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21/07/2026 09:26:00

Schifani oggi all’Ars per la relazione sul governo. Le opposizioni: “Parli della questione morale”

Per una volta, a Sala d’Ercole non si parlerà soltanto di emendamenti dell’ultimo minuto, contributi da distribuire e norme cucite su misura. Oggi tocca al presidente della Regione Renato Schifani spiegare all’Assemblea che cosa ha fatto il suo governo e che cosa resta delle promesse rivolte ai siciliani.

L’intervento è previsto nel pomeriggio, intorno alle 15. E non sarà una semplice passerella istituzionale. Le opposizioni attendono Schifani al varco, soprattutto sui temi della sanità, delle infrastrutture, dell’acqua, dei rifiuti e della cosiddetta “questione morale”, tornata prepotentemente al centro del dibattito politico regionale.

 

Una relazione prevista dalla legge

 

La relazione del presidente non è una cortesia concessa al Parlamento. La legge regionale stabilisce che ogni anno il governatore debba riferire all’Ars sull’attuazione del programma, delle leggi e degli atti di indirizzo approvati dall’Assemblea.

L’appuntamento di oggi è arrivato dopo le proteste di Cateno De Luca. Lo scorso 23 giugno il leader di Sud chiama Nord aveva occupato il podio dell’Aula, contestando il mancato rispetto dell’obbligo e ricordando che Schifani aveva presentato una relazione soltanto nel primo anno di legislatura. A sbloccare la situazione era stato l’assessore Alessandro Aricò, che aveva assunto formalmente l’impegno di portare il presidente in Parlamento il 21 luglio.

Insomma, più che un appuntamento spontaneo, una convocazione ottenuta dopo un discreto tirare per la giacca.

 

Il racconto della Sicilia “che corre”

 

Schifani proverà a mettere in fila i risultati rivendicati dal governo: il risanamento dei conti regionali, gli investimenti, la spesa dei fondi europei, le assunzioni nella pubblica amministrazione e i dati sull’economia.

Il presidente ha spesso descritto una Sicilia in ripresa, capace di attrarre investimenti e di recuperare credibilità nei rapporti con Roma. Ma a Sala d’Ercole il racconto dovrà fare i conti con una realtà meno ordinata delle slide.

Ci sono le liste d’attesa nella sanità, le difficoltà degli ospedali, la crisi idrica, le reti colabrodo, i rifiuti, le infrastrutture eternamente in costruzione e una macchina regionale che continua a muoversi con la velocità tipica delle grandi occasioni: molto lentamente.

E poi c’è la maggioranza. Un centrodestra numericamente ampio, ma attraversato da tensioni, richieste, veti e appetiti. La manovra da circa 400 milioni di euro è stata rinviata a settembre, mentre all’Ars continua l’assalto alle norme di spesa e ai finanziamenti destinati ai territori e ai settori più cari ai singoli deputati.

 

Il Pd: “Risponda sui disastri del governo”

 

Il Partito Democratico annuncia battaglia. Il capogruppo Michele Catanzaro chiederà conto al presidente dei problemi della sanità, delle promesse alle fasce deboli, delle difficoltà dell’agricoltura, delle imprese e degli enti locali.

Ma il punto politico principale sarà quello della legalità.

La domanda delle opposizioni è semplice: che cosa resta della voce “legalità” contenuta nel programma elettorale del centrodestra, dopo le inchieste e le vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti della maggioranza e dell’amministrazione regionale?

Naturalmente, un’indagine o un processo non sono una condanna. Ma quando i casi si accumulano, la questione smette di essere soltanto giudiziaria e diventa inevitabilmente politica.

 

I Cinque Stelle puntano su Elvira Amata

 

Anche il Movimento Cinque Stelle proverà a spostare il dibattito sulla questione morale.

Il capogruppo Antonio De Luca ha già annunciato che chiederà a Schifani di parlare della posizione dell’assessora regionale al Turismo Elvira Amata, nei confronti della quale il Movimento ha presentato una mozione di censura.

Il timore dei Cinque Stelle è che il presidente si limiti a descrivere una Sicilia “che va a mille”, senza affrontare le contraddizioni e le difficoltà quotidiane vissute dai cittadini.

La mozione contro Amata potrebbe trasformarsi anche in un test per la maggioranza. Non tanto per il suo esito, quanto per verificare quanti deputati del centrodestra saranno presenti, compatti e disposti a difendere senza esitazioni il governo.

 

Non basta l’elenco delle cose fatte

 

La relazione di oggi dirà molto anche sul metodo scelto da Schifani per affrontare l’ultima parte della legislatura.

Il presidente può limitarsi a leggere l’elenco dei provvedimenti approvati, delle somme stanziate e dei cantieri annunciati. Oppure può affrontare i problemi veri, riconoscendo ritardi, errori e responsabilità.

Perché una relazione non dovrebbe essere un comizio pronunciato al coperto. Dovrebbe servire a rendere conto.

Ed è proprio questo il punto: oggi Schifani non dovrà soltanto raccontare la sua Sicilia. Dovrà spiegare se quella Sicilia esiste davvero anche fuori da Palazzo d’Orléans.