Legambiente Sicilia chiede di fermare l'ennesima proroga alla riforma urbanistica regionale e lancia un appello ai deputati dell'Assemblea regionale siciliana affinché venga finalmente applicata la legge approvata nel 2020.
Secondo l'associazione ambientalista, la Sicilia non può continuare a rinviare l'entrata a regime del nuovo sistema di pianificazione del territorio, introdotto con la legge regionale 19 del 2020, che ha sostituito una normativa risalente al 1978.
"Una riforma attesa oltre quarant'anni"
Nel comunicato, Legambiente ricorda che la riforma urbanistica è arrivata «dopo un'attesa durata oltre quarant'anni e con un ritardo significativo rispetto alla maggior parte delle altre regioni italiane».
L'associazione sottolinea come, nonostante l'approvazione della legge, «sono ancora pochi i Comuni che hanno avviato il procedimento di redazione dei nuovi Piani Urbanistici Generali (PUG)», attribuendo i ritardi anche ai continui rinvii dell'applicazione della riforma.
Nel mirino la nuova proroga
A preoccupare Legambiente è l'articolo 8 del disegno di legge n. 1030/A, che propone di prorogare ancora il regime transitorio per i piani urbanistici già depositati secondo la vecchia normativa.
Il termine, già rinviato una prima volta al 31 dicembre 2025, verrebbe ulteriormente spostato al 31 marzo 2026.
Per l'associazione si tratta di «una norma che sembra essere fatta ad comunem e che rischia di compromettere l'efficacia della riforma, perpetuando un sistema transitorio e rinviando ancora una volta l'applicazione di una legge approvata ormai sei anni fa».
"Servono regole certe"
Legambiente invita i parlamentari regionali a chiudere definitivamente la stagione delle proroghe.
«È tempo di rendere pienamente operativa una riforma attesa per oltre quattro decenni e approvata dal Parlamento siciliano nel 2020», afferma l'associazione.
Secondo Legambiente, la Sicilia «ha bisogno di regole certe, di strumenti urbanistici aggiornati e di una pianificazione capace di coniugare sviluppo, tutela del territorio, partecipazione attiva e interesse pubblico».
L'ennesimo rinvio, conclude il comunicato, «significherebbe tradire lo spirito della riforma e rallentare ulteriormente il processo di modernizzazione del governo del territorio».