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03/08/2026 06:00:00

Salemi. Raccolta differenziata e bollette: il paradosso di un sistema che chiede sempre di più ai cittadini

A Salemi la matematica della TARI sembra avere ormai una regola tutta sua: più i cittadini fanno la loro parte, più il conto da pagare tende a crescere. 


È il paradosso di una tassa che avrebbe dovuto accompagnare una gestione moderna e virtuosa dei rifiuti e che, invece, continua a presentarsi alle famiglie con il volto poco rassicurante dell’ennesimo rincaro.
Giorni fa, alla fine di luglio, il Consiglio comunale ha approvato a maggioranza il nuovo Piano Economico Finanziario e le tariffe TARI per l’anno in corso, con un gettito complessivo fissato in 1.826.468,95 euro. 
La maggioranza ha votato il pacchetto tariffario, mentre i gruppi di minoranza hanno espresso voto contrario, sollevando soprattutto il problema della distribuzione dei costi e della mancanza di adeguate tutele per famiglie e attività produttive. 


Il passaggio era imposto anche dalla scadenza del 31 luglio prevista dalla normativa nazionale e dal metodo tariffario ARERA. Ma rispettare una scadenza amministrativa non significa, automaticamente, risolvere il problema politico e sociale che sta dietro quelle cifre.
Perché il punto è precisamente questo: quanto costerà la TARI ai salemitani? 


E soprattutto, chi pagherà il prezzo più alto? Le tabelle allegate all’emendamento parlano chiaro. Una persona sola subirà un aumento della quota variabile di circa 8,50 euro. Per una famiglia di quattro persone l’incremento supera i 32 euro. I nuclei di cinque o sei componenti, e quelli ancora più numerosi, possono arrivare a 35 o 38 euro in più sulla sola quota variabile, cui si aggiunge il rincaro della quota fissa calcolata sui metri quadrati.
È difficile, a questo punto, evitare una domanda scomoda: quale idea di giustizia sociale c’è dietro un meccanismo che finisce per gravare maggiormente proprio sulle famiglie numerose? 
A porre il quesito e’ stata la consigliera Giuseppina Spagnolo, nel motivare la posizione contraria del gruppo “Scrusciu” che lei rappresenta, che non può essere liquidato con un’alzata di spalle, o con la solita frase di circostanza che alimenta sterile qualunquismo: “Parla in questo modo perché  e’ all’opposizione”!
Sarebbe cio’ che viene chiamato “gioco delle parti”, recitato sulla pelle dei cittadini. 
Pensarla in modo diverso, a seconda se sei all’opposizione oppure al governo.
La verità e’ che il bilancio di un Comune non può essere messo in equilibrio facendo saltare quello delle famiglie più fragili. Un nodo gordiano che deve essere scolto, una buona volta!


E’ qui che la polemica diventa inevitabile. 
Prima di chiedere ai cittadini di pagare di più, un’Amministrazione dovrebbe spiegare quali strumenti di compensazione sociale abbia predisposto. 
Se abbia cercato risorse comunali per agevolazioni, esenzioni o bonus. Se sono state previste soglie di tutela per i nuclei in difficoltà. Se sono stati pensati sgravi per le attività produttive maggiormente penalizzate. 


La questione, peraltro, non nasce oggi. 
A Salemi la TARI è stata istituita dal 1° gennaio 2014, dopo la stagione della TIA legata alla Belice Ambiente. Da allora il tema dei costi della gestione dei rifiuti è tornato ciclicamente alla ribalta. E ogni volta il copione sembra ripetersi: si parla di efficienza, di raccolta differenziata, di comportamenti virtuosi; poi arriva la bolletta e la retorica della virtuosità lascia spazio alla concretezza dell’importo da pagare.
È proprio questa la contraddizione più clamorosa. 


Ci avevano detto che una crescita della raccolta differenziata avrebbe contribuito a ridurre i costi. I cittadini hanno fatto la loro parte, spesso con disciplina e senso civico. Eppure la TARI continua a crescere e pesare diversamente da quanto succede in tantissimi comuni non solo del centro-nord d’Italia, ma anche siciliani. 
Il risultato è una situazione che rischia di apparire offensiva nei confronti di chi separa diligentemente carta, plastica, vetro, organico e indifferenziato e poi si ritrova comunque a sostenere una spesa elevata.


La protesta dell’opposizione, dunque, non può essere archiviata come una semplice disputa politica.
Se la consigliera Spagnolo ha sottolineato che la TARI non è soltanto una tassa, ma uno strumento che incide direttamente sulla vita delle persone e se abbia contestato il metodo di approvazione di un atto tanto importante senza un confronto adeguato con cittadini e attività produttive e abbia evidenziato come la quota variabile possa penalizzare i nuclei familiari più numerosi, non crediamo che sia andata tanto lontano dalla verità. 
Ci saremmo attesi le medesime osservazioni anche da parte dei banchi della maggioranza. Il mestiere di un consigliere comunale e’ quello di stare dalla parte della cittadinanza. E non ci sono alibi politici che tengano. 


A maggiore ragione in una realtà politica come quella di Salemi. Basti pensare alla composizione del gruppo di maggioranza e della giunta comunale, dove siedono insieme agli esponenti del PD, autorevoli rappresentanti del centro-destra. In una realtà politico di questo tipo non c’e spazio per logiche ideologiche e di appartenenza.   
Ma anche sul fronte delle utenze non domestiche, la questione non è meno delicata. 


Alcune categorie, come ristoranti, ortofrutta e pescherie, vengono considerate ad alta produzione di rifiuti organici e sono quindi soggette a tariffe particolarmente gravose. È una classificazione che può avere una sua logica tecnica, ma che non dovrebbe diventare un alibi per ignorare la sostenibilità economica delle piccole imprese, già sottoposte a una lunga lista di costi e adempimenti.


La strada per cambiare le cose, del resto, non è affidata all’interpretazione di nessun oracolo. 
La stessa opposizione ha indicato una serie di possibili interventi: riduzioni per chi adotta comportamenti virtuosi, incentivi all’utilizzo delle isole ecologiche, sistemi di tracciabilità, premi per i cittadini più diligenti, tutela delle famiglie numerose e revisione della quota variabile per i nuclei con più di quattro componenti. 
Sono tutte misure che, ovviamente, richiedono programmazione, risorse e volontà politica. 


Esattamente ciò che dovrebbe distinguere una politica del territorio dalla semplice gestione dell’esistente.
Ma il problema di Salemi è soltanto la punta di un iceberg tutto siciliano. 
Il sistema dei rifiuti nell’Isola continua a scontare carenze impiantistiche e difficoltà gestionali che hanno ricadute inevitabili sui costi. 
La mancanza di una filiera sufficientemente strutturata per il trattamento e il recupero delle diverse frazioni costringe ancora a movimentare rifiuti fuori regione, con conseguenze economiche e ambientali. 


È un circuito perverso: si raccolgono meglio i rifiuti, ma non si riesce ancora a trasformare pienamente quella virtuosità in un vantaggio economico per le comunità.
Ed è qui che la politica locale dovrebbe smettere di recitare il ruolo di spettatrice. 


Sindaco, assessori e consiglieri comunali, sia di maggioranza sia di opposizione, hanno referenti politici alto  livello si in Regione sia a Roma. 
Perché non trasformare questa presenza trasversale in una pressione comune sul governo regionale? 
Perché non chiedere con forza gli impianti necessari, una programmazione industriale seria, infrastrutture per il trattamento dell’organico, il riciclo di plastica, carta, metalli, legno e tessili?


Non basta votare una TARI perché una scadenza incombe. Non basta dire che il PEF è tecnicamente corretto. Non basta ricordare che gli uffici e i revisori hanno espresso pareri favorevoli. La correttezza formale è un requisito indispensabile, ma non esaurisce la responsabilità politica. 
La vera domanda è se quel sistema sia equo, sostenibile e capace di proteggere chi ha meno.
Perché, alla fine, dietro i numeri ci sono persone. 
Ci sono famiglie che contano ogni euro, pensionati, lavoratori, giovani coppie, piccoli commercianti, ristoratori e artigiani che devono già fare i conti con costi crescenti. 
Chiedere loro di pagare ancora senza offrire contemporaneamente una prospettiva di riduzione strutturale dei costi significa alimentare un sentimento di sfiducia che rischia di diventare molto più costoso di una tassa.


E c’è un ultimo rischio, quello più grave: trasformare il cittadino virtuoso in un cittadino esasperato. 
Se la percezione diventa quella di una raccolta differenziata da record accompagnata da bollette sempre più salate, il patto civico rischia di spezzarsi. 
E quando la fiducia si rompe, aumentano evasione, insofferenza e comportamenti di abbandono dei rifiuti. 
Non è una profezia: è un rischio che la politica dovrebbe prevenire, non aspettare che diventi realtà.
Salemi merita di più di una TARI approvata ogni anno come un appuntamento inevitabile. 


Merita un progetto. Merita trasparenza sui costi. Merita una politica capace di battersi per cambiare il sistema regionale dei rifiuti e, nel frattempo, di proteggere le fasce più deboli. Altrimenti continueremo ad assistere allo stesso spettacolo: cittadini diligenti, differenziata virtuosa, ma bollette sempre più pesanti.
La domanda finale, allora, è semplice e volutamente provocatoria: se la raccolta differenziata migliora ma la TARI continua a salire, dove sta il vantaggio per i cittadini? 
E soprattutto, fino a quando si potrà chiedere loro di essere virtuosi senza restituire loro, almeno in parte, il frutto del loro profondo senso civico?

 

Franco Ciro Lo Re
 



Native | 31/07/2026
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