Andrea Pazienza, fumettista eclettico al MAXXI di Roma
Al MAXXI di Roma, fino al 27 settembre 2026, una mostra interamente dedicata ad Andrea Pazienza, pilastro del fumetto underground italiano.
Libertà, anarchia, fantasia erano le caratteristiche dell’artista, nato nel 1956 a San Benedetto del Tronto, che ha creato una sua controcultura indipendente da ogni schema formale.
Unico nel suo genere, sia per i contenuti sia per l’estetica, cresce tra arte e cultura; frequenta il DAMS (Dipartimento di Arti, Musica e Spettacolo) dell'Università di Bologna ma non termina gli studi scegliendo di dedicarsi interamente ai fumetti.
Le opere al MAXXI sono esposte in ordine cronologico, a cominciare dai quaderni di bambino, quando, figlio di un docente di educazione artistica, già disegnava a penna, studiava l’anatomia del corpo umano, scriveva letterine ai genitori, componeva versi.
Si comincia, poi, con i suoi personaggi a partire dall’alter ego Pentothal, studente fuori sede che narra la contestazione giovanile, nel primo lavoro edito: Le straordinarie avventure di Pentothal (1977).
Nel 1978 Sandro Pertini viene eletto settimo Presidente della Repubblica Italiana (il primo socialista) e nel 1979 nascono le tavole di Pazienza che sottolineano il suo carisma ed elogiano la sua lotta antifascista. Pert e Paz sono la coppia protagonista di sketch umoristici accomunati da una profonda passione per la libertà.
Anche se Pertini è il suo capitolo più politico, da disegnatore eclettico continuerà con la satira politica e passerà, con Zanardi, a interrogarsi sull’origine del male, con questo personaggio cinico, anticonformista, simbolo del furore della giovinezza, del disincanto e della mancanza di valori della società contemporanea.
La mostra prosegue con bozzetti, fotografie, poesie, come quella in cui l’autore si definiva “Anatra vagante, perpetuo moto, brocca sognante, desiderio di vuoto”, sostenendo la ricerca costante di un senso, l’importanza della resistenza, la tenacia necessaria per affrontare una vita travolgente e incontrollabile.
Nel suo personalissimo stile si incontra l’intera umanità e la complessità dell’esistenza umana, in un linguaggio misto di rimandi letterari (si interessava di politica, adorava il dadaismo, conosceva Pier Vittorio Tondelli e ammirava Man Ray, solo per citare alcuni dei suoi interessi), di colloquialità e invenzioni di parole da lui composte.
Profetico, profondo e inquieto, immagina la morte di un protagonista proprio a breve distanza dalla sua: ecco la sezione dedicata a Pompeo, pubblicato nel 1985.
Caratterizzata da visioni e deliri cupi e affascinanti, con disegni scuri, si tratta di un’opera esistenzialista in cui il personaggio si ritrova solo ad affrontare l’alienazione, il disagio, la dipendenza, fino all’autoannullamento.
Visionario e coraggioso, scriveva: “Non sarà la paura della follia a costringerci a tenere a mezz’asta la bandiera dell’immaginazione”. E ancora: “Si parla troppo poco di droga”, dichiarava questo ragazzo sensibile, portato via probabilmente da un’overdose fatale nel 1988.
La mostra Non sempre si muore, magnificamente curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, include in una sala centrale, una playlist di Gino Castaldo che accompagna il visitatore tra gli schizzi dell’artista stampati a 360 gradi sulle pareti.
Non sempre si muore è la frase di una delle ultime interviste di Pazienza e non c’è dubbio, dopo avere visitato questa esposizione se ne ha conferma, l’arte di questo straordinario trentenne non morirà mai.
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