Sul caso Roggero: il limite della paura e il baratto della civiltà
di Katia Regina
Mettiamoci per un istante nei panni di un uomo che si vede entrare in negozio dei rapinatori mascherati. L'adrenalina sale, il terrore per la propria vita e per quella dei familiari paralizza il sangue, la mente va a tutte le volte in cui ha già subito la stessa violenza. È un trauma profondo, devastante, che merita rispetto e umana comprensione. Nessuno – nemmeno il più inflessibile dei giudici – può ignorare il carico di angoscia che travolge chi diventa vittima di un reato predatorio.
Ma è proprio qui che si misura la tenuta morale di una comunità: nel punto esatto in cui l'empatia per la vittima rischia di trasformarsi in una licenza d'uccidere.
La condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per il gioielliere Mario Roggero ha scatenato la solita tifoseria da social e la consueta speculazione politica di certa destra forcaiola. La narrazione è seducente nella sua semplicità banale: "Un bravo lavoratore va in carcere per essersi difeso dai criminali". Ma questa narrazione funziona solo se si decide di cancellare i fatti.
La difesa cessa nel momento in cui cessa il pericolo. Le immagini delle telecamere non mostrano un uomo che spara nel chiuso del suo negozio per salvare la pelle. Mostrano un uomo che esce in strada, insegue dei rapinatori ormai in fuga, spara contro di loro quando la minaccia è finita e infierisce con dei calci in testa a uno dei due mentre è già esanime a terra. In quel preciso istante, la vittima cessa di difendersi e comincia a punire. Non è più legittima difesa: è un'esecuzione sommaria.
Riconoscere questo confine non significa stare dalla parte dei rapinatori. Significa capire che se giustifichiamo la vendetta in nome del trauma subito, stiamo accettando una regola devastante: che la misura della pena la stabilisce la rabbia di chi ha subito il torto.
E le conseguenze di questa logica sono paradossali per lo stesso Roggero. Nel 2005, a seguito di un litigio, andò a casa dei genitori del fidanzato di sua figlia minacciandoli con una pistola, vicenda conclusasi con un patteggiamento e la revoca delle licenze dell'epoca. Un antecedente significativo, se si pensa che nel 2021 l'arma, pur regolarmente detenuta nel negozio, è stata portata e usata in strada in modo del tutto abusivo. Se quella sera del 2005 i genitori del ragazzo, terrorizzati e nell'impeto della paura, gli avessero sparato alle spalle mentre si allontanava, secondo la sua stessa teoria oggi parleremmo di una "legittima reazione d'impeto". È l'assurdo di una giustizia arbitraria: chiunque impugni un'arma diventa al contempo potenziale boia e potenziale vittima della reazione altrui.
Eppure c'è chi, tra i banchi del governo, preferisce lisciare il pelo a questa rabbia. Il Guardasigilli Carlo Nordio si è affrettato ad annunciare un'istruttoria per la grazia prima ancora che Roggero varcasse la soglia del carcere, venendo prontamente richiamato dal Presidente Mattarella sulle prerogative costituzionali. Ma al di là dello sconfinamento istituzionale, la grazia richiede come presupposto anche il ravvedimento. È semplicemente impossibile concedere la clemenza a chi, nelle sue ultime interviste, dichiara senza esitazione: «Lo rifarei».
In Italia avvengono circa 28.000 rapine all'anno. Se le decine di migliaia di cittadini che ogni anno vivono l'incubo di un reato decidessero che il trauma subìto autorizza a inseguire, giustiziare e calpestare i corpi a terra, le nostre città diventerebbero mattatoi. Se la stragrande maggioranza delle vittime non lo fa, non è per vigliaccheria, ma perché custodisce il senso profondo del Patto Sociale: quell'accordo civile e fondativo per cui i cittadini rinunciano all'uso privato della violenza e all'istinto primordiale di farsi giustizia da soli, delegando esclusivamente allo Stato il compito di garantire la sicurezza e applicare la pena.
Immanuel Kant lo ha sintetizzato in una massima che non lascia scampo:
«Opera in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere nello stesso tempo come principio di una legislazione universale.»
Chiediamoci allora: vogliamo davvero vivere in un Paese in cui la massima «se subisco una rapina ho il diritto di inseguirti e ammazzarti per strada» diventa legge universale? Se la risposta è sì, non stiamo chiedendo più sicurezza: stiamo chiedendo il Far West. E nel Far West non ci sono tutelati, ci sono solo persone meglio armate di altre.
Consigli per la lettura: Sulla violenza di Hannah Arendt. Se volete capire perché cedere alla tentazione della giustizia privata significa disgregare la civiltà. In poche illuminanti pagine, la filosofa spiega come la violenza del singolo non produca mai giustizia, ma solo la fine del potere condiviso e delle garanzie democratiche. Un antidoto critico essenziale per chiunque confonda la vendetta con il diritto.
Poiché dubito fortemente che chi oggi applaude all'esecuzione sommaria sul marciapiede dedichi il proprio tempo alla saggistica politica o al pensiero complesso, suggerisco allora almeno la visione di un film: «Un giorno di ordinaria follia» di Joel Schumacher. Una parabola amara ed efficace su cosa succede quando l'uomo perbene, imbracciata l'arma del torto subito, smette di essere vittima per trasformarsi nell'ennesimo pericolo pubblico.
Sul set di The Odyssey di Christopher Nolan a Favignana — uno dei progetti cinematografici più attesi e blindati degli ultimi anni — tra i professionisti al lavoro c'era anche un'impresa marsalese: la DGR...
di Katia Regina Ne avevo già parlato nel 2022 nel mio articolo Quando l'arte spiega la politica. Chi pensava che le geometrie impossibili di Escher rappresentassero il picco del masochismo progressista si sbagliava di grosso. Il...
Dalla manutenzione degli aliscafi alle nuove opportunità offerte dalla blue economy: Trapani Shipyard raccoglie oltre trent’anni di competenze sviluppate nella cantieristica dei mezzi veloci e si apre oggi al mercato...
di Katia Regina Mettiamoci per un istante nei panni di un uomo che si vede entrare in negozio dei rapinatori mascherati. L'adrenalina sale, il terrore per la propria vita e per quella dei familiari paralizza il sangue, la mente va a tutte...
Ci sono gioielli da uomo che si fanno notare subito, e altri che funzionano in modo più sottile. I bracciali DoDo stanno spesso in questa seconda categoria. Hanno personalità, ma non hanno bisogno di essere...