggiti al Catasto comunale delle aree incendiate, sono stati impiantati i primi pannelli fotovoltaici. E’ impressionante vedere come il nuovo campo fotovoltaico, con gli eucalipti confinanti e altri terreni con oliveti, siano rimasti indenni, mentre il terreno a gariga, a seguire il campo fotovoltaico, è tutto bruciato; pronto per un altro impianto? Povera Mazara del Vallo, città dalle Zone umide spettacolari, con le Sciare costiere e le Fiumare ricche di vita, con la più vasta e ridente campagna della Provincia di Trapani. Paesaggio lasciato in balia di chicchessia come lascia trasparire la storia, scritta, tra il 15/9/1927 e il 15/7/1937, in “Cose Belle di Mazara”, dall’insigne cittadino mazarese Leonardo Bonanno: “L’olivo e il pino sono stati e sono il più bello ornamento di ogni campo e di ogni terra, l’uno per l’utile cultura, l’altro per la sua maestosa bellezza. Gli oliveti immensi che ricoprivano la nostra campagna, specialmente nella zona già da noi descritta, nel triangolo Sant’Elia, San Giorgio, Giangreco, sono stati un po’ alla volta nell’ultimo cinquantennio abbattuti e non sostituiti, per dare luogo e vita alla vigna che doveva riempire le botti e le tasche dei nostri agricoltori, ma che invece ha rovinato l’economia rurale per la pletora di produzione superiore al consumo ed ha distrutto l’estetica dei nostri campi con la sua immensa uniformità non più interrotta dal verde cupo delle piante di olivo.
La maniaca distruzione è avvenuta in un momento in cui c’era la ossessione di trovare nuovi terreni per fare buon vino e da ogni parte e specie da Marsala qui affluivano contadini e borgesi che davano man forte ai vandali nostrani nella sistematica distruzione dei secolari olivi ed oliveti. E il pino che si ergeva maestoso in molti campi, gentile e forte ornamento della nostra terra del sole, ora qui si vede in pochi sparuti esemplari alti e solenni, rotondi e fronzuti, che resisteranno fino a che non verrà qualche vandalo che l’abbatterà per farne legno da lavoro o da fuoco. L’estetica, il senso di bellezza, l’amore del verde di fronte a questi inutili vandalismi degli anni scorsi tralignano e si umiliano ancora con nostro disdoro e dei nostri figli, a cui non possiamo non ricordare quanto grande debba essere la passione per le piante”.
Enzo Sciabica
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