Aveva ragione Grano
Smacco, in Tribunale, per il Comune di Marsala. In un processo per un presunto abuso relativo alla realizzazione (secondo l’iniziale accusa, senza autorizzazione) di una struttura coperta davanti ad una pizzeria, è venuto fuori che non tutti gli uffici del Comune lilibetano conoscono bene le aree di specifica competenza e i loro precisi limiti territoriali.
E’ emerso nel processo che ha visto imputato, e poi assolto, il 33enne marsalese Daniele Li Causi, scagionato dall’accusa di aver realizzato abusivamente una struttura davanti la sua pizzeria (“Grano”), nel tratto finale di viale Vittorio Veneto, di fronte il cosiddetto “ferro di cavallo” sul lungomare. Il locale, già nota pizzeria negli anni ’80, seppur con altra gestione, è appena fuori la recinzione metallica del Parco archeologico di Lilibeo-Marsala e per questo, quando lo scorso anno i vigili urbani hanno visto la struttura realizzata davanti al locale hanno subito fatto una relazione che ha mandato sotto processo il giovane titolare. Ma l’area non è competenza del Comune, ma del Parco archeologico, che aveva risposto “ok” alla richiesta di autorizzazione per la realizzazione della struttura, lo scorso anno temporanea. “E per questo è stata smontata a fine estate 2025 – ha spiegato, ieri, nella sua arringa, l’avvocato difensore Salvatore Giacalone – non per ammissione di una qualche responsabilità. Non è stato commesso alcun abuso. Per la realizzazione della struttura era stata regolarmente chiesta, ed ottenuta, l’autorizzazione dell’ente Parco archeologico di Marsala. E successivamente, a confermare che questa area non è di competenza comunale, ma fa parte del parco è stato successivamente l’ufficio Patrimonio dello stesso Comune”. E da quest’anno, ha continuato il legale, la struttura, autorizzata oltre che dal Parco, anche dalla Soprintendenza e dal Suap del Comune, non è più stagionale. Quindi, non dovrà essere smontata a fine estate.
Il giudice monocratico Giorgio Lo Verde ha, quindi, sentenziato l’assoluzione per Daniele Li Causi. “Sono stati chiariti tutti i passaggi burocratici – ha commentato, alla fine, l’avvocato Salvatore Giacalone – E’ stata fatta chiarezza sul fatto che l’accusa era stata mossa su un equivoco in ordine all’appartenenza dell’area, che è dell’Ente Parco e non del Comune”.
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