Trapani e la "guerra dei grafici": ma il turismo cresce davvero?
Come si misura il successo turistico di una città? Dal numero di persone che dormono negli alberghi oppure dalla capacità di convincere chi atterra a Birgi a scegliere proprio Trapani, a fermarsi qualche giorno e magari a tornare?
È attorno a questa domanda che, negli ultimi giorni, si è consumata una "guerra dei grafici", tra l'assessora Rosalia D'Alì e il consigliere di opposizione Giovanni Carpinteri. Una discussione nata in Consiglio comunale, proseguita sui social e combattuta a colpi di percentuali e statistiche.
Il risultato è curioso: maggioranza e opposizione partono dagli stessi numeri, ma arrivano a raccontare due città completamente diverse.
La scintilla nasce dopo un intervento di Carpinteri in Consiglio comunale.
La replica di D'Alì arriva attraverso una serie di grafici pubblicati sui social, nei quali l'assessora mette in evidenza l'andamento degli ospiti registrati nelle strutture ricettive della città.
Il confronto parte dal 2018 e arriva al 2025: gli ospiti passano da 102.408 a 182.914, con una crescita del 78,6%. Un dato che, per l'assessora, certifica la capacità di Trapani di attrarre sempre più visitatori e dimostra come la città abbia ormai superato la fase del semplice recupero post-pandemia.
Ma il dato sul quale D'Alì insiste maggiormente è quello relativo ai primi cinque mesi dell'anno. Tra gennaio e maggio del 2018 gli ospiti erano stati 25.073; nello stesso periodo del 2026 sono diventati 61.634, con un incremento del 145,8%. Anche prendendo come riferimento il 2023, anno record per l'aeroporto di Birgi, l'aumento resta significativo: +56,4%. Per l'assessora è il segnale che Trapani stia imparando a vivere di turismo anche fuori dalla stagione estiva e che il lavoro sulla destagionalizzazione stia finalmente dando i primi risultati concreti.
Nella ricostruzione dell'assessora c'è anche un altro elemento. Dopo il picco di oltre 1,3 milioni di passeggeri registrato dall'aeroporto "Vincenzo Florio" nel 2023, il traffico dello scalo ha rallentato, mentre gli ospiti nelle strutture ricettive hanno continuato a crescere. Una circostanza che, secondo D'Alì, dimostrerebbe come il turismo trapanese non dipenda più esclusivamente dall'andamento di Birgi.
Il consigliere comunale non mette in discussione la crescita degli ospiti, che definisce anzi un risultato positivo e il frutto del lavoro quotidiano di albergatori, ristoratori, guide turistiche e operatori dell'accoglienza. Contesta, invece, il significato politico che l'amministrazione attribuisce a quei numeri.
Per sostenere la propria tesi affianca ai dati del Comune quelli dell'aeroporto. Tra il 2018 e il 2025, osserva, i passeggeri di Birgi aumentano del 109,6%, molto più del +78,6% registrato dagli ospiti nelle strutture ricettive. È questo, secondo Carpinteri, il dato che merita una riflessione: se il traffico aeroportuale cresce molto più rapidamente dei pernottamenti, significa che una parte consistente dei visitatori continua a scegliere altre destinazioni della Sicilia occidentale.
Da qui nasce la domanda che attraversa tutte le repliche: quanto della crescita registrata da Trapani dipende realmente dalle politiche dell'amministrazione comunale e quanto, invece, è figlio del rilancio dell'aeroporto, dell'espansione delle rotte internazionali, della ripresa del turismo dopo la pandemia e dell'attrattività complessiva del territorio?
È una distinzione importante, perché sposta il dibattito dal numero dei turisti alla capacità della città di trattenerli.
Per Carpinteri il punto non è soltanto far arrivare persone a Trapani, ma convincerle a fermarsi più a lungo, offrendo servizi efficienti, eventi, mobilità, qualità urbana e un calendario capace di rendere attrattiva la città durante tutto l'anno.
In realtà, D'Alì e Carpinteri non discutono gli stessi dati: discutono due modi diversi di misurare il successo turistico di Trapani. L'assessora guarda alla crescita degli ospiti e alla destagionalizzazione; il consigliere confronta quei numeri con i flussi aeroportuali e si chiede quanto la città riesca davvero a trattenere chi arriva.
È per questo che la polemica non trova un punto d'incontro: non perché manchino i dati, ma perché ciascuno sceglie un indicatore diverso per raccontare lo stesso fenomeno.
Alla fine, però, la polemica lascia in eredità una domanda che va oltre il botta e risposta di questi giorni e riguarda il futuro della città.
Se domani Ryanair cancellasse cinque rotte, Trapani continuerebbe a crescere?
È la domanda che la polemica lascia senza risposta, perché, al di là delle statistiche, misura la vera solidità del modello turistico della città.
Perchè dopo giorni di botta e risposta, il cittadino sa benissimo chi ha pubblicato il grafico migliore, ma continua a non sapere quale sia l'idea di turismo per i prossimi dieci anni.
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