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24/07/2026 06:00:00

Omicidio Teresa Stabile, attesa oggi la sentenza: chiesto l'ergastolo per Vincenzo Gerardi 

Oggi è il giorno della sentenza. La Corte d'Assise di Busto Arsizio è chiamata a decidere sul destino di Vincenzo Gerardi, l'uomo accusato di avere ucciso la moglie Teresa Stabile, 55 anni, originaria di Alcamo, assassinata il 16 aprile 2025 nel cortile del condominio di Samarate dove viveva.

Dopo mesi di dibattimento, il pubblico ministero Ciro Caramore ha chiesto la condanna all'ergastolo con il riconoscimento dell'aggravante della premeditazione. La decisione dei giudici è attesa nelle prossime ore.

 

«Le lettere dimostrano la premeditazione»

 

Nella requisitoria, il pubblico ministero ha ricostruito quella che, secondo l'accusa, è stata una lunga escalation culminata nel femminicidio.

Elemento centrale della richiesta di condanna sono le lettere-testamento che Gerardi avrebbe lasciato ai figli prima del delitto. Per l'accusa, quegli scritti dimostrano che l'imputato aveva pianificato l'omicidio della moglie e il successivo suicidio.

Per questo motivo la Procura ha chiesto il riconoscimento della premeditazione e ha escluso qualsiasi attenuante generica.

 

«La gelosia non è una scusante»

 

Uno dei punti più significativi della requisitoria riguarda il movente.

La difesa aveva sostenuto la tesi di una gelosia patologica, cercando di valorizzarne gli effetti sullo stato mentale dell'imputato.

Una ricostruzione respinta sia dalla perizia psichiatrica, che ha giudicato Gerardi capace di intendere e di volere al momento dei fatti, sia dalla Procura.

«La gelosia non è un'attenuante ma un'aggravante, perché riconducibile ai futili motivi», ha sostenuto il pm Ciro Caramore, definendo inaccettabile qualsiasi tentativo di giustificare culturalmente il delitto.

Secondo l'accusa, Gerardi non aveva mai accettato la decisione della moglie di separarsi e avrebbe deciso di ucciderla quando aveva ormai perso ogni possibilità di controllarne la vita.

 

 

Il riferimento alle denunce di Teresa

 

Nella parte conclusiva della requisitoria, il pubblico ministero ha richiamato anche i tentativi di Teresa Stabile di denunciare il marito.

Secondo quanto riferito in aula, la donna si sarebbe rivolta ai carabinieri di Samarate, ma sarebbe stata invitata a riflettere prima di formalizzare la denuncia.

Su quella vicenda esiste un fascicolo che, come ricordato dallo stesso pm, è stato archiviato.

Caramore ha tuttavia parlato di una «responsabilità morale» dei militari, sottolineando come quei segnali di pericolo meritassero maggiore attenzione.

 

Una vicenda che ha colpito anche Alcamo

 

L'omicidio di Teresa Stabile ha profondamente colpito non solo Samarate, dove viveva da anni, ma anche Alcamo, città d'origine della coppia.

Nel corso del processo sono emersi i particolari della separazione ormai avviata, del trasferimento della donna nell'appartamento dei genitori e di un rapporto che, secondo l'accusa, era diventato sempre più segnato da controllo, minacce e ossessione.

 

Oggi il verdetto

 

Dopo la richiesta di ergastolo formulata dalla Procura e le arringhe delle parti civili e della difesa, oggi la Corte d'Assise di Busto Arsizio pronuncerà la sentenza di primo grado.

Un verdetto molto atteso, destinato a chiudere il primo capitolo giudiziario di uno dei femminicidi che più hanno scosso le comunità di Samarate e Alcamo negli ultimi anni.



Giudiziaria | 2026-07-23 12:15:00
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