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28/07/2026 06:00:00

Marsala, la Sindaca Patti, le panchine e il progetto ... senza progetto

Alla prima vera prova politica, l’amministrazione Patti è andata in stato confusionale.

Le panchine di Piazza Matteotti sono state rimosse per impedire i bivacchi, soprattutto dei giovani migranti che frequentano Porta Mazara. Poi sono arrivati i vasi di plastica. I vasi sono stati rovesciati, rimessi in piedi e infine ritirati dallo stesso furgone comunale che li aveva collocati.

Nel frattempo il Partito Democratico, che sostiene la sindaca Andreana Patti, ha protestato: la decisione non era stata concordata ed è contraria a una concezione democratica dello spazio pubblico.

La sindaca ha replicato che il Pd ha una propria assessora in Giunta, Anna Caliò, e che dunque era informato.Ha poi assicurato che non si stavano semplicemente togliendo le panchine, ma avviando un grande progetto di riqualificazione, con spazi per le famiglie, giochi per i bambini e future “Zone Verdi”.

Adesso, però, è stato pubblicato l’atto ufficiale. E il grande progetto, almeno per il momento, non c’è.

 

Una delibera arrivata a cose fatte

 

Si tratta della deliberazione di Giunta numero 291, formalmente datata 24 luglio 2026, con oggetto le «linee di indirizzo politico-amministrativo per il rafforzamento della sicurezza urbana, del decoro e della vivibilità di Piazza Giacomo Matteotti e delle aree limitrofe».

Il documento è stato pubblicato soltanto lunedì 27 luglio, quando le panchine erano già state rimosse, i vasi erano già comparsi e la polemica era ormai esplosa in tutta la città.

L’atto è stato approvato dalla Giunta venerdì 24 luglio, alle 14:20. Cioè a giochi fatti. lla riunione risultano presenti la sindaca Patti e tutti gli assessori, compresa Anna Caliò. La votazione è stata unanime.

Questo, però, non dimostra che l’intervento fosse stato discusso e condiviso politicamente prima della rimozione delle panchine.

Secondo quanto apprende Tp24, anche l’assessora Caliò sarebbe stata informata soltanto dopo la decisione operativa. E ciò che le sarebbe stato rappresentato non era un articolato progetto di rigenerazione urbana, ma un intervento per contrastare i bivacchi e dare una risposta alle richieste di alcuni commercianti della zona.

In altre parole: prima si sono tolte le panchine, poi si è cercata una cornice amministrativa abbastanza larga da farci entrare tutto.

 

Vullo: «Non giudicate il frame»

 

A difendere la linea dell’amministrazione è l’assessore Salvatore Vullo.

«Chiedo di non giudicare il frame di un film molto più lungo», afferma. Secondo Vullo, l’amministrazione Patti non avrebbe deciso semplicemente di togliere le panchine, ma di «riqualificare una zona che è il centro storico, il cuore pulsante della nostra città».

Quello visto finora, spiega, sarebbe soltanto il primo passo:

«Bisogna aspettare per vedere il progetto finale. Il progetto vedrà inclusione e convivenza fra tutte le comunità, sulla base di regole di civile comportamento e nel rispetto della legalità».

La piazza, aggiunge Vullo, dovrà essere vissuta da tutti: cittadini marsalesi, persone che abitano sul territorio, mamme, anziani e bambini. «Non si può interdire una zona alla socialità».

È un’affermazione certamente condivisibile. Resta però da capire come si concili con la prima decisione concreta assunta dall’amministrazione: eliminare proprio gli arredi destinati alla sosta e alla socialità.

 

Le “Zone Verdi” e la visione olistica

 

Vullo collega l’intervento di Piazza Matteotti al progetto delle “Zone Verdi”, inserito nel programma di governo.

L’assessore propone una lettura molto ampia della sicurezza: sociale, fisica, ambientale e relativa anche ai luoghi di lavoro. Una visione che definisce «olistica».

Le Zone Verdi, spiega, dovrebbero comunicare inclusione. L’amministrazione prevede il coinvolgimento di mediatori culturali e l’impiego di “steward civici”, chiamati a intervenire «con un approccio molto empatico» per favorire il rispetto delle regole di convivenza.

L’obiettivo sarebbe restituire Piazza Matteotti alla sua funzione storica di porta d’ingresso della città.

Benissimo. Ma, ancora una volta, questi sono obiettivi, intenzioni e dichiarazioni. Non un progetto.

Vullo chiede tempo per vedere il film completo. Ma la stessa delibera comunale affida ai dirigenti il compito di valutare cosa fare, dove farlo e se sia tecnicamente possibile farlo. Il finale, dunque, non è stato soltanto nascosto al pubblico: deve ancora essere scritto.

 

Il progetto che non è un progetto

 

La delibera è particolarmente interessante per ciò che contiene. E ancora di più per quello che non contiene.

Non ci sono planimetrie. Non ci sono rendering. Non c’è un progetto architettonico. Non c’è un cronoprogramma. Non c’è un quadro economico. Non si dice quante panchine torneranno, dove saranno collocate, quali giochi saranno installati né come si intenda conciliare uno spazio per bambini con le balate di marmo e gli scavi archeologici presenti nella piazza.

Non risultano allegati tecnici che permettano ai cittadini, al Consiglio comunale o agli stessi partiti della maggioranza di capire quale sarà il futuro assetto di Porta Mazara.

La cosiddetta riqualificazione è, al momento, una lista di cose che diversi dirigenti dovranno forse valutare.

Alla Polizia municipale viene chiesto di predisporre controlli «ad alta visibilità», di raccordarsi con le altre forze dell’ordine e di valutare l’eventuale emanazione di ordinanze sindacali.

Ai Lavori pubblici si demanda la verifica dell’illuminazione e la possibilità di ricollocare o modificare gli arredi che favorirebbero i bivacchi.

Ai Servizi pubblici locali si chiede di valutare fioriere, pulizia e manutenzione.

Ai Servizi sociali vengono affidati ipotetici interventi di prossimità, mediatori culturali, steward civici, associazioni di volontariato, giochi e attrazioni per bambini e famiglie.

Al Suap, infine, le verifiche sulle occupazioni di suolo pubblico.

Entro quindici giorni i dirigenti dovranno presentare una relazione.

Dunque il “grande progetto” annunciato dalla sindaca non è ancora un progetto. È un atto di indirizzo che chiede agli uffici di cominciare a studiare cosa si potrebbe fare.

Il film, per riprendere la metafora utilizzata dalla stessa Patti, non è stato ancora girato. Non esiste neppure la sceneggiatura. Per il momento abbiamo visto soltanto gli addetti smontare la scenografia.

 

 

Patti al Pd: «Avete un’assessora in Giunta»

 

Lo scontro con il Partito Democratico è il primo vero problema politico della nuova amministrazione.

Il Pd marsalese ha chiesto il ripristino delle panchine, definendo la loro rimozione una «scorciatoia punitiva» e un «atto di resa culturale e sociale».

Per i democratici una panchina non è soltanto un elemento di arredo, ma uno spazio gratuito di riposo, incontro e socialità. Toglierla significa privare anziani, famiglie, turisti e cittadini di un servizio pubblico per impedire a un gruppo considerato indesiderato di fermarsi.

La sindaca ha risposto ricordando al Pd che Anna Caliò, espressione del partito, siede in Giunta.

È una replica formalmente corretta ma politicamente debole.

Un conto è essere presenti alla riunione nella quale viene approvata una delibera già predisposta. Un altro è essere coinvolti nella scelta prima che gli operai arrivino in piazza e carichino le panchine sul camion.

E, soprattutto, la presenza di un’assessora non elimina il problema politico: il principale partito della coalizione considera quella decisione sbagliata, non condivisa e incompatibile con l’identità di un’amministrazione di centrosinistra.

Al momento, la linea di Patti su Piazza Matteotti appare più vicina alle richieste della destra che a quelle del Partito Democratico.

Un curioso esperimento di campo largo, ma verso destra.

 

Giochi per bambini sulle balate

 

Nel tentativo di spiegare l’intervento, la sindaca ha annunciato una piazza destinata a diventare luogo di «incontro, gioco, socialità, integrazione, prevenzione, inclusione e cultura».

Tutto insieme, possibilmente.

Si è parlato di giochi per bambini, attrazioni per le famiglie e Zone Verdi. Obiettivi condivisibili, naturalmente. Ma un parco giochi non nasce da una conferenza stampa, né basta pronunciare la parola “inclusione” per trasformare una rimozione selettiva degli arredi in una politica progressista.

Servono verifiche sulla sicurezza, progettazione, fondi, materiali adatti, rispetto degli scavi archeologici e una chiara organizzazione degli spazi.

Il rischio, altrimenti, è immaginare altalene e scivoli poggiati sulle balate di marmo. Un’idea certamente originale, ma forse non ancora sottoposta al giudizio dei tecnici. Come del resto ammette indirettamente la stessa delibera, che affida tutto alle successive valutazioni dei dirigenti.

 

Il vandalismo e le indignazioni selettive

 

Resta grave il gesto del giovane che ha rovesciato i vasi collocati sui gradoni.

Non c’è alcuna giustificazione possibile: protestare contro una decisione amministrativa non autorizza nessuno a danneggiare beni pubblici. La Polizia municipale ha acquisito le immagini della videosorveglianza per individuare il responsabile.

Ma Salvatore Inguì, dell’associazione Finestre sul mondo, invita a riflettere sull’indignazione selettiva che si è scatenata in città.

Nelle stesse ore in cui sui social si moltiplicavano anatemi, richieste di punizioni esemplari e insulti contro il giovane straniero, su Tp24 venivano diffusi i dettagli di un’importante operazione antimafia a Petrosino, con contestazioni relative a droga, estorsioni, minacce, danneggiamenti e utilizzo di giovanissimi.

Eppure, osserva Inguì, la seconda notizia non ha prodotto lo stesso fiume di indignazione pubblica.

È più semplice infuriarsi contro il ragazzo ripreso da un telefonino mentre rovescia quattro vasi che interrogarsi su organizzazioni criminali capaci di controllare territori, economie e vite.

Il gesto di Piazza Matteotti resta vandalico. Ma anche la misura delle reazioni racconta molto della città e dei suoi bersagli preferiti.

 

L’“architettura ostile” di Porta Mazara

 

L’associazione Emisfero del Vento propone invece di segnalare l’intervento marsalese alle piattaforme internazionali che raccolgono esempi di “hostile design”, l’architettura ostile.

Con questa espressione si indicano quelle soluzioni pensate per impedire determinati comportamenti negli spazi pubblici: panchine divise da braccioli, sedute inclinate, spuntoni, superfici sulle quali è impossibile fermarsi o sdraiarsi.

A Marsala non si è scelto un sofisticato modello londinese. È bastato togliere le panchine e sistemare sui gradoni alcune leggere fioriere di plastica.

Il risultato, osserva ironicamente l’associazione, è stato non eliminare il problema, ma spostarlo altrove, probabilmente in aree più isolate e meno controllate.

Perché i giovani migranti non spariscono insieme alle sedute. Si spostano. E una politica pubblica dovrebbe domandarsi dove, in quali condizioni e con quali conseguenze.

La rigenerazione urbana serve a rendere uno spazio più vivo, non a selezionare chi abbia il diritto di abitarlo.

 

Una piazza non è soltanto dei commercianti

 

Le richieste dei commercianti di Porta Mazara meritano ascolto.

Chi lavora nella piazza ha diritto alla pulizia, alla sicurezza, al rispetto delle regole e a non subire comportamenti molesti. L’amministrazione deve intervenire contro spaccio, danneggiamenti, minacce e occupazioni abusive.

Ma uno spazio pubblico non appartiene soltanto agli esercenti.

Appartiene anche agli anziani che hanno bisogno di riposarsi, ai ragazzi che vogliono incontrarsi, ai turisti, alle famiglie, alle persone che non possono permettersi una consumazione e a chi vuole semplicemente stare in città senza essere cliente di qualcuno.

La sicurezza si garantisce con controlli, illuminazione, servizi sociali, mediatori, attività culturali e presenza delle istituzioni. Non trasformando il Comune in un ufficio traslochi per panchine e fioriere.

 

La prima vera prova

 

Quella di Piazza Matteotti poteva essere una questione amministrativa circoscritta.

È diventata invece la prima vera prova politica della nuova amministrazione. E Patti l’ha affrontata male.

Una decisione non condivisa con la coalizione. Un intervento eseguito prima di spiegare il progetto. Una delibera pubblicata dopo, senza allegati tecnici. Vasi collocati e rimossi nel giro di poche ore. Il Pd che protesta. La sindaca che scarica sul Pd la responsabilità di non avere saputo. E, sullo sfondo, la destra che detta l’agenda sulla sicurezza.

Il problema non è soltanto che siano state tolte alcune panchine.

Il problema è il metodo: agire in fretta, reagire alle polemiche, cercare una giustificazione più ampia e poi domandarsi a chi attribuire la responsabilità della confusione.

Andreana Patti ha vinto le elezioni promettendo cambiamento, competenza, partecipazione e una nuova idea di città.

Adesso dovrebbe cominciare a realizzarla.

Meno tempo impiegato a spiegare che la colpa è del partito, dei commercianti, dei migranti o di chi protesta. Più tempo dedicato a progettare, condividere e amministrare.

Perché le panchine possono anche essere spostate. Le responsabilità, invece, prima o poi trovano sempre il posto giusto.



Politica | 2026-07-27 22:06:00
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