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14/07/2026 09:11:00

Giorgia Meloni a Palermo: "Lo Stato non abbandona questa città, pronti a inviare l'esercito"

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Palermo ha reso omaggio alle vittime delle stragi mafiose, partecipando alla cerimonia di svelamento della Fiat Croma sulla quale viaggiavano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Giuseppe Costanza il 23 maggio 1992. Un momento di forte commozione al Museo del Presente Falcone e Borsellino, ma anche una giornata dedicata alla sicurezza del capoluogo siciliano e al contrasto alla criminalità organizzata.

 

Palermo ha vissuto una giornata segnata dalla memoria e dall’impegno istituzionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata nel capoluogo siciliano per una visita che ha unito il ricordo delle vittime della mafia alle nuove strategie dello Stato contro la criminalità organizzata.

La prima tappa della giornata è stata alla Stele di Capaci, il monumento che ricorda la strage del 23 maggio 1992 nella quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e magistrata Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

“Capaci è uno di quei luoghi che ricordano a tutti noi il sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli uomini della scorta. La memoria è un dovere. L’impegno contro la mafia anche”, ha scritto Meloni sui social, pubblicando il video del suo omaggio alla stele.

 

La Fiat Croma torna a Palermo: un simbolo della memoria

Il momento centrale della visita è stato lo svelamento della Fiat Croma bianca blindata sulla quale viaggiavano Falcone, Morvillo e l’autista Giuseppe Costanza nel giorno della strage di Capaci. L’auto, devastata dall’esplosione del tritolo collocato sull’autostrada A29, è stata collocata al Museo del Presente Falcone e Borsellino come simbolo permanente di memoria civile.

Davanti ai resti della vettura, Meloni ha raccontato la difficoltà di prendere la parola dopo un momento così intenso.

“Anche per una veterana come me oggi non è facile prendere la parola dopo che con la professoressa Falcone abbiamo assistito allo svelamento di quello che resta della Fiat Croma su cui il 23 maggio del 1992 viaggiavano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Giuseppe Costanza”, ha detto la premier.

“L’emozione è penetrante, tagliente. Ti mette di fronte alla storia, quella con la S maiuscola, fatta di carne, di sangue, di fatti che cambiano il corso degli eventi, la cultura di una nazione e il cammino di un popolo”.

Secondo Meloni, la strage di Capaci rappresentò una frattura nella storia italiana: “Trentaquattro anni fa c’era chi voleva minimizzare, non si poteva neppure pronunciare il nome della mafia. La strage di Capaci cambia tutto: nessuno ha più potuto fingere di non sapere o accettare di essere complici”.

 

 

 

“Falcone e Morvillo erano persone normali che hanno scelto la strada giusta”

Nel suo intervento la presidente del Consiglio ha sottolineato il valore umano, prima ancora che simbolico, delle figure di Falcone e Morvillo.

“Questa Fiat Croma è l’ultimo luogo che Giovanni Falcone e Francesca Morvillo hanno condiviso. Lui alla guida, lei al suo fianco come sempre”, ha ricordato.

Meloni ha spiegato di voler immaginare quei momenti finali non solo attraverso il dolore della tragedia, ma anche attraverso la normalità della vita quotidiana.

“Mi piace pensare che, nonostante fossero consapevoli del rischio che correvano, loro stessero facendo quello che probabilmente abbiamo fatto noi adesso venendo in macchina: parlare, magari scherzare, magari pensare a che cosa si farà dopo, che cosa si farà domani”.

La premier ha poi insistito su un concetto: gli eroi non sono persone lontane dalla vita comune.

“Giovanni Falcone e Francesca Morvillo sono oggi per noi degli eroi, però erano persone normali. Non si atteggiavano a idoli, erano semplicemente persone perbene che sapevano distinguere il bene dal male e facevano la propria parte al meglio delle loro capacità”.

E ha aggiunto: “Gli eroi non sono persone dotate di poteri straordinari. Sono persone che, quando arriva il momento di scegliere, hanno saputo da che parte stare”.

 

“La mafia voleva piegare lo Stato, ma ottenne l’effetto contrario”

Nel suo discorso Meloni ha ricordato il significato storico della lotta condotta da Falcone contro Cosa nostra.

“Dopo la strage di Capaci fu chiaro a tutti che Cosa nostra non era un’invenzione, non era qualcosa di astratto o leggendario: era reale ed era disposta a tutto per portare avanti il proprio disegno criminale”.

Secondo la premier, Falcone fu tra i primi magistrati a portare la mafia davanti alla giustizia con un metodo nuovo: “Darle un nome, processarla, dire che quel male poteva essere combattuto”.

“Lo ha fatto senza paura – ha aggiunto – senza paura di fare nomi e cognomi, senza paura di denunciare la cappa di omertà che aveva protetto crimini e affari”.

La strage, pensata dalla mafia come un messaggio di forza e intimidazione verso lo Stato, avrebbe però prodotto il risultato opposto.

“Quella strage concepita per intimidire lo Stato e piegare la coscienza degli italiani produsse l’effetto diametralmente opposto: portò la gente a reagire”.

Da quel momento, ha ricordato Meloni, nacque una nuova consapevolezza civile: la lotta alla mafia non era più soltanto compito delle forze dell’ordine e della magistratura, ma una responsabilità collettiva.

 

Maria Falcone: “Questa Croma non è una sconfitta, ma un segno di rinascita”

Alla cerimonia era presente anche Maria Falcone, sorella del magistrato e presidente della Fondazione Falcone, che ha vissuto con grande emozione il momento dello svelamento.

“Non avevo mai visto questa Croma e adesso questi 34 anni mi sono caduti tutti addosso”, ha detto davanti alla presidente del Consiglio.

Maria Falcone ha spiegato il significato della scelta di esporre l’auto nel Museo del Presente: “È una memoria viva, quella di uomini dello Stato che non si sono sottratti al sacrificio”.

“Giovanni è stato chiamato alla guerra contro un nemico che non si sapeva come combattere, ma ci è riuscito e ha lasciato una legislazione invidiata in tutto il mondo”.

Per questo, ha aggiunto, “l’arrivo di questa Croma non deve essere ritenuto un segno di sconfitta ma di rinascita”.

 

Schifani: “La Croma di Falcone al Museo del Presente è memoria viva e impegno per il futuro”

Il ritorno a Palermo della Fiat Croma sulla quale viaggiavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo rappresenta “la testimonianza viva di una ferita mai rimarginata”, ma anche un simbolo di riscatto e di responsabilità collettiva. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, intervenendo alla cerimonia di svelamento della vettura, oggi esposta al Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

“Non è un semplice gesto simbolico – ha sottolineato Schifani – ma un atto dovuto verso chi ha sacrificato la propria vita per la legalità. Coltivare la memoria è un impegno per il futuro, per i nostri giovani, perché chi non ha vissuto quegli anni terribili possa comprendere cosa significhi dire no alla mafia, per tutti i cittadini che credono nella libertà e nella giustizia”.

Il presidente della Regione ha evidenziato il ruolo delle istituzioni nella tutela dei luoghi e dei simboli della lotta alla criminalità organizzata. “Come Regione Siciliana abbiamo il dovere di custodire questi luoghi e questi oggetti, perché parlino alle nuove generazioni con la forza della verità”, ha aggiunto, definendo il Museo del Presente un luogo in cui “il ricordo diventa impegno concreto”. Schifani ha infine rivolto un ringraziamento alla premier Meloni e ai ministri Nordio e Piantedosi per la loro presenza a Palermo in una giornata dal forte valore civile e istituzionale. “La loro vicinanza conferma quanto il contrasto alla criminalità organizzata sia una priorità condivisa da tutte le istituzioni, a ogni livello”, ha concluso.

 

Il Comitato per l’ordine e la sicurezza: “Lo Stato non lascia sola Palermo”

La visita della premier ha avuto anche un carattere operativo. Meloni ha presieduto in Prefettura il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dopo la recente operazione antimafia contro una banda accusata di avere seminato paura tra commercianti e imprenditori palermitani.

“Chi pensa di riportare Palermo indietro, di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà davanti a sé uno Stato determinato, che agisce e colpisce”, ha dichiarato Meloni.

Durante la riunione è stato annunciato il rafforzamento dei controlli sul territorio. Il ministro Piantedosi ha disposto l’arrivo di 90 nuovi agenti, che si aggiungono agli 850 già destinati all’area dal 2025.

Sono state inoltre individuate ulteriori risorse per la sicurezza urbana: ai finanziamenti già assegnati a Palermo e ai comuni dell’area metropolitana si aggiungeranno nuovi fondi destinati al potenziamento dei presidi e dei sistemi di videosorveglianza.

 

L’ipotesi dell’impiego dell’Esercito nei quartieri più a rischio

Nel corso dell’incontro Meloni ha parlato anche della possibilità di utilizzare l’Esercito in alcune aree particolarmente delicate della città, come il quartiere Zen.

“Un presidio si può garantire con le forze di polizia ma non solamente, forse anche con il coinvolgimento dei militari dell’Esercito in operazioni congiunte”, ha detto la premier.

Secondo Meloni, potrebbe essere necessario intervenire sulle norme che regolano l’operazione “Strade Sicure” per rafforzare ulteriormente il controllo del territorio.

“Il messaggio deve essere chiaro: lo Stato c’è, non lascia sole le persone per bene, quelle che ogni giorno si rimboccano le maniche per creare ricchezza e lavoro in questo territorio”.

 

Una giornata tra memoria e futuro

La visita di Giorgia Meloni a Palermo ha dunque unito due dimensioni: il dovere della memoria e la risposta concreta dello Stato alla criminalità.

La Fiat Croma di Falcone, distrutta dalla violenza mafiosa e oggi trasformata in testimonianza, diventa il simbolo di una battaglia che continua.

Come ha ricordato la premier citando il valore della memoria, non si tratta soltanto di custodire il passato, ma di trasformarlo in forza per il presente: perché il sacrificio di chi ha scelto la legalità continui a generare responsabilità, coscienza civile e impegno quotidiano.