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25/07/2026 06:00:00

A Marsala la pastasciutta antifascista svela le crepe nella maggioranza

Non  cronaca di un evento, ma cronaca politica. La pastasciutta antifascista organizzata a Marsala da PD, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Socialista Italiano non è diventata un caso politico per la presenza o meno di questo o quel partecipante. È diventata un caso perché ha finito per fotografare, forse meglio di qualsiasi consiglio comunale o votazione, lo stato di salute della maggioranza che sostiene la sindaca Andreana Patti. O, per meglio dire, della coalizione che oggi si riconosce in quell’area. La pasta servita in piazza è passata quasi in secondo piano. A tenere banco sono stati i post sui social, le prese di distanza, le polemiche incrociate e i distinguo, iniziati addirittura prima dell'iniziativa e proseguiti anche dopo.

L'evento, nato nel solco della tradizione della Pastasciutta Antifascista che ricorda quella offerta dalla famiglia Cervi il 25 luglio del 1943 per celebrare la caduta del fascismo, avrebbe dovuto rappresentare un momento di condivisione democratica. E invece si è trasformato nell'ennesimo terreno di scontro.

 

Le prese di posizione

Esponenti di spicco molto vicini alla sindaca, con le loro prese di posizioni sui social, raccontano di quanto sia diversa, soprattutto frammentata, la maggioranza. Non si tratta di semplici opinioni personali, ma è il sintomo di una difficoltà più profonda. C'è chi ha ritenuto inopportuno partecipare, chi ha criticato il carattere dell'iniziativa, chi ha preferito smarcarsi pubblicamente. Posizioni legittime, naturalmente, ma che finiscono per mettere in evidenza una domanda politica inevitabile: se persino sull'antifascismo non esiste una linea comune, quale sarà la sintesi su temi ben più complessi che riguardano il governo della città? Ed è proprio qui che entra in gioco l'assenza della sindaca Andreana Patti. Una scelta che pesa. La sua mancata partecipazione è rimasta senza una vera spiegazione politica e ha inevitabilmente lasciato spazio alle interpretazioni. In un momento in cui la coalizione discuteva apertamente dell'iniziativa, la figura che dovrebbe rappresentarne il punto di equilibrio è rimasta fuori dalla scena.  Non è un dettaglio.

 

Perché quando una manifestazione che richiama esplicitamente i valori dell'antifascismo genera distinguo tra forze che appartengono allo stesso schieramento politico, significa che il problema non è più l'evento in sé, ma la tenuta politica di quella coalizione. Una neutralità che, in politica, raramente viene letta come tale. Il risultato è che una semplice iniziativa conviviale è diventata una cartina di tornasole dei rapporti interni.

Da una parte PD, AVS, Movimento 5 Stelle e PSI hanno rivendicato il significato storico e costituzionale della manifestazione, richiamando i valori della Resistenza e della democrazia. Dall'altra, all'interno della stessa area politica, sono emerse sensibilità differenti. 

È un episodio che va oltre la cronaca di una serata, evidenzia una coalizione che continua a mostrarsi plurale, ma anche disordinata. Dove ogni questione rischia di trasformarsi in un confronto pubblico e dove le differenze, anziché essere ricomposte nelle sedi politiche, finiscono per esplodere sui social network. Verrebbe da dire  La pastasciutta antifascista, insomma, si è conclusa in poche ore. L'insalata di pasta della maggioranza, invece, sembra destinata a restare sul tavolo ancora a lungo.

 

 Il paradosso

La partecipazione del consigliere comunale di Fratelli d'Italia Carini, tuttavia, apre un'altra questione politica. La sua presenza all'iniziativa non ha soltanto alimentato il dibattito tra maggioranza e opposizione, ma ha finito per generare un caso anche all'interno del partito di Giorgia Meloni. Sia chiaro: nessuno mette in discussione che l'antifascismo rappresenti un valore sancito dalla Costituzione repubblicana. Il punto, però, è un altro e riguarda il significato politico della manifestazione. A promuoverla sono stati Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Partito Socialista Italiano, cioè le stesse forze che, a livello nazionale e regionale, lavorano per costruire un'alternativa al governo guidato da Giorgia Meloni e, in Sicilia, a quello di Renato Schifani. Per questo la presenza di un rappresentante di Fratelli d'Italia non può essere letta esclusivamente come un gesto di dialogo istituzionale o di rispetto dell'invito ricevuto. È inevitabile che assuma anche un valore politico, soprattutto agli occhi del suo partito, chiamato a chiarire quale sia la linea da seguire rispetto a iniziative promosse da forze che rappresentano l'opposizione al centrodestra. In politica, infatti, i simboli contano quanto i contenuti, e la partecipazione a eventi organizzati dagli avversari finisce sempre per essere interpretata anche come un messaggio politico.