Nazionale, polemiche e retromarce: il calcio tra politica e potere
L’Italia del calcio, in questo luglio torrido, non potendo godere delle gesta degli Azzurri ai Mondiali per la terza edizione consecutiva, si è ritrovata a seguire più la politica calcistica che il campo.
A giugno si è votato per la presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), con la candidatura di Giovanni Malagò sostenuta da Lega Serie A, Lega Serie B, AIC e AIAC. Malagò è stato eletto al primo scrutinio, in via Allegri, con il 68,58% dei voti, contro il 29,17% dell’altro candidato, Giancarlo Abete.
L’11 luglio ha poi nominato Paolo Maldini direttore tecnico della Nazionale, affiancato da Leonardo, con il compito di riorganizzare il settore tecnico federale e individuare il nuovo commissario tecnico dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso.
Dopo i nomi altisonanti di Pep Guardiola e Carlo Ancelotti, la scelta è ricaduta su Andrea Pirlo. Una decisione che ha scatenato polemiche per il ruolo dell’ex centrocampista come testimonial di Fonbet, società russa di scommesse sportive. Polemiche che hanno portato Maldini e Leonardo a fare un passo indietro, rinunciando alla nomina.
Il 27 luglio i due hanno rassegnato le dimissioni, confermate il giorno successivo al termine del Consiglio federale. Il 28 luglio 2026 Malagò ha quindi annunciato la nomina di Roberto Mancini, già commissario tecnico dell’Italia dal 2018 al 2023, alla guida della Nazionale, e quella di Claudio Ranieri come direttore tecnico e presidente del Club Italia.
La scelta di Mancini ha riaperto il tema del doppio standard. Tra gli aspetti oggi poco ricordati della sua carriera c’è l’esperienza allo Zenit San Pietroburgo, club legato a Gazprom, e il successivo passaggio alla guida dell’Arabia Saudita, Paese guidato dal principe Mohammed bin Salman, spesso al centro di critiche sul fronte dei diritti civili.
A questo si aggiungono le ricostruzioni di Der Spiegel sui presunti flussi economici ai tempi del Manchester City, con accuse di comunicazioni incomplete sui compensi percepiti da Mancini, e il ruolo di testimonial per “Facile Ristrutturare”, società sanzionata dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette.
Nonostante questi elementi, non si è aperto un vero dibattito sull’opportunità del ritorno di Mancini alla guida degli Azzurri.
Forse perché, rispetto a Pirlo, c’è un dettaglio non secondario: Mancini ha ricevuto il premio Atreju 2021 direttamente da Giorgia Meloni e si è speso, da marchigiano, per la riconferma del governatore delle Marche Francesco Acquaroli, ottenendo anche un incarico da 600 mila euro come testimonial della Regione.
L’impressione è quella di un sistema a geometria variabile. E, alla fine, resta solo il solito ritornello: “po-po-po”… e Forza Italia.
Vittorio Alfieri
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