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29/07/2026 18:04:00

Fakir, la piazza e il rischio di perdere il senso della protesta

“El pueblo unido jamás será vencido” (Il popolo unito non sarà mai sconfitto) è una delle più note canzoni legate al presidente cileno Salvador Allende, morto durante il golpe del 1973.

A Bologna, all’indomani della morte di Abderrahim Fakir, avvenuta il 19 luglio durante un intervento della polizia, il sindaco Lepore ha organizzato una manifestazione per chiedere giustizia per la vittima.

La manifestazione è iniziata alle 19 con il ricordo di Fakir da parte della nipote. È seguito un corteo durante il quale sono stati esposti striscioni che chiedevano giustizia, fotografie di Fakir, fotogrammi del momento della morte e bandiere del Marocco.

 

La manifestazione si è svolta inizialmente in maniera pacifica, fino a quando un gruppo di manifestanti si è diretto verso la sede della Prefettura, dove erano schierati gli agenti. Dopo alcuni momenti di tensione, si sono verificati i primi scontri, che hanno dato il via a una vera e propria guerriglia urbana. Gli agenti hanno utilizzato scudi e manganelli per allontanare le prime file dei manifestanti, che a un certo punto hanno lanciato bombe carta e bottiglie. La polizia ha risposto con idranti e fumogeni per disperderli.

 

Gli scontri hanno causato il ferimento di cinque manifestanti e, secondo la Questura, di 64 membri delle forze dell’ordine.

L’avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo, ha accusato i manifestanti che hanno alimentato i disordini di comportarsi in maniera “criminale” e di dare argomenti a chi vuole “negare verità e giustizia per Fakir”.

Il 26 luglio circa 2mila persone sono scese nuovamente in piazza e hanno attraversato il quartiere Pilastro in ricordo di Abderrahim Fakir. A una settimana dagli scontri nel centro di Bologna, non si sono registrate tensioni, anche grazie a un dispositivo di sicurezza poco invasivo. Le forze dell’ordine hanno presidiato l’area a distanza, senza schieramenti visibili.

 

La sorella della vittima aveva chiesto che “non ci sia vendetta, non ci sia caos”. Il corteo si è aperto con un minuto di silenzio, durante il quale i presenti si sono inginocchiati con il pugno chiuso alzato, in ricordo di George Floyd.

“Giustizia per Fakir” è stato il coro che ha accompagnato la manifestazione, organizzata da Potere al Popolo, Usb, Comitato Popolare Pilastro, collettivo Plat e dalla comunità marocchina. È stato esposto anche un cartello: “Verità e giustizia per Abderrahim Fakir. Ucciso dallo Stato il 19 luglio 2026”.

 

La moglie dell’uomo è intervenuta telefonicamente da Casablanca, dove vive, ringraziando i partecipanti per la vicinanza dimostrata e chiedendo che venga fatta piena luce sulla morte del marito.

La canzone richiama un’idea di unità e di forza collettiva: il popolo unito non sarà mai sconfitto. Anche di fronte a episodi di violenza, il messaggio resta quello di isolare chi alimenta i disordini.

 

Vittorio Alfieri