Trapani, il 2023 che non passa: Miceli accusa, Garuccio contrattacca. E nel centrodestra si alzano già i primi muri
Ci sono polemiche che a Trapani non passano mai di moda. Basta pronunciare il nome di Anna Garuccio perché, puntualmente, torni fuori il 2023.
Questa volta è stata l'ex candidata sindaca a replicare duramente a Maurizio Miceli, leader di FdI e consigliere di opposizione, accusandolo di raccontare una versione falsa della sua candidatura e del ruolo avuto nell'ultima vittoria di Giacomo Tranchida.
Miceli, intervenendo in Consiglio comunale, è tornato infatti su una tesi che sostiene da tempo: la candidatura autonoma della Garuccio avrebbe sottratto voti decisivi al centrodestra, contribuendo alla riconferma del sindaco uscente.
Ma, più che una ricostruzione storica, quella del consigliere di Fratelli d'Italia sembrava una ricostruzione politica: Tranchida - da Erice a Trapani - avrebbe sempre vinto con il contributo del centrodestra e dei suoi uomini e donne.
La risposta della Garuccio, che non l'ha presa benissimo, è affidata ad una lunga nota social.
Parla di "menzogne", di un "disco rotto", accusa Miceli di usare il suo nome per giustificare le sconfitte elettorali e rivendica la propria autonomia politica. Sostiene che Tranchida abbia vinto grazie alle sue liste civiche e liquida come "ridicola" l'idea che il risultato possa essere attribuito a lei.
Poi il contrattacco: ricorda i consiglieri di ex maggioranza oggi passati a rafforzare le fila dell'opposizione e assessori elogiati da Miceli e arriva perfino a chiamare in causa Mimmo Turano.
Fin qui la polemica, poi, però, ci sono i fatti.
Anna Garuccio viene eletta consigliera nella maggioranza di Tranchida nel 2018 con "Trapani Tua", ma finisce la sindacatura con una opposizione strenua, studiata e puntualissima.
Nel 2023, dopo avere deciso di porsi in contrapposizione con la sua area di cultura politica di riferimento - quel centrodestra cattolico e conservatore per cui avrebbe voluto correre come candidata - decide di sfidare in solitaria Tranchida alle amministrative.
Lo fa spiegando di avere scelto il PD perché contraria alla destra e al sistema con cui, a suo dire, il candidato sindaco del centrodestra era stato individuato.
Il tempo passa e, intervistata su "Social" ("Social”, 3 maggio 2024), alla domanda se avrebbe accettato un eventuale assessorato nella giunta Tranchida, risponde di non avere motivi per rifiutare e di essere pronta a dare il proprio contributo all'amministrazione nelle materie di sua competenza.
Nel frattempo aderisce pienamente alla vita del partito, condivide l'attività politica di Safina e della segretaria Elly Schlein, entra perfino nella direzione provinciale del PD.
L'idillio, però, dura poco. Quando il rapporto con il partito si incrina, Garuccio torna a criticare l'amministrazione comunale, soprattutto sulla gestione della crisi idrica, fino a lasciare il PD, spiegando oggi che quella scelta fu dettata dal fatto di avere trovato un partito ormai "assoggettato al sindaco". Successivamente, la Garuccio entra nella rosa degli stimabili di Valerio Antonini.
È dentro questa sequenza che si inserisce oggi l'affondo di Miceli.
Non tanto perché Garuccio abbia manifestato interesse ad entrare nel suo centrodestra — circostanza che, al momento, non è avvenuta e che troverebbe un terreno d'incontro oggi decisamente più accidentato — quanto perché il consigliere di Fratelli d'Italia sembra voler fissare un principio politico destinato a valere per chiunque.
La partita, insomma, non è Anna Garuccio: la partita è stabilire chi, domani, potrà presentarsi agli elettori come alternativa credibile all'esperienza amministrativa di Giacomo Tranchida.
E, a giudicare dal dibattito già acceso, il passato politico di ciascuno rischia di pesare quanto, se non più, dei programmi per il futuro.
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